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    Plan détaillé Texte intégral Il dirsi di « intimo »Intimo non è privato. Il ridimensionamento del « pubblico »Il proiettarsi del sé nello spazioCentralità metafisica del sé, la nuova pregnanza religiosa dell’intimo, quanto di più intimo esista Bibliographie Notes de bas de page Auteur

    L’intime de l’Antiquité à nos jours

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    Metamorfosi dell’intimo. La costruzione del sé e l’abitare, tra l’età romana e il tardoantico

    Annapaola Zaccaria Ruggiu

    p. 17-38

    Texte intégral Bibliographie Bibliografia Notes de bas de page Auteur

    Texte intégral

    1« Intimo » si dice in molti modi. In questo saggio, l’intimo si lega alla costruzione del sé, all’affermazione dell’individualità, ai modi della sua manifestazione1.

    2L’ « intimo » si costituisce come espressione del nostro io più profondo, che si nasconde e si rivela, contrassegnando la dimensione che rinvia al sé. Una realtà celata, proteiforme, che a fatica si lascia scorgere da noi stessi. L’intimo è sempre nostro ma può aprirsi e manifestarsi a chi sentiamo più affini, agli amici più prossimi. Quanti possiamo rendere partecipi della nostra stessa identità e individualità. Questa dimensione sembra impenetrabile, tutta rivolta verso l’interno, che si cela, in realtà dialetticamente si muove, sulla base della nostra decisione, verso l’esterno. L’intimo si costruisce nel divenire storico, si proietta nello spazio articolandone i modi che ne favoriscano la rivelazione2.

    3L’archeologia dell’intimo è apparentemente una contraddizione in termini, un compito non fattibile. Eppure essa contribuisce allo studio e alla ricerca del sé. Si attua attraverso la registrazione delle continue trasformazioni che il sé dispiega distendendosi verso l’esterno. Esso si traduce in spazio nella casa, in una tensione continua tra me e altro, tra interno ed esterno, tra profondità e superficie, tra interazione ed esclusione.

    4Proprio per questo la ricerca deve necessariamente muoversi tra indizi presenti in testimonianze letterarie ed evidenze archeologiche. Due citazioni letterarie ci permettono di entrare nel vivo della questione. La prima è di Marco Aurelio (161-180), il quale rileva quanto gli uomini cerchino luoghi solitari in cui ritirarsi, ma che tuttavia nessun luogo è in grado di dare all’uomo rifugio più sereno e tranquillo quanto la propria interiorità (Pensieri, IV, 33).

    5Il testo ci pone subito di fronte ad una prassi sempre più diffusa di una ricerca di luoghi privilegiati, in cui il sé possa più facilmente rivelarsi, in quanto non solo si affida a un processo di allontanamento dal mondo delle consuetudini che soffoca o impedisce il contatto con il proprio intimo, ma è la condizione perché ciò che sfugge agli altri, si riveli solo a noi stessi. Lo spazio e i luoghi isolati favoriscono o prolungano questa rivelazione.

    6Questo stretto intreccio fra sé e spazi particolari rivela anche in Plinio il Giovane (62-113) il bisogno di solitudine per la rigenerazione dello spirito e del fisico. Riferendosi alla propria villa in Toscana, lo scrittore ne apprezza la tranquillità più profonda che lì vi si gode, per tenere in allenamento lo spirito con le occupazioni letterarie e il corpo con la caccia, senza più preoccupazioni né seccature (Ep., 5, 6.45-46).

    Il dirsi di « intimo »

    7La comparsa sempre più frequente nella letteratura latina post-augustea della costellazione di significati che si diramano e si riconducono al termine « intimo », denota un’intenzione di allontanamento dalla forma pubblica – legata soprattutto all’attività politica – a favore di un’affermazione d’individualità. Questa volontà di apparire per se stesso marca anche la relazione con gli altri. Anche questi devono essere contrassegnati da un’analoga ricerca. L’espressione più profonda dell’individuo e del sé, ciò che si cela ai più, si dischiude solo in modo selettivo e personale agli intimi (Cicerone nella Pro Roscio dice : « Verso gli estranei noi possiamo essere riservati, ma bisogna che gli intimi vedano più chiaramente nelle nostre azioni »4). La condivisione della medesima cultura, degli stessi orientamenti politici e sociali, delle discussioni e letture riservate delinea lo spazio dell’intimo. Si afferma un saldo perimetro di raffinati gusti e buone maniere, ma anche di profonde condivisioni di forme di vita e di credenza. Si tratta di un percorso che soprattutto le élites culturali perseguono consapevolmente5 : marcare la propria distinzione.

    8Si rivela una certa stanchezza della presenza – divenuta opprimente – delle forme pubbliche che ruotano attorno all’attività politica, alla ricerca di nuovi confini di caratterizzazione e differenziazione di classe, sia all’interno del medesimo gruppo sociale sia in rapporto agli altri gruppi.

    9Il ridimensionamento del « pubblico » favorisce l’importazione della filosofia ellenistica, nella quale si è concretizzato il distacco dalla polis e dalla politica. La penetrazione massiccia di dottrine di stampo epicureo6, come nel De rerum natura di Lucrezio, è particolarmente diffusa nelle città e nelle residenze partenopee (si veda la biblioteca di Filodemo di Gadara ritrovata nella Villa dei Papiri a Ercolano7). Queste filosofie invitano costantemente a liberarsi dall’affanno della vita politica e in genere dall’attività pubblica, vista come un carcere e non più come il pieno realizzarsi del sé, aristotelicamente inteso come « animale politico » e che nella politica realizza pienamente la propria essenza. E che trova un’eco nel senso del dovere stoico, espresso ancora in Marco Aurelio (Ep., 2, 5). La politica ora invece allontana dalla cura del sé, dalla dimensione più propria ed esclusiva racchiusa nella propria interiorità. Gli « affari e la politica » di cui bisogna liberarsi, dice Epicuro8, cioè il negotium, quelle attività caratteristiche che per lungo tempo hanno connotato l’uomo romano, appaiono ora costituire solo un « carcere » : un luogo di esilio e compressione della propria personalità che allontana l’uomo da se stesso. L’io che sembra disperdersi e perdersi nelle cose – come accade nell’ambito di ciò che si riferisce al negotium – identificandosi nel fare, vede nel sè la vera vita, riconquista se stesso attraverso i momenti di otium9.

    10Sebbene lo stoicismo chiami l’uomo a dimenticare la sua pretesa d’individualità e assolutezza e a porsi come identico alla ragione universale del tutto, tuttavia anche per esso solo rientrando in se stesso si può ritrovare questa consonanza con il logos universale. Questo esprime Marco Aurelio. L’invito a ritirarsi in se stessi, in sede stoica appare talvolta come un tentativo di mantenere vivo il primato dell’attività politica pur contemperandola con la necessità di trovare il tempo e i modi per ritirarsi in se stessi, come Seneca cerca di dimostrare, conciliando l’epicureismo e lo stoicismo10. « Mi sono ritirato e ho sbarrato le porte per poter giovare a molti. Nemmeno una mia giornata trascorre nell’ozio ; agli studi rivendico anche una parte delle mie notti ; al sonno non mi lascio andare, ma soccombo, e costringo al lavoro gli occhi che si chiudono, affaticati dalla veglia11 ».

    Intimo non è privato. Il ridimensionamento del « pubblico »

    11L’indagine dell’uso della parola « intimo » e della sua applicazione nella pratica delle relazioni sociali, trova riscontro e fondamento a livello linguistico e letterario. Ma più a fatica sembra individuare la strada per potersi affermare sulla base delle evidenze archeologiche, all’interno della casa romana. I testi letterari accennano ripetutamente alla presenza di spazi specifici nei quali trova un supporto l’esplicarsi delle relazioni che scaturiscono o portano all’ « intimo ». Si tratta di identificare o riconoscere quei luoghi che favoriscono un ritorno all’interiorità, di preclusione ai più e di selezionata partecipazione di pochi che con la loro presenza, con lo scambio culturale, con la condivisione dell’amicizia intima, assecondino l’emergere del vero sé.

    12Secondo il significato del termine, la parte « intima » della casa è quella più interna, che si lascia alle spalle gli spazi pubblici, quelli che non a caso sono qualificati come « comuni » in quanto tutti ne possono partecipare, per accedere, invece, a quelli riservati o esclusivi, nei quali si concretizzano le particolari relazioni con il padrone di casa.

    13Il sorgere e lo svilupparsi dell’intimo è il segno dell’affermarsi e dell’arricchirsi del concetto di individuo. Si osserva un mutamento dalla fase in cui il « pubblico » è dominante, a una fase in cui il « privato » si afferma non più con significato negativo (privus, ciò di cui è stato privato dal « pubblico »). Emerge una nuova dimensione in cui il « pubblico » non è più avvertito come caratterizzante. Per questo, occorre invece sviluppare una dimensione individuale, che ha come suo centro un’interiorità che si approfondisce penetrando nel profondo che si cela ai più. Anche la casa si riorganizzerà in modo che l’intimo possa avere in essa espressione adeguata. Si tratta di una svolta. Ma per comprendere tale svolta, non bisogna dimenticare che fino a quel momento la casa dell’élite politica ed economica ha mantenuto, seppure con diverse sfumature, le caratteristiche originali : di essere parte o momento dello spazio pubblico globalmente inteso.

    14Se si tiene presente questo, la casa romana in questo senso non appare il luogo dell’ « intimo » ; e non lo è neppure il cubiculum12, anche quando si organizza con maggiore ricchezza di spazi e si realizzano più cubicoli nell’area del peristilio, dal II sec. a. C. [fig. 1]. Si tratta di un arricchimento del « privato », come spazio di sottrazione del pubblico, essendo ambienti di uso esclusivo del padrone di casa (loca propria), piuttosto che essere un arricchimento del sé.

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    Fig. 1 : Pompei, Casa del Labirinto con cubicoli 42, 44, 45, 46 sul lato nord del peristilio (da A. Anguissola, Intimità a Pompei. Riservatezza, condivisione, prestigio negli ambienti ad alcova di Pompei, Berlin/New York, de Gruyter, 2010. tav. III, 16).

    15La differenza tra intimo e privato può emergere dall’attenta analisi di Vitruvio (De architectura, VI, 5). Trattando della casa privata (privatis aedificiis), afferma che sono diversificati i vani che devono essere costruiti per consentire l’accesso al pubblico, alle clientele (loca communia : vestibula, fauces, cava aedium – o atria – peristylia), da quelli che sono esclusivi del pater familias (loca propria : cubicula, triclinia, balnea). La differenza coinvolge anche tutti quegli spazi della casa che hanno funzioni analoghe. I loca propria, interdetti alla massa, sono sotto la gestione e l’uso riservato del padrone di casa che v’introduce gli ospiti solo espressamente invitati ( « privati ») : in secretum recipere (Seneca, De benef., VI, 34, 1)13. Gli altri devono essere aperti anche ai cittadini comuni ( « pubblici »), che possono introdursi in essi, anche se non invitati, quando le porte sulla via siano aperte e accessibili. Così il vestibolo, l’atrio e le stanze che si sviluppano attorno ad esso, tablinum e alae – che Seneca definisce il luogo degli estranei – possono essere frequentati da chiunque, come una piazza di città, nelle mattine in cui, spalancate le porte verso la strada della domus, e chiuse quelle verso l’interno, le clientele possono essere ricevute dal patronus in quei riti di scambio che vanno sotto il nome di salutatio, definiti come anello intermedio di mediazione tra lo stato e il cittadino.

    16Secondo la relazione intrattenuta dal dominus con i suoi diversi ospiti, le porte della casa verso i luoghi più interni potevano essere aperte o chiuse per selezionare le persone invitate tenendo conto del rango o della vicinanza, della famigliarità, del livello di prossimità col proprietario.

    17L’ « intimo » si costruisce e si sviluppa lentamente e storicamente, collegato con l’emergere della formazione dell’anima e dell’ « intimo ». L’animo come dice Lucrezio nel De rerum natura (3, 33 ; 3, 13), è strettamente legato con l’io, in una visione positiva della dimensione dell’individuo nella sua unicità, protetta da un’interiorità che sfugge a ogni diretta visibilità, e che tuttavia s’impone nella sua specificità tra gli altri individui. In termini generali, quando sorge il concetto di « intimo », ciò che appartiene soltanto a me, avviene uno spostamento dall’esterno, dalle cose, all’interno, all’io ; dall’esperienza, come stato oggettivo di ciò che ci appare, all’io, che è il luogo in cui le cose appaiono e insieme ciò che dà significato all’esperienza.

    18Il cubiculum, la stanza da letto, è l’ambiente che, declinato in molteplici forme14, si avvicina a un uso più « privato », personale, ma sempre all’interno dell’accezione vitruviana di ambiente a uso del proprietario. I cubicoli, organizzati intorno all’atrio nella domus di età repubblicana, sono stanze di piccole dimensioni, buie perché senza finestre, la cui unica apertura è rappresentata dalla porta verso l’atrio. In queste stanze c’è posto solo per un letto, collocato trasversalmente di fronte alla porta. Lo sviluppo della planimetria attorno all’atrio impone che le stanze da letto della famiglia si dispongano sui lati lunghi di questo. Le stanze da letto degli schiavi invece avevano posto o presso l’entrata della casa, o nell’area di un atrio secondario, oppure al piano superiore, nello spazio che si sviluppa sopra l’atrio ai lati di questo (cenaculum). Ma il cubicolo nel suo sviluppo storico, è anche il luogo dove si può esercitare il potere, amministrare la giustizia15, è l’ambiente dove ci si apparta per incontri intimi a due, a volte collegati al momento della celebrazione della cena [fig. 2], o si prepara una veglia funebre, oppure ci si vuole isolare per meditare, leggere e studiare. E’ utilizzato anche per un accoglimento di tipo più vasto ed esteso come nel cubiculum del sovrano, che in questo modo intende manifestare la propria benevolenza, ed eliminare qualsiasi sospetto di trame nascoste e di pericolo di tirannide16.

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    Fig. 2 Pompei, Casa degli Amorini dorati, triclino O affiancato dai cubicula Q, R (da A. Anguissola, Intimità a Pompei. Riservatezza, condivisione, prestigio negli ambienti ad alcova di Pompei, Berlin/New York, de Gruyter, 2010. tav. III, 21).

    19La sottolineatura di una certa gradazione di « pubblico » anche all’interno degli ambienti più selettivi della casa è stata già evidenziata da Wallace-Hadrill17 e il cubiculum fa parte di questi. E’ fondamentale per un uomo che aspiri alle cariche pubbliche mostrare una casa adeguata al proprio rango e prestigio personale, venire incontro alle necessità di status di una famiglia senatoria. Si trasferiscono quindi al suo interno ambienti adatti all’espletamento degli incarichi pubblici (ad es. l’oecus simile per conformazione architettonico-spaziale alla Basilica civile), che non vengono assolti più, o non soltanto, nel foro e nella Basilica. L’uomo romano che ricopriva delle magistrature, godeva di rado di una vita privata, anche perché la sua vita era costantemente compromessa da intromissioni di vario genere, come testimoniano libelli diffamatori, versi offensivi, accuse, di cui era continuamente bersaglio, come si evidenzia da uno studio di Paul Veyne18. Ma la caratterizzazione in senso pubblico, anche se con diverse sfumature di « pubblico », di tutti gli spazi della casa dell’élite al potere, spinge a ricercare altri spazi oltre al cubiculum, ove si possano manifestare e realizzare le aspirazioni di intimità, necessarie a coltivare la propria spiritualità, la propria cultura, ossia il proprio io.

    Il proiettarsi del sé nello spazio

    20Attorno al peristilio si aggiungono dunque stanze o gruppi di stanze fondamentalmente destinate al riposo ma nelle quali si assomma una molteplicità di funzioni. E Pompei è ricca di esempi.

    21Questi nuovi cubicula (il nome rimane sempre il medesimo nella letteratura, ma l’aggettivazione li differenzia : cubicula diurna, e cubicula nocturna, in Plinio, Ep., 1, 3.1 ; cubiculum noctis, Ep., 2, 17, 20-21 ; cubiculum dormitorium) diventano polifunzionali e vengono vissuti anche per altri usi : per una conversazione tra amici o per una cena intima (Apuleio, Met., XI, 15). Per lo più sono illuminati da finestre affacciate su un giardino per godere durante la giornata di momenti personali e riservati per il riposo, il relax, la meditazione, lo studio e gli incontri amicali : si veda ad es. la Casa degli amorini dorati VI, 16, 7.38, cub. Q [fig. 3]. Nella zona privata dei Praedia di Giulia Felice (Pompei II, 4), i cubicula 97 e 98 hanno ampie finestre affacciate sul parco retrostante. A volte i cubicoli sono associati con sale tricliniari19 (Fig. 1, 2). A Narbonne, Clos de la Lombard, una domus ad atrio e peristilio, possiede una sala tricliniare aperta sul peristilio, affiancata da due cubicoli nella seconda fase20. Altre volte i cubicoli sono vicini ai bagni21.

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    Fig. 3 : Pompei, Casa degli Amorini dorati, Cubiculum Q, con finestra sul giardino (foto dell’autore).

    Cubicula e diaetae

    22Alle parole di Marco Aurelio (cercare un luogo ritirato, di isolamento, separato da tutto per il recupero del sé, come luogo dell’intimo) può corrispondere quanto racconta Plinio il Giovane della sua villa al Laurentino, sulla costa a sud di Ostia (Ep., 2, 17). Diverse diaetae si dislocano in differenti punti della villa. Si tratta di villini, di speciali piccoli appartamenti, composti di poche stanze, di solito un triclinio e due cubicoli (Ep., 2, 17, 6-8), in modo da potervi soggiornare confortevolmente, isolandosi dal resto della casa. Uno a lui caro e destinato alla frequentazione invernale, è composto di un cubicolo, di un triclinio e di un altro cubicolo più piccolo da cui si vede il mare, e la cui parete curva è traforata da finestre che seguono la luce del sole. Il silenzio che avvolge quest’ala della villa favorisce lo studio e la meditazione, e, infatti, in una delle pareti è inserito un armadio librario, per il costante uso del padrone di casa, per la frequente consultazione (in bybliothecae speciem armarium insertum est, quod non legendos libros, sed lecticandos, Ep., 2, 8). Si tratta dunque di una stanza polivalente, riservata e personale, lontana dai rumori, nella quale appartarsi per dedicarsi alle occupazioni preferite : letture, studio, scrittura, con la concentrazione e l’isolamento necessari, per rimanere solo con se stesso, contemplando il mare e lo splendido panorama su cui si apre la serie di finestre della parete absidata. Mentre per il sonno notturno vi sono dei cubicoli noctis et somni, assolutamente isolati dai rumori (Ep., 2, 17, 20-21), che è possibile separare dal resto della stanza con paraventi in vetro e tende. Di questa varietà di soluzioni architettoniche per ritrovare tranquillità, riposo, solitudine è ricca anche la sua la Villa in Toscana (Ep., 5, 6, 23).

    23Dalle Lettere di Plinio si prospettano dunque molto chiaramente ambienti o gruppi di ambienti che vengono incontro alle esigenze dell’intimo, nei quali l’individuo può chiudersi al mondo esterno e dare spazio esclusivo al proprio io, e cioè le diaetae e i cubicula diurni.

    24Il godimento delle bellezze naturali fa parte di questa esigenza intima, cosicché l’apertura di finestre anche numerose, in modo che la stanza sia illuminata naturalmente in ogni ora del giorno, qualifica l’ambiente come spazio del riposo personale, dello studio, della meditazione, della conversazione, e della contemplazione. Lo splendore della natura rigenera lo spirito e arricchisce l’anima della persona.

    25Un raro esempio archeologico dell’uso di una stanza personale durante il giorno per il riposo e per lo studio ci viene da Pompei, dalla Casa con biblioteca VI, 17, 40-41, nell’Insula Occidentalis22 [fig. 4]. In una piccola stanza posta a nord con vista panoramica sul golfo, dotata di nicchia libraria nella parete settentrionale, e arricchita da una pittura che raffigura due letterati con volumen, lyra e capsa, è riconosciuta con certezza una biblioteca privata, un piccolo ambiente per il riposo e l’otium del proprietario. Affiancato da un cubicolo col quale comunica e da un secondo sul retro, per di più vicino a un triclinio, tutto questo quartiere si configura come una diaeta.

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    Fig. 4 : Pompei VI, 17, 40-41, Casa con biblioteca privata 18 (da V. M. Strocka, « Ein Haus mit Privatbibliothek », Römische Mitteilungen, 1993, Abb. 1).

    26Non dissimile per funzioni e isolamento è una piccola stanza appartata, magnificamente dipinta, al piano superiore della Casa di Augusto sul Palatino, in cui è forse da riconoscere la « Siracusa o laboratorio », lo studiolo di Augusto, citato da Svetonio (Divus Aug., 7223) nel quale il principe si ritirava quando voleva isolarsi in segreto [fig. 5].

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    Fig. 5 : Roma, Casa di Augusto sul Palatino : cubiculum- « Syracusa », del principe al piano superiore della domus (14/15) (da P. Gros, L’architecture romaine 2. Maisons, palais, villas et tombeaux, Paris, Picard, 2001, fig. 264).

    Cubicoli absidati e cubicoli finestrati

    27Questi ambienti sono fruiti come spazi di rifugio, isolamento, riposo personale.

    28Il cubiculum absidato della villa di Diomede a Pompei, è costituito da una stanza appartata preceduta da un vestibolo, orientata verso sud e con tre grandi finestre aperte nella parete curva, che si sporge all’esterno verso la campagna circostante [fig. 6]. Questo complesso è stato interpretato come stanza da letto del proprietario e la sua posizione e la sua illuminazione richiamano e anticipano il passo della lettera di Plinio il Giovane (Ep., 2, 17, 8) con la descrizione del cubiculum absidato-biblioteca, da lui usato come luogo di rifugio e di studio.

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    Fig. 6 : Pompei, Villa di Diomede, cubiculum absidato e finestrato 13/14 (da P. Gros, L’architecture romaine 2. Maisons, palais, villas et tombeaux, Paris, Picard, 2001, fig. 317).

    29Nella Villa dei Misteri a Pompei, due cubicoli diurni (9 e 10), al termine di porticati e aperti sulle terrazze affacciate sul mare, erano illuminati da finestre su tutti i lati, per assicurare sia il riposo in una zona appartata della villa, sia il felice isolamento in stanze riservate, con un colpo d’occhio privilegiato sulla costa.

    30Destinati a un’utilizzazione riservata, per la meditazione e l’isolamento dal mondo domestico, appaiono anche i due cubicula diurni nella Casa dell’atrio a mosaico di Ercolano (IV, 2, 1) [fig. 7], dove il settore meridionale della grandiosa dimora comprende un loggiato finestrato, una terrazza verso il mare e, alle due estremità, due cubicoli diurni (23 e 24) con pavimento in opus sectile e finestre che si affacciano verso il paesaggio marino. La trasformazione di questo settore della casa è riferibile all’età augustea. Sono interpretati come cubicoli diurni anche gli ambienti 22 e 23 ai due capi della terrazza sul mare nella Casa dei cervi a Ercolano (IV, 21), illuminati da due ampie finestre, allestimento simile a quello dell’adiacente Casa dell’atrio a mosaico.

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    Fig. 7 : Ercolano, Casa dei cervi (da F. Pesando, M. P. Guidobaldi, Pompei, Oplontis, Ercolano, Stabia, Guide archeologiche Laterza, Bari, Laterza, 2006, fig. p. 339).

    31Nell’esempio più tardo della villa di Piazza Armerina (IV sec. d. C.), due appartamenti privati si sviluppano nel lato sud-orientale della villa, all’estremità meridionale del corridoio della Grande caccia, con due gruppi di camere una delle quali si struttura con un lato curvo finestrato, forse un cubicolo-biblioteca, luogo riservato e isolato dai percorsi domestici. Analogamente, all’altra estremità del corridoio un altro piccolo appartamento privato con cinque stanze disposte a L, ha un ambiente absidato con tre grandi finestre sulla parete curva24. Come negli esempi pliniani, queste diaetae, alle due estremità del corridoio del mosaico della grande caccia, sono costruite in zone separate e appartate dal resto della villa, per garantire tranquillità e silenzio ai frequentatori di questi appartamenti, forse i proprietari stessi.

    32In generale, al desiderio di isolarsi e alle esigenze di tranquillità personale e di silenzio si accompagna anche il bisogno estetico e culturale di usufruire di una particolare e privilegiata vista su panorami esclusivi come la costa campana o i boschi e i giardini della propria villa, in modo che lo spirito possa estendersi verso l’esterno attraverso la contemplazione, e la natura entrare a far parte dell’architettura esclusiva.

    Exedrae

    33Ci sono attività di tipo intellettuale, culturale, parzialmente riservate e personali, destinate a pochi prescelti, che è difficile ubicare in uno spazio preciso delle dimore dell’élite.

    34Ma qualcosa ci suggerisce ancora Plinio il Giovane che organizzava in casa letture pubbliche delle sue opere, alle quali assisteva la moglie Calpurnia, che, seppure dietro a una tenda, « tendeva l’orecchio avido » ad ascoltare (Ep., 4, 19) : rara citazione di coinvolgimento culturale di una moglie romana del II secolo25. Queste riunioni, probabilmente aperte solo a pochi intimi, dovevano avvenire in ambienti particolari, cui possiamo far corrispondere le esedre, stanze all’incirca quadrate, più larghe che profonde, proprio per la vocazione originaria di questi spazi privi di chiusure verso il peristilio che caratterizzavano le dimore ellenistiche e i Ginnasi greci. Erano, infatti, sale per le lezioni, per le riunioni dei giovani, per i pasti in comune. Rapporti amicali, particolari relazioni che s’intrecciano con gli amici, espressi dal termine latino familiares e trovano esplicazione nel convito, si sviluppano anche nella conversazione, che per Cicerone è un’arte che eleva lo spirito (De off., I, 132), nelle letture pubbliche, nell’ascolto di conferenze e lezioni. Queste attività avvenivano in particolari ambienti, che pensiamo possano essere rappresentati dalle esedre. Non hanno funzioni d’uso fissate fin dall’origine, ma cambiano col mutare delle necessità sociali o familiari, secondo i momenti, le occasioni, le ore della giornata e possono accogliere eventi di tipo culturale, o banchetti, com’era in origine nei Ginnasi e nei palazzi principeschi di età ellenistica.

    35Qualche esempio significativo da Pompei tra i tanti possibili : la Casa del Fauno (VI, 12, 1-8) dove è soprattutto nota l’esedra distila 37 con il mosaico di Alessandro e Dario, ma ne vengono realizzate altre ai lati di questa (42, 44, probabilmente con funzione anche tricliniare) e una quarta (14) nell’atrio tetrastilo di servizio. Sui due peristili della Casa del Citarista (I, 4, 5.25) si affacciano le esedre 35 e 18 [fig. 8] ; nella grandiosa Casa dei capitelli colorati articolata su due peristili (VII, 4, 31, 51), l’esedra distila 56 è precedente alla trasformazione di questo settore della casa in officina oleari ; e l’esedra posta al centro del braccio orientale del peristilio 18 fu modificata con l’aggiunta di un’abside nella prima età imperiale.

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    Fig. 8 : Pompei, Casa del Citarista, esedre 35 e 18 (da E. La Rocca, A. e M. de Vos, F. Coarelli, Guida Archeologica di Pompei, Milano, Mondadori, 1976, fig. p. 170).

    36Si evidenzia dunque lo spazio dell’otium come espressione dell’intimo.

    37Tende, paraventi, tramezzi mobili modificavano questi luoghi connotandoli in senso più privato-intimo, separandoli dagli ampi spazi del peristilio, o ripartendo internamente il cubicolo stesso ; nello stesso tempo, l’aggiunta di pezzi di arredo come due seggi (duas cathedras : Plinio, Ep., 2, 17, 21) e un armadio librario (Plinio, Ep., 2, 17, 8) trasformano la stanza da letto in luogo di soggiorno. Un esempio d’isolamento di un particolare ambiente dal restante spazio della casa tramite un paravento di legno è stato recuperato interamente negli scavi di Ercolano, e separa il tablino dall’atrio nella Casa detta appunto « del tramezzo di legno » (III, 11, 4-6, 8-9) [fig. 9]. Si tratta di un’unica, preziosa testimonianza archeologica di una porta pieghevole in legno, fornita di anelli e sostegni in bronzo per appendervi le lucerne, che il dominus poteva far aprire secondo le sue personali esigenze di comunicazione con i clientes, oppure far chiudere per garantirsi una maggiore privacy e tranquillità. Il cubicolo dunque non è il luogo dell’intimo, il sonno della notte non appartiene alla sfera dell’intimo.

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    Fig. 9 : Ercolano, Casa del tramezzo di legno, porta pieghevole in legno che separa il tablinum dall’atrio (foto dell’autore).

    Centralità metafisica del sé, la nuova pregnanza religiosa dell’intimo, quanto di più intimo esista

    38Subito dopo l’affermazione del cristianesimo, l’interiorità subisce una profonda svolta che produce i suoi effetti anche nella considerazione metafisica del mondo. L’individualità nella sua pienezza, come soggetto che si rapporta a Dio e a una salvezza che è personale, è presente nelle correnti neoplatoniche e cristiane, in particolare nel pensiero di Plotino (204-270), e in quello di Agostino (354-430), che ne subì l’influenza.

    39Il mondo è il luogo della dispersione, la dimensione che si contrappone all’io, una forma di allontanamento dall’io, una fuga da se stessi. Non solo. Poiché il sé è il luogo della rivelazione della verità e dello stesso Dio, l’uomo che perde il contatto con il sé, cade in questa pseudo realtà, più vicina al nulla che all’essere : la creazione è l’espressione del male nel quale l’uomo cade. Questa concezione del mondo sta all’interno dei dualismi, in particolare in quella corrente caratterizzata come gnosticismo, in cui il dualismo si determina nella condanna del mondo creato da demoni malvagi, gli eoni, bene espresso dal Canto della perla, un poema in versi strutturato secondo l’articolazione di una fiaba, nel quale il fedele è perso nel mondo, smarrito nelle tenebre, il regno dell’alterità e dell’esilio, dove l’uomo vive come straniero. Per liberarsi da queste catene deve ritrovare la perla, il vero io, e ricongiungersi alla luce26. La conquista della dimensione del sé costituisce la svolta radicale.

    40In Agostino l’interiorità si pone allora come luogo privilegiato della presenza di Dio e delle realtà eterne. Per superare l’ansia e il tormento che agitano l’uomo proiettato e spinto dalla pesantezza del proprio essere verso l’esterno, preso dall’affanno di mille attività, è necessario invertire il cammino della caduta volgendolo verso il sé, verso l’intimo dell’anima (in interiore homine27), luogo della rivelazione di Dio e della verità, la « mia casa interiore ». In lui la contrapposizione tra il mondo e l’interiorità si esprime anche nell’im magine del conflitto tra le due città, la città di Dio e la città dell’uomo, così come configurate nel De civitate Dei. L’uomo non deve quindi accettare il mondo, cioè « la prigionia e l’esilio ».

    41La ricerca del proprio io profondo, anche attraverso la preghiera e la comunicazione col divino, richiede la realizzazione di un ambiente adatto a questo scopo, isolato dalla circolazione domestica, lontano dai rumori della casa, in modo che colui che si dispone alla preghiera possa avere il silenzio, l’isolamento e la cessazione di tutto ciò che è all’esterno, per raccogliersi solo con se stesso.

    42Tralascio la questione delle domus ecclesiae, problema discusso e mai risolto (per ora solo il caso di Dura Europos in Siria appare un esempio abbastanza chiaro di casa trasformata in luogo di culto per una comunità cristiana28) [fig. 10], per arrivare al caso di Hierapolis di Frigia, che tuttavia si presenta come un unicum.

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    Fig. 10 Dura Europos, domus ecclesiae, abitazione trasformata al piano terra in edificio cristiano (da A. Grabar, L’arte paleocristiana, Milano, Rizzoli, 1980, fig. 53).

    43Diversamente da Dura, il caso della stanza della preghiera, a Hierapolis di Frigia, nella Casa dell’iscrizione dipinta [fig. 11], messa in luce dagli scavi dell’Università di Venezia nella Missione Archeologica Italiana29, è per ora l’unico esempio che conosco che esprima la concretizzazione dell’esigenza di una stanza personale, appartata, per il raccoglimento e la preghiera, all’interno di un’abitazione privata. Si tratta di un vano molto piccolo e buio (poco più di 8 mq), privo di luce naturale, sulle cui pareti, all’altezza degli occhi di una persona, tutt’intorno si sviluppa su tre righe un’iscrizione penitenziale [fig. 12] in caratteri maiuscoli greci, che corrisponde al testo biblico della Preghiera di Manasse presente nel Codice Alessandrino (metà del V secolo), conservato a Londra nella British Library30. La preghiera, testo apocrifo delle Sacre Scritture, dichiara in prima persona il pentimento del re di Giuda Manasse, vissuto nel VII sec. a. C. macchiatosi di colpe gravissime – come l’omicidio e il tentativo di abbandonare la religione degli avi – che supplica il perdono divino invocandone la misericordia. L’epigrafe dipinta è databile all’età giustinianea, come l’ultimo assetto architettonico della casa, che vede l’inclusione della stanza, originariamente non prevista. L’eccezionalità della scoperta, oltre che nella posizione stessa dell’iscrizione, risiede nelle caratteristiche del piccolo vano, isolato dal contesto della casa, in comunicazione soltanto con una biblioteca privata. Le tre righe di questa, infatti, si sviluppano non solo sui muri, ma anche sui battenti di porta e finestra31, secondo quanto la ricostruzione digitale del testo epigrafico ci ha consentito di accertare32. Quindi doveva essere letta (o cantata) nell’oscurità, nel chiuso della stanza, alla luce di una lucerna. Si realizza qui ciò che Orìgene, nel Trattato sulla preghiera33 (I metà III sec. d. C.), raccomanda per la preghiera personale, non comunitaria, nell’ambito del privato : quando è possibile, nelle abitazioni in cui dimensioni e spazio lo consentano, si dedichi alla preghiera una stanza apposita in cui, lontano dai rumori della casa, nel silenzio e nell’isolamento, possa realizzarsi quel raccoglimento necessario alla comunione con Dio.

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    Fig. 11 : Hierapolis, Casa dell’iscrizione dipinta (ricostruzione 3D di M. Limoncelli).

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    Fig. 12 : Hierapolis, Iscrizione dipinta (foto dell’autore).

    44Concludendo, dunque, è il ritirarsi in se stesso (Epicuro, Seneca, Marco Aurelio) che dà all’uomo il rifugio più sereno e tranquillo. Nelle correnti cristiane e in particolare nel pensiero di Agostino per recuperare il vero io bisogna escludere l’esterno, raccogliersi in sé stesso, ossia nel luogo in cui Dio si rivela. Il contesto ierapolitano con la stanza dell’epigrafe penitenziale, uno spazio riservato e personale, separato e lontano dalle altre parti della casa, riflette concretamente, seppure come caso finora eccezionale, questo modo di considerare l’interiorità dell’uomo.

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    Notes de bas de page

    1 Per l’affermazione dell’individuo nel mondo greco, cf. J.-P. Vernant, L’individuo, la morte, l’amore, Milano, Raffaello Cortina, 2000, in part. cap. 9 : « L’individuo e la città », p. 187-208. I rilievi di carattere metodologico sono importanti e da condividere ; R. B. Onians, Le origini del pensiero europeo, Milano, Adelphi, 1998, passim ; B. Snell, La cultura greca e le origini del pensiero europeo, Torino, Einaudi, 1963, p. 19-47 ; nel mondo romano, J. Scheid, Les dieux, l’État et l’individu, Paris, Seuil, 2013, in part. p. 209-216. Sul rapporto con la cura di sé, cfr M. Foucault, Storia della sessualità, III, La cura di sé, Milano, Feltrinelli, 1985. Su questo saggio sono importanti le considerazioni critiche di P. Hadot, « Riflessioni sulla nozione di cura di sé », dans P. Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, préf. A. I. Davidson, Torino, Einaudi, 2005, p. 169-172.

    2 C. Gill, The structured self in Hellenistic and Roman thought, Oxford, Oxford University Press, 2006.

    3 M. Aurelio, Pensieri, éd. G. Cortassa, Torino, UTET, 1984, p. 279. Per i passi di Marco Aurelio citati in questo articolo, faccio riferimento a questa edizione.

    4 Cicerone, Pro S. Roscio Amerino, 116 : Atque ea sunt animadvertenda peccata maxime quae difficillime praecaventur. Tecti esse ad alienos possumus, intimi multa apertiora videant necesse est ; socium cavere qui possumus ? quem etiam si metuimus, ius offici laedimus […].

    5 Marcare la differenziazione dalle classi inferiori é un’esigenza che si riflette nei costumi e nelle scelte non solo finanziarie, nel tipo di abitazione, nel consumo di cibi rari e costosi, nella volontà di distinguersi visibilmente. Nella corsa all’esibizione del lusso, staccare le classi inferiori dall’emulazione degli standard di vita agiata, diventava una necessità di diversificazione di classe : T. Veblen, La teoria della classe agiata, Milano, Il Saggiatore, 1969, in part. p. 41 sq., p. 105-109.

    6 M. Griffin et J. Barnes (dir..), Philosophia togata, New York, Oxford University Press, 1989- 1997, 2 vol. ; A. A. Long, From Epicurus to Epictetus : Studies in Hellenistic and Roman philosophy, Oxford, Clarendon, 2006 ; G. D. Williams, K. Volk (dir.), Roman reflections : Studies in Latin philosophy, New York, Oxford University Press, 2015.

    7 G. Giannantoni, M. Gigante (dir.), L’epicureismo greco e romano. Atti del congresso internazionale, Napoli 19-26 maggio 1993, 3 vols., Napoli, Bibliopolis, 1996.

    8 Le occupazioni e la vita quotidiana sentite come un carcere : Gnomologio Vaticano, 58 ; Seneca, Ep. ad Lucilium, II, 14, 14 ; Dial. de otio, 1 ; 3. E questa massima rimbalza ed è commentata in continuità in ambito romano.

    9 J.-M. André, Recherches sur l’otium romain, Paris, Annales littéraires de l’Université de Besancon, LII, 1962.

    10 Seneca, Ep. ad Lucilium, I, 8 ; Dial. de tranqullitate animi, 3 ; Dial. de brevitate vitae, 12.

    11 Id., Ep. ad Lucilium, I, 8.

    12 Per questo spazio, le sue diverse articolazioni e ubicazioni bisogna far riferimento al bel libro di A. Anguissola, Intimità a Pompei. Riservatezza, condivisione, prestigio negli ambienti ad alcova di Pompei, Berlin/New York, de Gruyter, 2010.

    13 Per queste problematiche rinvio anche a A. Zaccaria Ruggiu, Spazio privato e spazio pubblico nella città romana, Roma, École Française de Rome, 210, 1995 ; Ead., « Loca propria e loca communia. Lo spazio tricliniare e il concetto di “privato” in Vitruvio », Archeologia Veneta, 21-22, 1988-1989 (2000), p. 185-204.

    14 A. Anguissola, Intimità a Pompei, op. cit., passim.

    15 Cicerone, In Verr. secunda, III, 9, 23, 34 ; In Verr. secunda, V, 11 ; Tacito, Ann., XI, 2 : nel cubiculum dell’imperatore Claudio si processa Valerio Asiatico ; e in esso Augusto riceveva : Seneca, De clem., III, 7.

    16 Traiano al momento della successione a Domiziano, come segnale di radicale cambiamento della politica, aprì i suoi palazzi e le stanze da letto alla visibilità popolare come garanzia di una corretta gestione della cosa pubblica : Plinio, Panegyricus, LXXXIII, 1.

    17 A. Wallace-Hadrill, « The Social Structure in the Roman House », Papers of the British School in Rome, LVI, 1988, p. 43-97 ; Id., Houses and Society in Pompeii and Herculaneum, Princeton, Princeton university Press, 1994.

    18 P. Veyne, « Le folklore à Rome et les droits de la conscience publique sur la conduite individuelle », Latomus, 42, 1983, p. 3-30.

    19 Sul rapporto tra cubiculum e triclinium e l’interpretazione di quest’accostamento, cfr A. Zaccaria Ruggiu, « Abbinamento triclinium-cubiculum : un’ipotesi interpretativa », Abitare in Cisalpina, Antichità Altoadriatiche, XLIV, 2000 (2001), p. 59-101 ; Ead., « Loca propria e loca communia. Lo spazio tricliniare e il concetto di « privato » in Vitruvio », Archeologia Veneta, 21-22 ; « Studi di Architettura e di Urbanistica greca e romana in onore di G. Tosi », Padova, Societa archeologica veneta, 1998-1999, p. 185-204.

    20 M. Sabrié et Y. Solier, « La maison à portique du Clos de la Lombarde à Narbonne », Revue Archéologique de la Narbonnaise, Suppl. 16, 1987, p. 58-74.

    21 A. Anguissola, Intimità a Pompei…, op. cit., p. 44.

    22 V. M. Strocka, « Pompeji 17,41 : Ein Haus mit Privatbibliothek », Römische Mitteilungen, 100, 1993, p. 321-355, Abb. 1. Molti altri esempi in A. Anguissola, Intimità a Pompei…, op. cit.

    23 Si quando quid secreto aut sine interpellatione erat illi locus in edito singulari, quem Syracusas et technophyon vocabat.

    24 M. Torelli, « Piazza Armerina : note di iconologia », dans La villa romana del Casale di Piazza Armerina, Atti della riunione scientifica della Scuola di perfezionamento in Archeologia classica dell’Università di Catania, 1983, Cronache di Archeologia-Università di Catania, 23.1984, Catania, Università di Catania, 1984, p. 143-156, ill. 1.

    25 A. Rousselle, « La politica dei corpi : tra procreazione e continenza a Roma », dans G. Duby et M. Perrot (dir.), Storia delle donne, L’antichità, Bari, Laterza, 1990, p. 317-372.

    26 Acta Thomae, 108-113, « Il canto della perla », dir. C. Angelino, Genova, Il melangolo, 1987.

    27 Agostino, De magistro, 11, 38, Milano, Rusconi, 1993.

    28 Per l’articolazione degli ambienti, la loro funzione e le pitture cf. J. Lassus, Sanctuaires chrétiens de Syrie, Paris, Librairie orientaliste Paul Geuthner, 1947, p. 10-19 e qui bibliografia precedent ; La casa era dotata di un piano superiore, ma i dati a disposizione non consentono di appurare se era destinato ad alloggiare clero e inservienti, oppure i proprietari dell’abitazione ; C. K. Kraeling et C. B. Welles, Excavations at Dura Europos, Final Report, VIII, 2, The Christian Building, New York, J. J. Augustin Publisher Glükstadt, 1967 ; A. Grabar, L’arte paleocristiana, Milano, Rizzoli, 1980. 67-72, fig. 59-63 ; P. Testini, « Basilica, Domus ecclesiae e aule teodoriane », Antichità Altoadriatiche, XXII, 2, 1982, p. 381-398.

    29 A. Zaccaria Ruggiu, « Il complesso architettonico. Primo inquadramento storico-archeologico e analisi dei contesti », dans F. D’Andria et al. (dir.), L’iscrizione dipinta con la Preghiera di Manasse a Hierapolis di Frigia (Turchia), Rendiconti della Pontificia Accademia di Archeologia, LXXVIII, 2005-2006 (2007), p. 362-394 ; Ead., « Quale cristianesimo ? L’iscrizione di Manasse a Hierapolis di Frigia (Turchia) », dans F. Fontana (dir.), Sacrum facere, Atti del I Seminario di archeologia del sacro, Trieste 17-18 febbraio 2012, Trieste, Ed. Università di Trieste, coll. « Polymnia », 2013, p. 187-211 ; Ead., « Un’insula residenziale a Hierapolis di Frigia », dans S. Lusuardi Siena, Cl. Perassi, F. Sacchi et M. Sannazaro (dir.), Archeologia classica e post-classica tra Italia e Mediterraneo, Milano, Vita e Pensiero, 2016, p. 487-501, Tav. XI.

    30 Cf. G. B. Bazzana, « L’oratio Manasse a Hierapolis », dans D’Andria et al., L’iscrizione dipinta con la Preghiera di Manasse…, op. cit., p. 435.

    31 T. Ritti, « L’epigrafe dipinta », dans D’Andria et al., L’iscrizione dipinta con la Preghiera di Manasse…, op. cit., p. 405, 414.

    32 A. Zaccaria Ruggiu, « Un’insula residenziale a Hierapolis di Frigia », dans S. Lusuardi Siena, Cl. Perassi, F. Sacchi et M. Sannazaro (dir.), Archeologia classica e post-classica tra Italia e Mediterraneo, op. cit., p. 487-501, fig. 13a, b, tav. XI, 1, con lo sviluppo del testo. Da ultimo si veda A. Zaccaria Ruggiu (dir.), Le abitazioni del’insula 104 a Hierapolis di Frigia, Hierapolis XII, Istanbul, Egee Yayinlari, 2019.

    33 Origene, De orat., 31, 4 (trad. N. Antoniono), Roma, Città nuova, 2000. Per il significato dell’iscrizione penitenziale nel privato, la documentazione testuale, e la sua collocazione nella casa rimando a N. Brocca, « La Preghiera di Manasse nella tradizione delle Chiese cristiane. Per un’ipotesi sulla destinazione d’uso della stanza della preghiera », dans A. Zaccaria Ruggiu (dir.), Le abitazioni del’insula 104…, op. cit.

    Auteur

    • Annapaola Zaccaria Ruggiu

      Università degli Studi Ca’ Foscari, Venezia

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    1 Per l’affermazione dell’individuo nel mondo greco, cf. J.-P. Vernant, L’individuo, la morte, l’amore, Milano, Raffaello Cortina, 2000, in part. cap. 9 : « L’individuo e la città », p. 187-208. I rilievi di carattere metodologico sono importanti e da condividere ; R. B. Onians, Le origini del pensiero europeo, Milano, Adelphi, 1998, passim ; B. Snell, La cultura greca e le origini del pensiero europeo, Torino, Einaudi, 1963, p. 19-47 ; nel mondo romano, J. Scheid, Les dieux, l’État et l’individu, Paris, Seuil, 2013, in part. p. 209-216. Sul rapporto con la cura di sé, cfr M. Foucault, Storia della sessualità, III, La cura di sé, Milano, Feltrinelli, 1985. Su questo saggio sono importanti le considerazioni critiche di P. Hadot, « Riflessioni sulla nozione di cura di sé », dans P. Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, préf. A. I. Davidson, Torino, Einaudi, 2005, p. 169-172.

    2 C. Gill, The structured self in Hellenistic and Roman thought, Oxford, Oxford University Press, 2006.

    3 M. Aurelio, Pensieri, éd. G. Cortassa, Torino, UTET, 1984, p. 279. Per i passi di Marco Aurelio citati in questo articolo, faccio riferimento a questa edizione.

    4 Cicerone, Pro S. Roscio Amerino, 116 : Atque ea sunt animadvertenda peccata maxime quae difficillime praecaventur. Tecti esse ad alienos possumus, intimi multa apertiora videant necesse est ; socium cavere qui possumus ? quem etiam si metuimus, ius offici laedimus […].

    5 Marcare la differenziazione dalle classi inferiori é un’esigenza che si riflette nei costumi e nelle scelte non solo finanziarie, nel tipo di abitazione, nel consumo di cibi rari e costosi, nella volontà di distinguersi visibilmente. Nella corsa all’esibizione del lusso, staccare le classi inferiori dall’emulazione degli standard di vita agiata, diventava una necessità di diversificazione di classe : T. Veblen, La teoria della classe agiata, Milano, Il Saggiatore, 1969, in part. p. 41 sq., p. 105-109.

    6 M. Griffin et J. Barnes (dir..), Philosophia togata, New York, Oxford University Press, 1989- 1997, 2 vol. ; A. A. Long, From Epicurus to Epictetus : Studies in Hellenistic and Roman philosophy, Oxford, Clarendon, 2006 ; G. D. Williams, K. Volk (dir.), Roman reflections : Studies in Latin philosophy, New York, Oxford University Press, 2015.

    7 G. Giannantoni, M. Gigante (dir.), L’epicureismo greco e romano. Atti del congresso internazionale, Napoli 19-26 maggio 1993, 3 vols., Napoli, Bibliopolis, 1996.

    8 Le occupazioni e la vita quotidiana sentite come un carcere : Gnomologio Vaticano, 58 ; Seneca, Ep. ad Lucilium, II, 14, 14 ; Dial. de otio, 1 ; 3. E questa massima rimbalza ed è commentata in continuità in ambito romano.

    9 J.-M. André, Recherches sur l’otium romain, Paris, Annales littéraires de l’Université de Besancon, LII, 1962.

    10 Seneca, Ep. ad Lucilium, I, 8 ; Dial. de tranqullitate animi, 3 ; Dial. de brevitate vitae, 12.

    11 Id., Ep. ad Lucilium, I, 8.

    12 Per questo spazio, le sue diverse articolazioni e ubicazioni bisogna far riferimento al bel libro di A. Anguissola, Intimità a Pompei. Riservatezza, condivisione, prestigio negli ambienti ad alcova di Pompei, Berlin/New York, de Gruyter, 2010.

    13 Per queste problematiche rinvio anche a A. Zaccaria Ruggiu, Spazio privato e spazio pubblico nella città romana, Roma, École Française de Rome, 210, 1995 ; Ead., « Loca propria e loca communia. Lo spazio tricliniare e il concetto di “privato” in Vitruvio », Archeologia Veneta, 21-22, 1988-1989 (2000), p. 185-204.

    14 A. Anguissola, Intimità a Pompei, op. cit., passim.

    15 Cicerone, In Verr. secunda, III, 9, 23, 34 ; In Verr. secunda, V, 11 ; Tacito, Ann., XI, 2 : nel cubiculum dell’imperatore Claudio si processa Valerio Asiatico ; e in esso Augusto riceveva : Seneca, De clem., III, 7.

    16 Traiano al momento della successione a Domiziano, come segnale di radicale cambiamento della politica, aprì i suoi palazzi e le stanze da letto alla visibilità popolare come garanzia di una corretta gestione della cosa pubblica : Plinio, Panegyricus, LXXXIII, 1.

    17 A. Wallace-Hadrill, « The Social Structure in the Roman House », Papers of the British School in Rome, LVI, 1988, p. 43-97 ; Id., Houses and Society in Pompeii and Herculaneum, Princeton, Princeton university Press, 1994.

    18 P. Veyne, « Le folklore à Rome et les droits de la conscience publique sur la conduite individuelle », Latomus, 42, 1983, p. 3-30.

    19 Sul rapporto tra cubiculum e triclinium e l’interpretazione di quest’accostamento, cfr A. Zaccaria Ruggiu, « Abbinamento triclinium-cubiculum : un’ipotesi interpretativa », Abitare in Cisalpina, Antichità Altoadriatiche, XLIV, 2000 (2001), p. 59-101 ; Ead., « Loca propria e loca communia. Lo spazio tricliniare e il concetto di « privato » in Vitruvio », Archeologia Veneta, 21-22 ; « Studi di Architettura e di Urbanistica greca e romana in onore di G. Tosi », Padova, Societa archeologica veneta, 1998-1999, p. 185-204.

    20 M. Sabrié et Y. Solier, « La maison à portique du Clos de la Lombarde à Narbonne », Revue Archéologique de la Narbonnaise, Suppl. 16, 1987, p. 58-74.

    21 A. Anguissola, Intimità a Pompei…, op. cit., p. 44.

    22 V. M. Strocka, « Pompeji 17,41 : Ein Haus mit Privatbibliothek », Römische Mitteilungen, 100, 1993, p. 321-355, Abb. 1. Molti altri esempi in A. Anguissola, Intimità a Pompei…, op. cit.

    23 Si quando quid secreto aut sine interpellatione erat illi locus in edito singulari, quem Syracusas et technophyon vocabat.

    24 M. Torelli, « Piazza Armerina : note di iconologia », dans La villa romana del Casale di Piazza Armerina, Atti della riunione scientifica della Scuola di perfezionamento in Archeologia classica dell’Università di Catania, 1983, Cronache di Archeologia-Università di Catania, 23.1984, Catania, Università di Catania, 1984, p. 143-156, ill. 1.

    25 A. Rousselle, « La politica dei corpi : tra procreazione e continenza a Roma », dans G. Duby et M. Perrot (dir.), Storia delle donne, L’antichità, Bari, Laterza, 1990, p. 317-372.

    26 Acta Thomae, 108-113, « Il canto della perla », dir. C. Angelino, Genova, Il melangolo, 1987.

    27 Agostino, De magistro, 11, 38, Milano, Rusconi, 1993.

    28 Per l’articolazione degli ambienti, la loro funzione e le pitture cf. J. Lassus, Sanctuaires chrétiens de Syrie, Paris, Librairie orientaliste Paul Geuthner, 1947, p. 10-19 e qui bibliografia precedent ; La casa era dotata di un piano superiore, ma i dati a disposizione non consentono di appurare se era destinato ad alloggiare clero e inservienti, oppure i proprietari dell’abitazione ; C. K. Kraeling et C. B. Welles, Excavations at Dura Europos, Final Report, VIII, 2, The Christian Building, New York, J. J. Augustin Publisher Glükstadt, 1967 ; A. Grabar, L’arte paleocristiana, Milano, Rizzoli, 1980. 67-72, fig. 59-63 ; P. Testini, « Basilica, Domus ecclesiae e aule teodoriane », Antichità Altoadriatiche, XXII, 2, 1982, p. 381-398.

    29 A. Zaccaria Ruggiu, « Il complesso architettonico. Primo inquadramento storico-archeologico e analisi dei contesti », dans F. D’Andria et al. (dir.), L’iscrizione dipinta con la Preghiera di Manasse a Hierapolis di Frigia (Turchia), Rendiconti della Pontificia Accademia di Archeologia, LXXVIII, 2005-2006 (2007), p. 362-394 ; Ead., « Quale cristianesimo ? L’iscrizione di Manasse a Hierapolis di Frigia (Turchia) », dans F. Fontana (dir.), Sacrum facere, Atti del I Seminario di archeologia del sacro, Trieste 17-18 febbraio 2012, Trieste, Ed. Università di Trieste, coll. « Polymnia », 2013, p. 187-211 ; Ead., « Un’insula residenziale a Hierapolis di Frigia », dans S. Lusuardi Siena, Cl. Perassi, F. Sacchi et M. Sannazaro (dir.), Archeologia classica e post-classica tra Italia e Mediterraneo, Milano, Vita e Pensiero, 2016, p. 487-501, Tav. XI.

    30 Cf. G. B. Bazzana, « L’oratio Manasse a Hierapolis », dans D’Andria et al., L’iscrizione dipinta con la Preghiera di Manasse…, op. cit., p. 435.

    31 T. Ritti, « L’epigrafe dipinta », dans D’Andria et al., L’iscrizione dipinta con la Preghiera di Manasse…, op. cit., p. 405, 414.

    32 A. Zaccaria Ruggiu, « Un’insula residenziale a Hierapolis di Frigia », dans S. Lusuardi Siena, Cl. Perassi, F. Sacchi et M. Sannazaro (dir.), Archeologia classica e post-classica tra Italia e Mediterraneo, op. cit., p. 487-501, fig. 13a, b, tav. XI, 1, con lo sviluppo del testo. Da ultimo si veda A. Zaccaria Ruggiu (dir.), Le abitazioni del’insula 104 a Hierapolis di Frigia, Hierapolis XII, Istanbul, Egee Yayinlari, 2019.

    33 Origene, De orat., 31, 4 (trad. N. Antoniono), Roma, Città nuova, 2000. Per il significato dell’iscrizione penitenziale nel privato, la documentazione testuale, e la sua collocazione nella casa rimando a N. Brocca, « La Preghiera di Manasse nella tradizione delle Chiese cristiane. Per un’ipotesi sulla destinazione d’uso della stanza della preghiera », dans A. Zaccaria Ruggiu (dir.), Le abitazioni del’insula 104…, op. cit.

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    Puccini, Géraldine, éditeur. L’intime de l’Antiquité à nos jours. Presses Universitaires de Bordeaux, 2019, https://doi.org/10.4000/books.pub.45423.
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