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    Plan

    Plan détaillé Texte intégral Premessa: Mozia, l’isola con l’acqua I pozzi del Settore C Sud e il primo stanziamento fenicio nell’VIII secolo a.C. La costruzione del bacino sacro (il cosiddetto ‘Kothon’) Pozzi e cisterne nell’abitato La cisterna della Fortezza Occidentale I pozzi sacri L’Area Sacra del Kothon e il Santuario delle Acque Bibliographie Notes de bas de page Auteur

    Gérer l’eau en Méditerranée au premier millénaire avant J.-C.

    Ce livre est recensé par

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    Table des matières

    L’acqua di Mozia: captazione, consumo e significati in ambito civile e religioso

    Lorenzo Nigro

    p. 137-153

    Résumés

    L’eau est une ressource de base sur l’île de Motyè. Un aquifère phréatique jaillit du banc argilo-calcaire du secteur méridional de l’île sicilienne alimentant ainsi l’environnement du lagon, ce qui rendit possible l’occupation humaine depuis la Préhistoire et attira les Phéniciens durant leur expansion à travers la Méditerranée. La zone des sources sur le rivage sud fut la première occupée par les nouveaux-venus d’Orient: ils y fondèrent une place sacrée près de la principale source d’eau et de son étang. Dès lors et pendant quatre siècles au moins, la ville portuaire bénéficia d’une abondance d’eau fournie par des puits et conservée dans des citernes. Les fouilles récentes de l’Université de Rome La Sapienza ont fourni de nouvelles données sur les installations hydrauliques de Motyè. Le bassin connu comme ‘kothon’ a été identifié de manière définitive comme une piscine sacrée tandis que puits, canalisations et citernes ont été découverts dans les quartiers d’habitation et les bâtiments publics et religieux.

    Water was a basic resource in Motya island. Freshwater of the phreatic aquifer sprung out from the clayish lime bedrock in the southern sector of the Sicilian Island nourishing the Lagoon environment with its vital potential. It thus not only made possible human life since Prehistory, but also attracted Phoenicians during their expansion across the Mediterranean. The area of the springs on the southern shore of the island was the first settled by the oriental newcomers, who founded a sacred place nearby the main water source and the connected pond. Since then, during its at least 4 centuries-long life, the harbour city benefitted of this availability of freshwater which was catch with wells and kept in tanks. Recent excavations by Sapienza University of Rome brought about new data on hydraulic installations at Motya. The water basin known as ‘Kothon’ was definitely identified as a sacred pool filled up with freshwater, while several wells, drains and cisterns were uncovered in dwelling quarters and public or religious buildings.

    Texte intégral Bibliographie Bibliografia Notes de bas de page Auteur

    Texte intégral

    Fig. 1 – Mappa del Mediterraneo con la posizione di Mozia al centro delle rotte fenicie.

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    Fig. 2 – Veduta aerea dell’Isola di San Pantaleo, l’antica Mozia, da sud, con in primo piano l’Area Sacra del Kothon.

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    Premessa: Mozia, l’isola con l’acqua

    1Gli scavi dell’Università di Roma «La Sapienza» negli ultimi quindici anni1 hanno rivelato come la presenza dell’acqua dolce della falda freatica, facilmente raggiungibile nel sottosuolo moziese, abbia influenzato in modo decisivo la storia dell’isola siciliana colonizzata dai Fenici, posta al centro dello Stagnone di Marsala, in una posizione strategica nelle rotte mediterranee (Fig. 1; Nigro 2016, Nigro 2018).

    2Il suolo moziese è, infatti, costituito da un banco di marna argillosa idrorepellente, impenetrabile da parte dell’acqua marina dello Stagnone di Marsala, una laguna che ha una salinità cinque volte superiore a quella del mare (Fig. 2; Tusa 2004 :449 - 450). La falda acquifera affiorava nella regione più meridionale dell’isola, ma era facilmente raggiungibile attraverso lo scavo di pozzi anche in altri settori, inclusa l’acropoli che si innalzava circa 6 - 7 m sopra il livello del mare. La grande disponibilità di acqua dolce rendeva Mozia un approdo estremamente strategico per i marinai che dovevano rifornire le loro navi. Inoltre, questa risorsa era in grado di sostenere una fiorente produzione agricola e di soddisfare quindi i bisogni di una comunità in crescita. Infine, la presenza dell’acqua era anche congeniale allo sviluppo dell’architettura in mattoni crudi, secondo la tradizione tipica dell’architettura di terra della madrepatria.2 L’isola fu, dunque, precocemente colonizzata dai Fenici e rimase per secoli una città fiorente. A Mozia i nuovi arrivati poterono dare prova delle notevoli conoscenze idrauliche sviluppatesi per millenni nel Levante, dove la captazione, la raccolta, la gestione e la distribuzione delle acque erano di fondamentale importanza per la stessa sopravvivenza delle comunità urbanizzate.

    I pozzi del Settore C Sud e il primo stanziamento fenicio nell’VIII secolo a.C.

    3Il primo stanziamento fenicio, sorto presso un approdo già in uso dal secondo millennio a.C.3, fu fondato agli inizi dell’VIII secolo a.C., attorno al piccolo stagno creato da tre sorgenti principali nella Zona C: la sorgente del Kothon, la sorgente del Tempio e la sorgente della Favissa 2950 (Fig. 3; Nigro, Spagnoli 2012: 2 - 3). Tra quest’ultima e la spiaggia utilizzata per tirare a secco le barche, il banco di marna argillosa affiorava e in esso furono scavati almeno otto pozzi allineati su due file (Fig. 4).4 I pozzi erano foderati all’interno di pietre di dimensioni medio piccole, provenienti dall’alveo del fiume Birgi, il cui estuario era circa 1 km a nord dell’Isola sulla costa siciliana, e avevano, come nel Levante, una forma cilindrica che tendeva ad allargarsi in profondità. Poiché le acque dolci affioravano a circa 2 m dalla superficie, essi erano estremamente bassi e servivano principalmente per il rifornimento delle navi (Fig. 5; Nigro 2010: 8 - 9, fig. 5 - 6).

    4Alla fine della prima fase d’uso dei pozzi (Motya IVA, 800 - 750 a.C.) uno strato di terreno argilloso marrone (molto probabilmente estratto dal fondo dell’originale stagno che occupava questa parte dell’isola che venne contestualmente trasformato in un primo bacino connesso al vicino tempio) fu steso per alzare di circa 0,5 metri il piano di frequentazione e le imboccature dei pozzi furono conseguentemente ricostruite (Fig. 6).5

    Fig. 3 – Veduta aerea della piscina sacra detta ‘kothon’ collegata da due canali rispettivamente alla sorgente e al pozzo sacro del Tempio di Baal.

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    5In connessione con i pozzi erano alcune piccole installazioni, molto probabilmente funzionali alle attività di rifornimento (Nigro 2010: 10 - 14 ;2013b: 42 - 43), mentre le abitazioni del primo villaggio si trovavano poco più a ovest, sulla sponda opposta dello stagno.6

    6A est si trovava il Fondaco C8, un edificio tripartito che serviva da magazzino, luogo di scambio e ricovero per i marinai (Nigro 2013b: 53 - 54, fig. 6). A nord di quest’ultima struttura, presso la sorgente principale, venne eretto il Tempio di Baal, inizialmente costituito da un’area di culto a cielo aperto con diverse installazioni, tra le quali un obelisco e due stele (Fig. 7).7 Al centro del tempio era il pozzo sacro, con un imboccatura circolare.8 La sorgente, invece, venne solamente recintata e l’acqua indirizzata verso lo stagno situato ad ovest, poi trasformato in una piscina sacra (Nigro, Spagnoli 2012: 2 - 3).

    Fig. 4 – Il settore meridionale della Zona C con la serie di pozzi scavati al momento della fondazione del primo insediamento fenicio agli inizi dell’VIII secolo a.C.

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    Fig. 5 – I pozzi e le installazioni ad essi collegate del primo insediamento fenicio a breve distanza dalla sponda meridionale dell’Isola di Mozia.

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    Fig. 6 – I pozzi sul versante sud del Kothon appartenuti al primo insediamento fenicio a Mozia. Il pozzo P. 2927 rimasto con la originale struttura dell’VIII secolo a.C., il pozzo P. 1660 ricostruito alla metà del VI secolo a.C.

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    7Ancora più a nord si trovava il Tempio di Astarte, la cui fabbrica più antica non è stata ancora scavata (Nigro 2015: 237 - 238).

    8I pozzi del Settore C Sud si caratterizzano per la tecnica estremamente efficace di realizzazione e rivestimento (ancora oggi essi sono in grado di captare l’acqua della falda quando il mare, che nel frattempo ha subito una trasgressione rialzandosi di circa 0,8 metri, si ritira a causa delle maree)9. L’argilla pura era utilizzata come collante negli interstizi tra le pietre e l’interno del pozzo era rivestito di un intonaco argilloso che conservava le sue prerogative di isolante rimanendo costantemente bagnato. Non abbiamo, in questa fase, testimonianza dell’esistenza di secchielli in ceramica, che saranno invece una delle caratteristiche di Mozia nei periodi successivi e quindi possiamo ipotizzare che l’acqua fosse estratta utilizzando delle anfore.

    Fig. 7 – L’adyton del Tempio C5 della fase 8-7 (Motya IVB, 750-675 a.C.) con l’inghiottitoio/mundus P. 2164.

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    La costruzione del bacino sacro (il cosiddetto ‘Kothon’)

    9Come i più recenti scavi hanno dimostrato (Nigro 2014: 8 - 9), il Tempio di Baal era affiancato ad ovest da un bacino artificiale la cui prima realizzazione fu nel periodo Motya IVB (750 - 675 a.C.). Di questa prima piscina sacra connessa al tempio è rimasto solamente un tratto del muro est, inglobato nella banchina orientale del successivo ‘Kothon’10 eretto alla metà del VI secolo a.C. nel periodo Motya VIA. Come era avvenuto per la facciata meridionale del Tempio C5, eretto contestualmente all’inizio del periodo Motya IVB, il bacino era delimitato da grandi blocchi di arenaria (calcarenite) tagliati in modo approssimativamente regolare con uno spessore di circa 1 cubito (0,52 m) e una lunghezza di 2 cubiti (1,04 m). La vasca era collegata con la sorgente del tempio da un canale foderato da lastre di pietra e molto probabilmente era alimentata anche da una seconda sorgente che spillava direttamente nel bacino stesso (Fig. 8; Nigro 2014: 22 - 23, fig. 39).

    Pozzi e cisterne nell’abitato

    10Con la rapida espansione della città, che occupò quasi subito l’acropoli dove sorgeva in precedenza l’insediamento preistorico (Nigro 2016), nuove installazioni idrauliche vennero realizzate in ciascuna unità domestica, spesso rimanendo in uso, con il solo rifacimento delle imboccature che venivano progressivamente innalzate, per l’intera vita della città. Oltre ai pozzi artesiani, solitamente contraddistinti da piccole imboccature circolari (0,6 - 0,8 m di diametro) che servivano per l’acqua potabile, nei cortili delle case vennero costruite delle cisterne,11 solitamente del tipo ‘a bottiglia’, con una profondità che oscilla tra i 5 e i 7 m ed una larghezza massima di 2 m e una capacità media di circa 70 m3. Come nel Levante queste cisterne erano costruite con pietre di media grandezza inserite dall’interno contro gli strati tagliati a ridosso dei muri portanti dei cortili, ovvero erano inglobate nei muri stessi in modo da poter essere collegate tramite canalette foderate di pietre ai discendenti in terracotta che raccoglievano le acque piovane.12 Le case avevano tetti piani foderati di intonaco e l’acqua piovana raccolta veniva convogliata verso tubi fittili che solitamente confluivano in un pozzetto inserito nelle pavimentazioni della corte interna della casa, dal quale una canaletta coperta da piccole lastre di pietra portava l’acqua al pozzo - cisterna.13

    Fig. 8 – Veduta del Tempio di Baal (C1-C2) del VI-V secolo a.C. con in primo piano il canale di scolo che collegava il Tempio con la piscina sacra.

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    11Questo genere di installazioni è stato scavato sia nella Zona B (P. 2520) che nella Zona D (P. 200), alle pendici occidentali dell’acropoli nei quartieri residenziali14. Dalla seconda metà del VI secolo a.C. in avanti, le vere dei pozzi e delle cisterne vennero realizzate in blocchi squadrati di calcarenite, accuratamente tagliati e montati ad incastro con giunzioni a coda di rondine (Fig. 9). In molti casi, nei pozzi domestici, le vere, di forma quadrata, erano realizzate da un solo cubo di pietra forato al centro15 e avevano un margine rilevato nel quale veniva alloggiato un tappo in terracotta con una piccola apertura circolare centrale (Fig.10).16 Su questo genere di pozzi era montato un arco con una carrucola alla quale venivano appesi dei secchielli realizzati in ceramica aggiungendo un manico di traverso all’imboccatura delle olle in ceramica comune (Fig. 11).17 Questi secchielli, diffusissimi a Mozia tra V e IV secolo a.C. sono la più diretta testimonianza dell’utilizzo dei pozzi durante quest’epoca.

    Fig. 9 – Il pozzo con vera monolitica quadrangolare in calcarenite nell’angolo sud-est della corte interna della “Casa del sacello domestico”.

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    La cisterna della Fortezza Occidentale

    12Un caso molto interessante è rappresentato dalla cisterna scavata al centro della corte anteriore della Fortezza Occidentale. L’edificio aveva funzioni difensive, proteggendo la Porta Nord - Ovest ed era dunque molto importante che avesse una propria riserva d’acqua (Fig. 12).18 La prima cisterna (P. 1345) fu costruita verso la fine del VII secolo a.C. (Motya VB), con una forma circolare e il notevole diametro di circa 1 m alla base e 0,92 m all’imboccatura. Essa era realizzata con blocchetti rettangolari di calcare accuratamente tagliati che si restringevano verso l’alto come una falsa volta, mentre l’imboccatura, di cui si conserva una parte, era costituita da conci disposti “a margherita” (Fig. 13).19 La cisterna circolare venne ad un certo punto smantellata per costruire un nuovo pozzo interamente realizzato con lastre di calcarenite relativamente sottili, accuratamente tagliate e messe in opera in modo da realizzare una struttura parallelepipeda di 0,42 m di lato (P. 1347) (Fig. 14).20 Sulle lastre, incastrate a coda di rondine a filari alternati, erano state scavate delle pedarole atte a rendere possibile la discesa per ispezionare il pozzo o pulirlo dai residui (Fig. 15).21

    I pozzi sacri

    13I principali luoghi di culto moziesi sono caratterizzati dalla presenza di pozzi sacri che si contraddistinguono per le dimensioni più grandi rispetto a quelle dei pozzi domestici e per avere l’imboccatura al livello dei piani di calpestio degli spazi in cui furono scavati.22 Questa caratteristica era evidentemente legata alle attività di culto che si svolgevano presso i pozzi, come le libagioni o la raccolta di acqua pura da utilizzare per aspersioni o lavaggi rituali.

    Fig. 10 – Veduta aerea della Zona B, sulle pendici sud-orientali dell’acropoli, con la “Casa del pozzo Quadrato” e i diversi pozzi a vera monolitica al suo interno.

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    Fig. 11 – Secchielli in ceramica utilizzati per attingere l’acqua potabile dai numerosi pozzi e cisterne che costellavano l’antica città.

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    Fig. 12 – Veduta aerea della Fortezza Occidentale con al centro della corte inerna la cisterna P. 1345 di forma circolare, successivamente sostituita dalla cisterna quadrangolare P. 1347, costituita da lastre perfettamente incastrate tra loro.

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    Fig. 13 – La cisterna P. 1345 circolare in uso nel VII secolo a.C. nella Fortezza Occidentale, realizzata in blocchetti accuratamente sagomati concavi e con l’imboccatura rastremata “a margherita”.

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    Fig. 14 – Il lungo canale di adduzione delle acque alla cisterna dal sistema di scolo dei discendenti nella Fortezza Occidentale.

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    Fig. 15 – Particolare dell’imboccatura e del pozzo della cisterna P. 1347 nella Fortezza Occidentale.

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    Fig. 16 – Il pozzo sacro P. 53 nella corte interna del Tempio di Baal nell’Area Sacra del Kothon.

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    14Nel Tempio di Baal dell’Area sacra del Kothon, il pozzo nella corte centrale (P. 53) fu ricostruito nella Fase 5 (Motya VIA) con una forma tronco - piramidale.23 L’imboccatura fu realizzata con quattro grandi lastre incastrate tra di loro (Fig. 16).24 Il pozzo era collegato da un canale sotterraneo con il vicino obelisco, ai cui piedi venivano presumibilmente effettuate libagioni, ed entrambi le installazioni a loro volta con il Kothon.25

    15Nel Tempio del Cappiddazzu, il primo pozzo, nell’originario edificio di culto del VII secolo a.C. era di forma circolare.26 Con la ricostruzione monumentale del VI secolo a.C., il pozzo fu ricostruito ex - novo, in foggia monumentale secondo la tecnica a lastre di calcarenite giustapposte ed incastrate un filare sopra l’altro e venne a trovarsi nella parte più interna della navata nord - orientale del tempio (Fig. 17).27

    16Anche nel santuario del Tofet il pozzo sacro sembra avere avuto un ruolo importante. Nella prima fase (Fase A, strati VII - V, Motya IV - V)28 esso aveva un’imboccatura circolare con un ampio diametro realizzata in piccole pietre e ciottoli messi accuratamente in opera.29 Anche in questo caso, come nel Tempio del Cappiddazzu, con la ricostruzione della metà del VI secolo a.C. (Fase B, strati V - I, Motya VI - VII) il pozzo venne traslato di alcuni metri verso sud, per essere ricostruito magistralmente con undici corsi sovrapposti di lastre di calcarenite di grandi dimensioni, incastrate tra di loro a filari alterni (Fig. 18).30 In fondo, le ultime lastre anziché essere disposte di taglio lungo la parete del pozzo erano infilate orizzontalmente nel banco di marna (Fig. 19), in tal modo esse funzionavano da spugne in grado di assorbire meglio, per via della particolare porosità di questa pietra, l’acqua della falda imprigionata nello strato argilloso, facendola affluire nel pozzo. Il pozzo aveva una imboccatura di 0,72 × 0,76 m di lato ed era profondo 4,60 m. Date la larghezza e una serie di pedarole, due persone potevano scendervi contemporaneamente.31 Queste peculiarità devono essere certamente collegate con attività cultuali che si svolgevano nel santuario e che evidentemente riguardavano l’adiacente campo di urne.

    Fig. 17 – Veduta del Tempio di Melqart detto del “Cappiddazzu” con il primo edificio all’interno delle fondazioni del terzo: si distinguono il primo pozzo circolare nell’angolo della corte interna al luogo di culto e, nella struttura monumentale più recente, la cisterna quadrangolare nell’angolo della navata nord-ovest.

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    Fig. 18 – Veduta del pozzo sacro quadrangolare del Tofet della Fase B (Motya V-VII, 550-397/6 a.C.)

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    Fig. 19 – Pianta e prospetto interno della struttura a lastre di calcarenite accuratamente incastrate che costituisce il pozzo sacro del Tofet (dettaglio imboccatura).

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    L’Area Sacra del Kothon e il Santuario delle Acque

    17Alla metà del VI secolo a.C. (Fase 5, Motya VIA - B) l’Area Sacra del Kothon nel settore più meridionale dell’isola fu completamente ricostruita e trasformata in un grande complesso cultuale racchiuso da un Temenos Circolare, la cui circonferenza aveva come centro l’intersezione tra le diagonali della piscina sacra ricostruita anch’essa in forme monumentali. La principale funzione del Temenos era quella di racchiudere al suo interno le tre principali sorgenti di acqua dolce (del tempio, del Kothon e di Porta Sud) e con esse i diversi edifici di culto che costituivano l’area sacra: il Tempio di Baal a est, il Tempio di Astarte a nord - est e il Santuario delle Acque a Occidente (Fig. 20).32

    18Il centro dell’area sacra era occupato dal Kothon, una piscina adibita probabilmente a diverse funzioni collegate al culto, dalle abluzioni dei fedeli e dei simulacri divini, all’osservazione degli astri (con l’ausilio del grande Torrione Meridionale). Come ha dimostrato lo scavo condotto nella campagna 2013, la piscina sacra era alimentata da una sorgente d’acqua dolce che spillava a nord, attraverso una serie di blocchi aggettanti di calcarenite e da un canale sotterraneo proveniente dalla sorgente del Tempio di Baal, che sfociava nell’angolo nord - orientale dell’invaso (Fig. 21).33 Il Tempio e il Kothon erano dunque strutturalmente e funzionalmente collegati tanto più che il regime delle acque nella vasca, il loro innalzamento o abbassamento (in realtà influenzato dalle maree dello Stagnone di Marsala e dalla elasticità del banco marnoso che costituisce il sottosuolo moziese) doveva molto probabilmente assumere un significato religioso. L’afflusso copioso delle acque nella vasca ovvero la siccità o riduzione della portata d’acqua della falda freatica, favorita o viceversa ostacolata dalle maree, venivano molto probabilmente osservati e interpretati.

    Fig. 20 – Veduta aerea dell’Area Sacra del Kothon con i principali edifici di culto collegati alla piscina sacra.

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    Fig. 21 – L’apprestamento a blocchi dal quale scaturiscono le acque dolci che alimentano la piscina sacra detta erroneamente “Kothon”.

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    Fig. 22 – Veduta generale da ovest del Santuario delle Acque Sacre con in primo piano l’ambiente per la raccolta delle acque e il pozzo P. 4875.

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    Fig. 23 – Veduta delle installazioni idrauliche nel Santuario delle Acque Sacre convergenti verso le due ancore giustapposte e il muro del Temenos.

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    19Nel settore più occidentale del Temenos Circolare, proprio dove questa struttura devia inaspettatamente verso sud, si trovava un ampio complesso costituito da un campo di offerte, un tempio e un edificio accessorio nel quale si trovava un vano adibito a vasca di raccolta con un pozzo e diverse canalette che confluivano verso il campo di offerte (Fig. 22). In quest’ultimo sono stati ritrovati numerosi depositi votivi in connessione con una coppia di grandi ancore giustapposte e inserite nella imboccatura di quella che sembra essere una sorta di grande cisterna o mundus (Fig. 23).34 L’intera struttura, ancora in corso di scavo, era caratterizzata dalle numerose e articolate installazioni idrauliche.

    20Le acque dolci avevano dunque un ruolo del tutto preminente nell’Area Sacra del Kothon, non solo per gli usi più comuni che avevano assolto sin dalla fondazione della città, ma anche, probabilmente, con funzione purificatrice e un forte riferimento simbolico al mondo infero e ctonio di Baal. Il dio, inoltre, per la sua qualità di dominatore delle acque doveva anche garantire protezione ai naviganti35. Il Tempio di Astarte, invece, era molto più probabilmente legato agli aspetti astrali, come suggerisce l’epiteto della dea iscritto sul fondo di una coppa “AGLAIA”,36 e della fertilità anche in virtù della assimilazione con Demetra avvenuta nel V secolo a.C.37

    21L’acqua dolce fu dunque a Mozia una risorsa decisiva per la nascita e lo sviluppo dell’insediamento preistorico e della città fenicia, nata come approdo strategico lungo le rotte che attraversavano il Mediterraneo sin dal secondo millennio a.C.

    Bibliographie

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    Format

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    Tvedt, Terje, and Terje Oestigaard, editors. A History of Water: Series III, Volume 1. [], I.B.Tauris & Co. Ltd, 2014. Crossref, https://doi.org/10.5040/9780755694310.

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    ISSERLIN et al. 1958: B.S.J. Isserlin, W. Culican, W.L. Brown e A. Tusa Cutroni, Motya 1955. Report of the 1955 Trial Excavations at Motya near Marsala (Sicily) undertaken by the Oxford University Archaeological Expedition to Motya, Papers of the British School at Rome, 26, 1958, p. 1-29.

    LANCEL, LIPIŃSKY 1992: S. Lancel, E. Lipińsky, Architecture domestique, in E. Lipinski (ed.), Dictionnaire de la Civilisation Phénicienne et Punique, Paris, Brepols, 1992, p. 36-39.

    MOZIA X: L. Nigro (a cura di), Mozia ᳔ X. Zona C. Il Kothon. Zona D. Le pendici occidentali dell’Acropoli. Zona F. La porta ovest. Rapporto preliminare della XXII campagna di scavi ᳔ 2002 condotta congiuntamente con il Servizio Beni Archeologici della Soprintendenza Regionale per i Beni Culturali e Ambientali di Trapani, Roma, (Quaderni di Archeologia Fenicio-Punica, I), 2004.

    MOZIA XI: L. Nigro (a cura di), Mozia ᳔ XI. Il Tempio del Kothon. Rapporto preliminare delle campagne di scavi XXIII e XXIV (2003᳔2004) condotte congiuntamente con il Servizio Beni Archeologici della Soprintendenza Regionale per i Beni Culturali e Ambientali di Trapani, Roma (Quaderni di Archeologia Fenicio-Punica, II), 2005.

    MOZIA XII: L. Nigro (a cura di), Mozia ᳔ XII. Zona D. La “Casa del sacello domestico”, il “Basamento meridionale” e il Sondaggio stratigrafico I. Rapporto preliminare delle campagne di scavi XXIII e XXIV (2003᳔2004) condotte congiuntamente con il Servizio Beni Archeologici della Soprintendenza Regionale per i Beni Culturali e Ambientali di Trapani, Roma, (Quaderni di Archeologia Fenicio-Punica, III), 2007.

    MOZIA XIII: L. Nigro (a cura di), Mozia ᳔ XIII. Zona F. La Porta Ovest e la Fortezza Occidentale. Rapporto preliminare delle campagne di scavi XXIII ᳔ XXVII (2003᳔2007) condotte congiuntamente con il Servizio Beni Archeologici della Soprintendenza Regionale per i Beni Culturali e Ambientali di Trapani, Roma, (Quaderni di Archeologia Fenicio- Punica, VI), 2011.

    NIGRO 2007: L. Nigro, Il lago sacro e l’obelisco, Kalós, 19.1, 2007, p. 24-29.

    NIGRO 2009: L. Nigro, Il Tempio del Kothon e il ruolo delle aree sacre nello sviluppo urbano di Mozia dall’VIII al IV secolo a.C., in S. Helas e D. Marzoli (Hrsg.), Phönizisch und punisches Städtewesen. Akten der internationalen Tagung in Rom vom 21. bis 23. Februar 2007, Mainz am Rhein, (Iberia Archaeologica Band, 13), Ph. von Zabern, 2009, p. 241-270.

    NIGRO 2010: L. Nigro, Alle origini di Mozia: stratigrafia e ceramica del Tempio del Kothon dall’VIII al VI secolo a.C., in L. Nigro (ed.), Motya and the Phoenician Ceramic Repertoire between the Levant and the West, 9th᳔6th Century BC. Proceedings of the International Conference held in Rome, 26th February 2010, Roma, (Quaderni di Archeologia Fenicio- Punica, V), 2010, p. 1-48.

    NIGRO 2012a: L. Nigro, Scavi e restauri dell’Università di Roma ‘La Sapienza’ a Mozia, 2007-2009: il Tempio del Kothon, il Temenos Circolare, il Sacello di Astarte e il Tofet, in C. Ampolo (a cura di), Sicilia occidentale. Studi, rassegne, ricerche. Atti delle VII giornate internazionali di studi sull’area elima e la Sicilia occidentale nel contesto mediterraneo, Erice, 12᳔15 ottobre 2009. Workshop «G. Nenci» diretto da Carmine Ampolo, Vol. II, Pisa, (Seminari e Convegni, 29), Edizioni della Normale, 2012, p. 207-218.

    NIGRO 2012b: L. Nigro, The Temple of the Kothon at Motya, Sicily: Phoenician religious architecture from the Levant to the West, in M. Gruber, S. Ahituv, G. Lehmann, Z. Talshir (eds), All the Wisdom of the East. Studies in Near Eastern Archaeology and History in Honor of Eliezer D. Oren, Friburg and Göttingen, (Orbis Biblicus et Orientalis, 255), Vandenhoeck & Ruprecht, 2012, p. 293-331.

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    NIGRO 2013b: L. Nigro, Before the Greeks: the earliest Phoenician settlement in Motya - recent discoveries by Rome «La Sapienza» Expedition, Vicino Oriente, 17, 2013, p. 39-74.

    NIGRO 2014: L. Nigro, The so᳔called «Kothon» at Motya. The sacred pool of Baal ‘Addir/Poseidon in the light of recent archaeological investigations by Rome «La Sapienza» University ᳔ 2005᳔2013. Stratigraphy, architecture, and finds, Roma, (Quaderni di Archeologia Fenicio-Punica/CM 03), 2014.

    NIGRO 2015: L. Nigro, Mozia tra VI e V secolo a.C. Monumentalizzazione e organizzazione socio-politica: un nuovo modello, in M.P. Baglione, L.M. Michetti (a cura di), Le lamine d’oro a cinquant’anni dalla scoperta. Dati archeologici su Pyrgi nell’epoca di Thefarie Velianas e rapporti con altre realtà del Mediterraneo, Roma, (Scienze dell’Antichità, 21.2), 2015, p. 225-245.

    NIGRO 2016: L. Nigro, Mozia nella preistoria e le rotte levantine: i prodromi della colonizzazione fenicia tra secondo e primo millennio a.C. nei recenti scavi della Sapienza, in A. Cazzella (a cura di), Ubi Minor… . Le isole minori del Mediterraneo centrale dal Neolitico ai primi contatti coloniali. Convegno di Studi in ricordo di Giorgio Buchner, a 100 anni dalla nascita (1914 – 2014), Roma, (Scienze dell’Antichità, 22.2), 2016, p. 339-362.

    NIGRO 2018: L. Nigro, La Sapienza a Mozia 2010-2016: il primo insediamento fenicio, l’area sacra di Baal e Astarte, il Tofet, la necropoli, l’abitato, i nuovi scavi alle mura – una sintesi, in M. Guirguis (a cura di), From The Mediterranean To The Atlantic: People, Goods And Ideas Between East And West. Proceedings of the 8th International Congress of Phoenician and Punic Studies, Vol. II (= Folia Phoenicia 2, 2018), Pisa-Roma, Fabrizio Serra ed., p. 253-277.

    NIGRO, LISELLA 2004: L. Nigro, A. R. Lisella, Il quartiere di Porta Sud, in L. Nigro, G. Rossoni (a cura di), «La Sapienza» a Mozia. Quarant’anni di ricerca archeologica, 1964-2004. Catalogo della mostra, Università di Roma «La Sapienza», Facoltà di Scienze Umanistiche, Museo dell’Arte Classica (Roma, 27 febbraio-18 maggio 2004), Roma (Quaderni di Archeologia Fenicio-Punica/CM 01 ,)2004, p. 78-83.

    NIGRO, SPAGNOLI 2004: L. Nigro, F. Spagnoli, Il Santuario del ‘Cappiddazzu’, in L. Nigro, G. Rossoni (a cura di), «La Sapienza» a Mozia. Quarant’anni di ricerca archeologica, 1964-2004. Catalogo della mostra, Università di Roma «La Sapienza», Facoltà di Scienze Umanistiche, Museo dell’Arte Classica (Roma, 27 febbraio-18 maggio 2004), Roma, (Quaderni di Archeologia Fenicio-Punica/CM 01 ,)2004, p. 56-61.

    NIGRO, SPAGNOLI 2012: L. Nigro, F. Spagnoli, Alle sorgenti del Kothon. Il rito a Mozia nell’Area sacra di Baal ‘Addir ᳔ Poseidon. Lo scavo dei pozzi sacri nel Settore C Sud᳔Ovest (2006᳔2011), Roma, (Quaderni di Archeologia Fenicio-Punica/CM 02), 2012.

    SPAGNOLI 2008-2009: F. Spagnoli, Sepolture intramurali a Mozia, in G. Bartoloni, M.G. Benedettini (a cura di), Sepolti tra i vivi –Buried among the Living. Evidenza e interpretazione di contesti funerari in abitato. Atti del Convegno internazionale, Roma 26᳔29 aprile 2006, Roma, (Scienze dell’Antichità, 14), Quazar, 2008-2009, p. 323-346.

    10.53131/VO2724-587X2013_9 :

    SPAGNOLI 2013: F. Spagnoli, Demetra a Mozia: evidenze dell’area sacra del Kothon nel V secolo a.C.,Vicino Oriente, 17, 2013, p. 153-165.

    10.5040/9780755694310 :

    SPAGNOLI 2014: F. Spagnoli “Phoenician cities and water: the role of the sacred sources in to the urban development of Motya, Western Sicily” in T. Tvedt and T. Oestigaard (eds), A History of Water Series III. Volume 1: Water and Urbanization, London/New York, I.B. Tauris, 2014, p. 89-106.

    TUSA 2004: S. Tusa, Il sistema portuale di Mozia. Il Kothon, in L. Nigro (a cura di), Mozia ᳔ X. Zona C. Il Kothon. Zona D. Le pendici occidentali dell’Acropoli. Zona F. La porta ovest. Rapporto preliminare della XXII campagna di scavi ᳔ 2002 condotta congiuntamente con il Servizio Beni Archeologici della Soprintendenza Regionale per i Beni Culturali e Ambientali di Trapani, Roma, (Quaderni di Archeologia Fenicio- Punica, I), 2004, p. 445-464.

    TUSA 1978: V. Tusa, La Necropoli Arcaica e adiacenze. Relazione preliminare degli scavi eseguiti a Mozia negli anni 1972, 1973, 1974, in A. Ciasca, G. Coacci Polselli, N. Cuomo di Caprio, M.G. Guzzo Amadasi, G. Matthiae Scandone, V. Tusa, A. Tusa Cutroni e M.L. Uberti (a cura di), Mozia ᳔ IX. Rapporto preliminare della Missione congiunta con la Soprintendenza alle Antichità della Sicilia Occidentale, Roma, (Studi Semitici, 50), 1978, p. 5-98.

    VECCHIO 2002: P. Vecchio, La ceramica comune, in M.L. Famà (a cura di), Mozia. Gli scavi nella “Zona A” dell’abitato, Bari, (Collana di Archeologia del Centro Internazionale di Studi Fenici, Punici e Romani, Comune di Marsala, 1), 2002, p. 203-273.

    WHITAKER 1921: J.I.S. Whitaker, Motya. A Phoenician Colony in Sicily, London, G. Bell & Sons, 1921.

    Notes de bas de page

    1 Dal 2002 la Missione Archeologica a Mozia dell’Università di Roma «La Sapienza» ha ripreso gli scavi in diversi settori dell’Isola: le pendici sud-occidentali e sud-orientali dell’Acropoli (Zone D e B: Mozia XII; Nigro 2012a: 210-211), il quadrante meridionale compreso tra la Porta Sud e il Kothon (Zona C: Mozia X; Mozia XI; Nigro 2010; 2012b; 2014), la Fortezza Occidentale presso la Porta Ovest (Zona F: Mozia XIII), il Tofet (Nigro 2013a) e le Mura nel tratto compreso tra la Porta Nord e la Torre Orientale (Spagnoli 2008-2009).

    2 L’utilizzo dei mattoni crudi è attestato a Mozia sia per le abitazioni che per gli edifici pubblici; le fondazioni e la parte inferiore dei muri erano invece costruiti in pietre irregolari intervallate da piedritti, secondo la ben nota tecnica a telaio utilizzata dai Fenici (Lancel, Lipińsky 1992: 37-38, fig. 28). Anche la parte sommitale della cinta muraria moziese era realizzata in mattoni crudi messi in opera sul robusto zoccolo in pietra (Ciasca 1992a; 2000 passim).

    3 Per le testimonianze di frequentazioni orientali (minoiche, micenee e levantine) dell’isola nel secondo millennio a.C.: Nigro 2016.

    4 Isserlin, Du Plat Taylor 1974: 1-2, tav. XIV: Nigro, Spagnoli 2012: 34-37, figg. 13, 32.

    5 Nigro 2014: 11-14; Nigro, Lisella 2004: 78-80, figg. 2-6; Nigro, Spagnoli 2012 :6-7, fig. 12-13.

    6 Il nucleo abitativo antico solo successivamente (Fase 7, Motya V) si estese anche nell’area inizialmente occupata dai pozzi. L’esplorazione sistematica di questo settore fu iniziata nel 1906 da J. Whitaker (Whitaker 1921: 145-168), il quale condusse una serie di sondaggi in seguito ampliati dalla missione inglese diretta da B.S.J. Isserlin a partire dal 1955 (Isserlin, Du Plat Taylor 1974: 50-68; Isserlin et al. 1958: 1-29), lavori ripresi dalla Missione della Sapienza nel 2010 e ancora in corso.

    7 Nigro 2010: 15-16, figg. 14-15. Nella iniziale organizzazione dell’VIII e del VII secolo a.C. le polle d’acqua erano utilizzate sia per rifornire gli abitanti e i naviganti, sia per le attività di culto nel Tempio del Kothon e nelle installazioni ad esso collegate: Nigro, Spagnoli 2012: 4.

    8 Nigro 2010: 15-6 ,25-34 ;2012a: 208, fig. 304; Nigro, Spagnoli 2012: 3-4.

    9 Du Plat Taylor 1964: 91-92; Nigro 2014: 27, 33, fig. 3.

    10 Per il significato della parola “Kothon”, cf. Nigro 2014: 4.

    11 Mozia X; Nigro 2010; Nigro, Spagnoli 2012: 5, fig. 10.

    12 Questo tipo di istallazioni è ben documentato anche nel Quartiere Industriale localizzato lungo la costa nord dell’Isola (Tusa 1978: 76-77, fig. 5, tav. LIX, 1-2).

    13 Famà, Toti, Vecchio 2002: 57-58.

    14 Mozia X: 143; Mozia XII: fig. 2.27; Nigro 2012a: 210.

    15 Mozia X, 212: fig. 3.65.

    16 Du Plat Taylor 1964: 92, fig. 12; Mozia X: 211, nota 130; Mozia XII: 148, MD.03.339, tav. XIX.

    17 Vecchio 2002: 262-263.

    18 Mozia XIII: 12.

    19 Mozia XIII: 53, figg. 3.33-3.34.

    20 Mozia XIII: 61.

    21 Mozia XIII, 64-65,figg. 3.44-3.45.

    22 Mozia X: 79, nota 96;; Nigro 2009: 244-245, nota 20, fig. 3; Nigro, Spagnoli 2004: 57-58, figg. 4-5.

    23 Mozia X: 58, nota 65, fig. 2.42.

    24 Mozia X: 79-80, fig. 2.41.

    25 Nigro 2007: 26, figg. 12, 16.

    26 Il pozzo circolare, localizzato nella corte del Tempio di Fase 2 (VII-VI sec. a.C.), è ancora conservato ed è visibile sotto le fondazioni del successivo edificio del V secolo a.C. (Nigro 2009: 244, fig. 3).

    27 Nigro 2009: 248, figg. 5-6.

    28 Nigro 2013a: tab. 1.

    29 Ciasca 1992b: 118-119; Nigro 2009: fig. 10.

    30 Ciasca 1972: fig. 7; 1992b: 127.

    31 Nigro 2009: 254, nota 64.

    32 Nigro 2015: 234.

    33 Nigro 2014: 22-23.

    34 Nigro 2015: 234, fig. 10.

    35 Nigro, Spagnoli 2012: 50.

    36 Nigro 2015: 240-241.

    37 Nel V secolo a.C. fenomeni sincretici interessano anche Baal, la divinità titolare del tempio principale, che viene associato a Poseidon: Nigro, Spagnoli 2012: 50, 57; Spagnoli 2013: 157-160.

    Auteur

    • Lorenzo Nigro

      Sapienza University of Rome P. le Aldo Moro, 5 00185 Rome (Italie)

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    1 Dal 2002 la Missione Archeologica a Mozia dell’Università di Roma «La Sapienza» ha ripreso gli scavi in diversi settori dell’Isola: le pendici sud-occidentali e sud-orientali dell’Acropoli (Zone D e B: Mozia XII; Nigro 2012a: 210-211), il quadrante meridionale compreso tra la Porta Sud e il Kothon (Zona C: Mozia X; Mozia XI; Nigro 2010; 2012b; 2014), la Fortezza Occidentale presso la Porta Ovest (Zona F: Mozia XIII), il Tofet (Nigro 2013a) e le Mura nel tratto compreso tra la Porta Nord e la Torre Orientale (Spagnoli 2008-2009).

    2 L’utilizzo dei mattoni crudi è attestato a Mozia sia per le abitazioni che per gli edifici pubblici; le fondazioni e la parte inferiore dei muri erano invece costruiti in pietre irregolari intervallate da piedritti, secondo la ben nota tecnica a telaio utilizzata dai Fenici (Lancel, Lipińsky 1992: 37-38, fig. 28). Anche la parte sommitale della cinta muraria moziese era realizzata in mattoni crudi messi in opera sul robusto zoccolo in pietra (Ciasca 1992a; 2000 passim).

    3 Per le testimonianze di frequentazioni orientali (minoiche, micenee e levantine) dell’isola nel secondo millennio a.C.: Nigro 2016.

    4 Isserlin, Du Plat Taylor 1974: 1-2, tav. XIV: Nigro, Spagnoli 2012: 34-37, figg. 13, 32.

    5 Nigro 2014: 11-14; Nigro, Lisella 2004: 78-80, figg. 2-6; Nigro, Spagnoli 2012 :6-7, fig. 12-13.

    6 Il nucleo abitativo antico solo successivamente (Fase 7, Motya V) si estese anche nell’area inizialmente occupata dai pozzi. L’esplorazione sistematica di questo settore fu iniziata nel 1906 da J. Whitaker (Whitaker 1921: 145-168), il quale condusse una serie di sondaggi in seguito ampliati dalla missione inglese diretta da B.S.J. Isserlin a partire dal 1955 (Isserlin, Du Plat Taylor 1974: 50-68; Isserlin et al. 1958: 1-29), lavori ripresi dalla Missione della Sapienza nel 2010 e ancora in corso.

    7 Nigro 2010: 15-16, figg. 14-15. Nella iniziale organizzazione dell’VIII e del VII secolo a.C. le polle d’acqua erano utilizzate sia per rifornire gli abitanti e i naviganti, sia per le attività di culto nel Tempio del Kothon e nelle installazioni ad esso collegate: Nigro, Spagnoli 2012: 4.

    8 Nigro 2010: 15-6 ,25-34 ;2012a: 208, fig. 304; Nigro, Spagnoli 2012: 3-4.

    9 Du Plat Taylor 1964: 91-92; Nigro 2014: 27, 33, fig. 3.

    10 Per il significato della parola “Kothon”, cf. Nigro 2014: 4.

    11 Mozia X; Nigro 2010; Nigro, Spagnoli 2012: 5, fig. 10.

    12 Questo tipo di istallazioni è ben documentato anche nel Quartiere Industriale localizzato lungo la costa nord dell’Isola (Tusa 1978: 76-77, fig. 5, tav. LIX, 1-2).

    13 Famà, Toti, Vecchio 2002: 57-58.

    14 Mozia X: 143; Mozia XII: fig. 2.27; Nigro 2012a: 210.

    15 Mozia X, 212: fig. 3.65.

    16 Du Plat Taylor 1964: 92, fig. 12; Mozia X: 211, nota 130; Mozia XII: 148, MD.03.339, tav. XIX.

    17 Vecchio 2002: 262-263.

    18 Mozia XIII: 12.

    19 Mozia XIII: 53, figg. 3.33-3.34.

    20 Mozia XIII: 61.

    21 Mozia XIII, 64-65,figg. 3.44-3.45.

    22 Mozia X: 79, nota 96;; Nigro 2009: 244-245, nota 20, fig. 3; Nigro, Spagnoli 2004: 57-58, figg. 4-5.

    23 Mozia X: 58, nota 65, fig. 2.42.

    24 Mozia X: 79-80, fig. 2.41.

    25 Nigro 2007: 26, figg. 12, 16.

    26 Il pozzo circolare, localizzato nella corte del Tempio di Fase 2 (VII-VI sec. a.C.), è ancora conservato ed è visibile sotto le fondazioni del successivo edificio del V secolo a.C. (Nigro 2009: 244, fig. 3).

    27 Nigro 2009: 248, figg. 5-6.

    28 Nigro 2013a: tab. 1.

    29 Ciasca 1992b: 118-119; Nigro 2009: fig. 10.

    30 Ciasca 1972: fig. 7; 1992b: 127.

    31 Nigro 2009: 254, nota 64.

    32 Nigro 2015: 234.

    33 Nigro 2014: 22-23.

    34 Nigro 2015: 234, fig. 10.

    35 Nigro, Spagnoli 2012: 50.

    36 Nigro 2015: 240-241.

    37 Nel V secolo a.C. fenomeni sincretici interessano anche Baal, la divinità titolare del tempio principale, che viene associato a Poseidon: Nigro, Spagnoli 2012: 50, 57; Spagnoli 2013: 157-160.

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    Ce livre est cité par

    • Borlenghi, Aldo. Coquidé, Catherine. (2023) Les aqueducs romains de Lyon et d’ailleurs : nouveaux repères. Gallia, 80. DOI: 10.4000/11ucm
    • Gouverneur, Alexandre. (2024) Le passé au fil de l’eau. DOI: 10.4000/books.psorbonne.115769
    • Robinson, Betsey A.. Bouffier, Sophie. (2019) Ancient Waterlands. DOI: 10.4000/books.pup.40505
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    • Marconi, Clemente. Ward, Andrew Farinholt. (2025) The Oxford History of the Archaic Greek World. DOI: 10.1093/oso/9780199383535.003.0005
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    • Fumadó Ortega, Iván. (2019) Gérer l’eau en Méditerranée au premier millénaire avant J.-C.. DOI: 10.4000/books.pup.39248
    • Garbati, Giuseppe. Pedrazzi, Tatiana. (2019) Ancient Waterlands. DOI: 10.4000/books.pup.40630

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    Nigro, L. (2019). L’acqua di Mozia: captazione, consumo e significati in ambito civile e religioso. In S. Bouffier, O. Belvedere, & S. Vassalo (éds.), Gérer l’eau en Méditerranée au premier millénaire avant J.-C.. Aix-en-Provence: Presses universitaires de Provence. https://doi.org/10.4000/books.pup.39223
    Nigro, Lorenzo. « L’acqua di Mozia: captazione, consumo e significati in ambito civile e religioso ». In Gérer l’eau en Méditerranée au premier millénaire avant J.-C., édité par Sophie Bouffier, Oscar Belvedere, et Stefano Vassalo. Aix-en-Provence: Presses universitaires de Provence, 2019. doi:10.4000/books.pup.39223.
    Nigro, Lorenzo. « L’acqua di Mozia: captazione, consumo e significati in ambito civile e religioso ». Gérer l’eau en Méditerranée au premier millénaire avant J.-C., édité par Sophie Bouffier et al., Presses universitaires de Provence, 2019, https://doi.org/10.4000/books.pup.39223.

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    Bouffier, S., Belvedere, O., & Vassalo, S. (éds.). (2019). Gérer l’eau en Méditerranée au premier millénaire avant J.-C. Aix-en-Provence: Presses universitaires de Provence. https://doi.org/10.4000/books.pup.39088
    Bouffier, Sophie, Oscar Belvedere, et Stefano Vassalo, éd. Gérer l’eau en Méditerranée au premier millénaire avant J.-C.. Aix-en-Provence: Presses universitaires de Provence, 2019. doi:10.4000/books.pup.39088.
    Bouffier, Sophie, et al., éditeurs. Gérer l’eau en Méditerranée au premier millénaire avant J.-C. Presses universitaires de Provence, 2019, https://doi.org/10.4000/books.pup.39088.
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