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    Plan détaillé Texte intégral Premessa Produzione editoriale nella legazione di Romagna La stampa a Ravenna La famiglia Giovannelli: da librai veneziani a stampatori ravennati Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli Oltre la tipografia camerale e arcivescovile Notes de bas de page Auteur

    Tipografi, librai ed editori minori per la storia del libro

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    Una società tipografica a Ravenna nel XVII secolo: Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli

    Silvia Tripodi

    p. 105-125

    Texte intégral Premessa Produzione editoriale nella legazione di Romagna La stampa a Ravenna La famiglia Giovannelli: da librai veneziani a stampatori ravennati Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli Oltre la tipografia camerale e arcivescovile Notes de bas de page Auteur

    Texte intégral

    Premessa

    1Il tentativo di ricostruire l’attività della società composta da Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli, attiva a Ravenna nella prima metà del secolo XVII, ha preso le mosse da alcune considerazioni di carattere generale riguardo alla produzione tipografica del Seicento1.

    2Non sono stati finora compiuti studi aventi come oggetto le stamperie ravennati del XVII secolo, mancano sia lavori di carattere generale relativi alla produzione secentesca sia lavori approfonditi su singoli casi studio. La presente ricerca tenta di supplire, in parte, a tale assenza, presentando i risultati di uno studio, condotto attraverso la documentazione archivistica e l’analisi della produzione editoriale, su un’azienda tipografica attiva in un territorio periferico che non riuscì a imporsi all’interno del circuito della produzione libraria del Seicento. È possibile infatti soffermarsi su due aspetti, strettamente correlati, in grado di sintetizzare le peculiarità dell’attività della società ravennate: beneficiò del rapporto privilegiato con le autorità governative ed ecclesiastiche e, per quasi tutto il Seicento, fu l’unica tipografia operante a Ravenna. Tale vicinanza alle istituzioni ebbe una ripercussione sulla produzione di de’ Paoli e Giovannelli, caratterizzata da un’iniziativa editoriale limitata anche se, sostanzialmente, in linea con la produzione secentesca, ma in gran parte sostenuta da commissioni governative ed ecclesiastiche.

    3La ricerca archivistica è stata il punto di partenza del lavoro, il cui obiettivo consisteva nel riuscire a definire il rapporto esistente tra i due stampatori, seconda generazione di tipografi appartenenti alla famiglia Giovannelli, e i loro predecessori, attivi a Ravenna alla fine del XVI secolo2. Le notizie veicolate dalla documentazione archivistica consultata contribuiscono a tracciare, seppur a grandi linee, il momento di passaggio della tipografia Giovannelli da Pietro e Camillo a Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista.

    4In un secondo momento, l’analisi della produzione editoriale ha permesso di individuare alcuni elementi condivisi con la produzione tipografica coeva e, attraverso un esame delle sottoscrizioni editoriali, di approfondire i rapporti che i tipografi intrattennero con le autorità, riscontrabili nelle qualifiche esibite nelle pubblicazioni.

    Produzione editoriale nella legazione di Romagna

    5A differenza degli studi relativi all’introduzione della stampa nel XVI secolo e all’attività dei primi tipografi in territorio romagnolo3, una riflessione sull’attività tipografica nella legazione di Romagna nel corso del Seicento secolo può essere impostata su considerazioni di carattere generale poiché rari sono stati gli studi sulle singole stamperie delle città4.

    6A partire dalla metà del XV secolo l’evoluzione delle nuove strutture statali interessò anche lo Stato pontificio. Il progressivo ampliamento dei territori soggetti alla dominazione pontificia, che si estendevano da Roma fino alla regione adriatica, richiese un’organizzazione gerarchica del potere e una conseguente crescita delle strutture burocratiche, sia centrali che periferiche5. Nelle province settentrionali dello Stato pontificio furono istituite le legazioni di Bologna, Ferrara, Romagna e, in seguito, Urbino; i cardinali legati a latere, rappresentanti diretti del pontefice, divennero i reggenti delle sedi legatizie6.

    7Le legazioni diventarono quindi le istituzioni di governo intermedie tra il potere centrale e i territori periferici. La città di Ravenna fu scelta come capoluogo della legazione di Romagna non solo perché già sede arcivescovile ma anche per la sua rilevanza storica; ciò è evidente nella scelta di riproporre nell’intitolazione la doppia formula di “Provincia di Romagna ed Esarcato di Ravenna”7. A Ravenna i governatori erano eletti dai legati pontifici, che rappresentavano il potere centrale nelle amministrazioni locali; l’incarico del cardinal legato veniva riconfermato per breve pontificio mentre i governatori ricevevano la patente dal legato. L’importanza della figura del governatore nella sede legatizia fu però fortemente limitata dalla presenza, nella stessa città, del cardinal legato8.

    8Eppure, a differenza delle vicine Bologna e Ferrara, il capoluogo della legazione romagnola non riuscì a imporsi dal punto di vista economico e culturale sul territorio né a prevalere sui centri della stessa legazione9.

    9I cambiamenti dell’editoria secentesca scaturirono anche dalle ripercussioni che il clima storico ed economico del XVII secolo ebbe sulla produzione tipografica. Come già sottolineato da Francesco Barberi, il Seicento in Italia «è, nello stesso tempo, il secolo del conformismo e della cultura dei ceti subalterni manipolata dall’alto anche quando assume forme di letteratura popolare, nonché delle opere encomiastiche e di edificazione religiosa»10. Il XVII secolo rappresentò anche un’importante fase di passaggio e di progresso per l’editoria; in questo periodo avvennero alcuni cambiamenti significativi volti alla tutela della produttività come, per esempio, una maggiore differenziazione del prodotto e la riduzione dei costi; tali modifiche non tardarono ad avere effetti anche sulla qualità delle pubblicazioni, soprattutto di quelle che non beneficiarono di commissioni o garanzie.

    10Nel corso del secolo si assiste ad un significativo aumento delle pubblicazioni ufficiali: opuscoli, bandi e fogli volanti creati e commissionati principalmente dalle istituzioni pubbliche, sia laiche sia ecclesiastiche, che utilizzarono la stampa come mezzo per poter intervenire direttamente e diffondere posizioni e orientamenti nella società11.

    11A differenza della legazione bolognese, l’attività tipografica in territorio romagnolo fu caratterizzata dal decentramento; infatti, il rilevante aumento delle officine tipografiche negli altri centri della legazione è un elemento in grado di sottolineare il ruolo periferico svolto da Ravenna che, in qualità di capoluogo della legazione, non riuscì a diventare un centro vitale e di aggregazione nei confronti delle altre città.

    12I tipografi cercarono di istituire e mantenere un rapporto privilegiato con le istituzioni, governative ed ecclesiastiche, che commissionarono numerose pubblicazioni ufficiali; esse rappresentarono una preziosa fonte di guadagni per le aziende e, in alcuni casi, le pubbliche commissioni riuscirono anche a garantirne il consolidamento o la sopravvivenza sul territorio12.

    La stampa a Ravenna

    13A causa della mancanza di una tipografia a Ravenna, nel corso della dominazione veneziana, gli autori ravennati si rivolsero principalmente a tipografi veneziani, bolognesi e romani13.

    14Durante il governo pontificio si avvicendarono in città alcuni librai che, promettendo un concreto impegno per introdurre la stampa in città e impiantare una tipografia, ottennero da parte del governo della città licenze ed esenzioni fiscali. Ma i librai si limitarono ad usufruire dei privilegi offerti dal governo senza concretizzare le loro promesse finché, nel 1578, Cesare Cavazza fu quasi costretto ad impiantare una tipografia in città a seguito della minaccia da parte del Comune di revocare tutte le esenzioni di cui beneficiava14.

    15A partire dal 1579 a Ravenna fu attivo anche un altro tipografo, Francesco Tebaldini, originario di Osimo. Poiché nella prima edizione da lui sottoscritta compare anche Cavazza è stata anche ipotizzata la presenza di Tebaldini nella tipografia Cavazza a partire dal 1578, ma la collaborazione tra i due stampatori sembrerebbe limitata a due sole edizioni; nelle altre edizioni compaiono sempre singolarmente15.

    16Tebaldini, in seguito alla scomparsa di Cavazza, divenne lo stampatore della comunità, camerale e arcivescovile; egli continuò l’attività tipografica in città finché, nel 1586, giunsero a Ravenna i cognati di Cavazza: i librai veneziani Pietro e Camillo Giovannelli. Essi presentarono un’istanza per aprire una libreria ed ottenere specifiche esenzioni e privilegi, proponendosi come successori dell’attività del cognato16.

    17I fratelli Giovannelli riuscirono ad ottenere ciò che avevano richiesto, iniziando in tal modo la loro attività a Ravenna accanto al Tebaldini che «rimase attivo fino al 1590, anno nel quale se ne ipotizza la morte, non riuscendo a pubblicare gli statuti della città di Ravenna, che gli erano stati commissionati e che furono invece realizzati nel 1591 da Pietro e Camillo Giovannelli con Sigismondo Bordogna»17. La presenza di Bordogna a Ravenna, oltre alla pubblicazione degli Statuti cittadini, era finora documentata anche dalla pubblicazione di un falso editoriale del 159218.

    18I nomi di Pietro e Camillo Giovannelli compaiono nelle sottoscrizioni editoriali fino al 1595, successivamente Pietro continuò l’attività fino al 1599. In seguito, gli eredi proseguirono l’attività fino al 1618, data in cui per la prima volta apparvero i nomi di Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli nelle sottoscrizioni. De’ Paoli proseguì da solo nel periodo compreso dal 1649 fino al 1656 e, in seguito, gli eredi continuarono l’attività in città fino agli ultimi anni del XVII secolo quando affittarono la tipografia ad altri stampatori19.

    19Ma ci furono anche alcuni tipografi che si fermarono solo temporaneamente nel capoluogo della legazione di Romagna, come Andrea Miserocchi, Girolamo Corelli e Girolamo Venturi, Lorenzo Zanotti e Girolamo Menzochi e, infine, Pietro Paolo Rossi20.

    20Condivisibile la proposta avanzata da Claudia Giuliani che, lavorando sul tipografo Girolamo Corelli in società con Girolamo Venturi, ha analizzato le caratteristiche tipografiche delle pubblicazioni, individuando molti elementi di congiunzione con altre edizioni coeve. Uno degli elementi ricorrenti è, per esempio, l’utilizzo di una marca tipografica adoperata anche da Francesco Tebaldini, con cui sembra ipotizzabile una collaborazione non espressa. Le analisi delle caratteristiche tipografiche nelle edizioni coeve «evidenziano l’uso del medesimo materiale tipografico da parte dei vari stampatori ravennati negli anni della introduzione della stampa nella città»21. Sembra quindi confermata la condivisione dei caratteri anche senza l’esistenza di una vera e propria società e «pare ragionevole affermare che proprio al Tebaldini ed ai suoi caratteri, si debbono tutte le stampe prodotte in ambito ravennate, comprese le edizioni sottoscritte dal solo Cavazza […] fino alla cessazione dell’attività del tipografo marchigiano, avvenuta nel 1590»22.

    La famiglia Giovannelli: da librai veneziani a stampatori ravennati

    21I fratelli Pietro e Camillo Giovannelli, figli di Giovanni Battista, nella documentazione archivistica sono citati come librai provenienti da Venezia23, città in cui lavorarono presso la tipografia di Sigismondo Bordogna, attivo probabilmente più come commerciante di libri che come tipografo24. Il nome di Pietro Giovannelli si trova, per la prima volta, in un’edizione del 1585 stampata a Reggio Emilia da Ercoliano Bartoli e Ippolito Tromba. La presenza del Giovannelli a Ravenna è stata ipotizzata a partire da quella data poiché l’autore dell’opera, Tommaso Garzoni, era ravennate e nella stessa città operava il cognato del tipografo, Cesare Cavazza25.

    22In seguito alla morte del Cavazza, avvenuta probabilmente nel 1586, i fratelli Giovannelli presentarono un’istanza al governo ravennate per ottenere la concessione del «libero commercio di detta arte de libraria, et cose pertinente a essa senza pagamento di dacio, o gabella alcuna, et di più, che per dieci anni prossimi solamente alcun altro che loro possino aprir botegha, overo fare tal arte in detta città de’ libri in banchetti, e in qualunque altro modo»26.

    23In città l’attività del tipografo Francesco Tebaldini continuò anche successivamente all’arrivo dei Giovannelli malgrado i problemi con Pietro, che «trovava modo di permutare con altri i libri editi dallo stesso Tebaldini e rivenderli con danno grandissimo di quest’ultimo che fece istanza pel privilegio e per la garanzia della propria vendita al Consiglio»27.

    24Come già ricordato, probabilmente a seguito della sopravvenuta morte del Tebaldini, i Giovannelli stamparono gli Statuti della città grazie alla collaborazione del tipografo Sigismondo Bordogna, la cui attività veneziana venne affidata durante la sua assenza a Camillo Giovannelli e, successivamente, all’agente Bernardino Corso28. L’ultima pubblicazione veneziana di Bordogna è una Vita di S. Massimo vescovo del 1588, in realtà l’opera venne stampata da Giovanni Antonio Rampazetto su richiesta di Camillo Giovannelli, che mantenne nella sottoscrizione editoriale il nome e l’indirizzo del Bordogna29.

    25I Giovannelli potrebbero essere descritti come una famiglia di librai che, adattandosi alle circostanze, riuscì a consolidare l’azienda ereditata e a garantirne la sopravvivenza, occupandosi non solo del commercio librario ma anche del processo di stampa.

    26Non è possibile individuare con certezza la città d’origine della famiglia Giovannelli, né accertare eventuali legami di parentela con il ramo veneziano dei Giovannelli di Gandino (BG)30. EDIT16 ipotizza l’identificazione con il Pietro Giovannelli da Gandino che compare in qualità di editore di una monumentale raccolta pubblicata a Venezia da Antonio Gardano nel 156831.

    27Anche la famiglia Giovannelli, attraverso il legame con Sigismondo Bordogna e il matrimonio della sorella con Bernardino Corso, contribuì a creare e consolidare rapporti professionali attraverso politiche matrimoniali tra famiglie variamente legate al mondo della produzione del libro; mediante tali relazioni non solo mantennero ma probabilmente rafforzarono sia il legame con la città di Venezia sia con la tipografia di Bordogna.

    28L’attività principale attorno alla quale gravitarono gli interessi dei diversi membri della famiglia sembra essere stata proprio il commercio librario, come già attestato dai primi interessi di Cesare Cavazza a Ravenna. Gli studi di Claudia Giuliani prospettano l’utilizzo dello stesso materiale tipografico di Francesco Tebaldini in tutte le edizioni di Cavazza, ciò attesterebbe l’esistenza di un sodalizio, non sempre espresso, con il tipografo di Osimo32.

    29Allo stesso modo è ipotizzabile che i fratelli Giovannelli, collaboratori del tipografo Sigismondo Bordogna a Venezia, condivisero con il titolare della stamperia un maggiore impegno nel commercio dei libri piuttosto che nella loro produzione. Sigismondo Bordogna sembra aver avuto più successo nella sua attività di libraio piuttosto che come tipografo, infatti la sua bottega è ricordata come una delle più qualificate e longeve della seconda metà del XVI secolo. È probabile che Sigismondo Bordogna si recò a Ravenna insieme a Pietro e Camillo Giovannelli per avviare una stamperia e un negozio di libri; il tipografo veneziano tornava spesso a Venezia affidando, durante i periodi di assenza, la cura della sua attività veneziana a Camillo Giovannelli e successivamente all’agente Bernardino Corso. Sembra lecito ipotizzare una scarsa dimestichezza con il processo di stampa anche per Camillo Giovannelli che, nel 1588, ebbe la necessità di rivolgersi ad un altro tipografo veneziano, Giovanni Antonio Rampazetto, per stampare un opuscolo contenente la Vita di S. Massimo vescovo33.

    30A Ravenna il nome di Camillo compare nelle sottoscrizioni editoriali fino al 1595, nonostante ciò, in seguito alla morte del fratello, egli continuò ad occuparsi della tipografia anche in qualità di tutore del giovane nipote, ruolo che condividerà con Bordogna fino al rientro del tipografo nella città lagunare. È quindi del tutto probabile che Camillo a Ravenna si sia occupato principalmente della libreria e, allo stesso tempo, abbia supervisionato il lavoro in tipografia, almeno finché non introdusse e avviò al lavoro Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli.

    Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli

    31La ricerca archivistica, condotta presso L’Archivio di Stato di Ravenna, fondo Archivio notarile distrettuale di Ravenna e l’Archivio Storico Comunale di Ravenna, è stata avviata con lo scopo di individuare e ricostruire i legami familiari esistenti tra Giovanni Battista Giovannelli e i suoi predecessori veneziani Pietro e Camillo34.

    32Nonostante non siano finora emersi atti o documenti particolarmente significativi per la ricostruzione delle attività connesse alla tipografia, gli atti conservati presso il fondo Archivio notarile distrettuale e l’Archivio Storico Comunale di Ravenna hanno permesso di ricavare alcune informazioni relative all’amministrazione del patrimonio familiare, utili per individuare anche i legami parentali, ma anche all’affitto di case e botteghe. Tale ricerca, seppur preliminare, consente di poter ricostruire il momento di passaggio della tipografia dei fratelli Pietro e Camillo alla società formata da Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli.

    33In un atto notarile rogato il 14 giugno 1599 a Ravenna, in cui vengono definiti modalità e termini del pagamento della dote della sorella dei due tipografi, si cita il nome di Bernardino Corso in qualità di marito, al quale viene versata una somma in moneta veneta35. Sulla base del pagamento in valuta veneziana e della citazione di un atto rogato presso un notaio di Venezia, Corso può essere identificato con l’agente al quale Sigismondo Bordogna lasciò, prima in concessione e poi in eredità, la propria azienda e che il 9 marzo 1603 «chiese di essere immatricolato all’Arte dei libreri, stampatori e ligadori de libri come libraio, in qualità di suo erede principale»36.

    34Nel testamento di Pietro Giovannelli del 1599, il librarius veneziano nominò come suo erede universale il figlio legittimo Giovanni Battista, in pupilari etate al momento del rogito, il quale venne affidato alla cura e tutela di Sigismondo Borgogna e dello zio Camillo Giovannelli37.

    35Nello stesso atto compare per la prima volta il nome di Pietro de’ Paoli che, insieme alle sorelle, è citato in qualità di figlio di Paolo Calegari da Venezia e nipote del testatore38.

    36Ricordato anche nel testamento di Camillo Giovannelli, rogato nel 1615, Pietro de’ Paoli viene citato come D(ominum) Petru(m) q(uondam) Pauli de Paulis eius nepotem ex sorore, quindi cugino di Giovanni Battista e nipote dei tipografi per parte di una sorella39. Entrambi i nipoti vennero nominati eredi universali, a Pietro toccarono i 2/3 di beni e suppellettili mentre Giovanni Battista ottenne il terzo rimanente ma a determinate condizioni: sarebbe dovuto rimanere insieme a Pietro per poter ottenere la sua parte di eredità che consisteva anche nell’usufrutto di beni e suppellettili; in caso contrario la terza parte sarebbe toccata al cugino e il Giovannelli avrebbe mantenuto esclusivamente la comproprietà.

    37Tale clausola potrebbe rivelare la volontà, da parte del testatore, di tutelare gli interessi e l’usufrutto di Pietro de’ Paoli dal momento che Giovanni Battista era già stato nominato erede universale dei beni del padre, Pietro Giovannelli.

    38Pur senza mai nominare la tipografia, le attrezzature o i libri sembra chiaro che i riferimenti al dover rimanere insieme possano fare riferimento all’azienda tipografica di famiglia. Tale ipotesi sembrerebbe essere confermata dall’inventario dei beni di Camillo, redatto il 4 gennaio 1616, in cui non vennero registrati né i libri né gli altri beni dell’appoteca librarie per mancanza di tempo40.

    39Dall’analisi della maggior parte delle sottoscrizioni editoriali del periodo compreso tra il 1602 e il 1617, che precede la comparsa dei nomi Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli, è possibile proporre alcune considerazioni. Le formule usate sono le seguenti: “per gli heredi di Pietro Giouannelli”, “per l’herede del Giouannelli” e, in un caso, “per il Giouannelli”, non è stato finora possibile identificare le persone che usarono le suddette qualifiche celate dietro tali formule generiche.

    40Tuttavia, si può ragionevolmente supporre che i dipendenti di Pietro Giovannelli continuarono in un primo momento l’attività sotto la supervisione di Sigismondo Bordogna, lo ricordiamo infatti ancora in città come di tutore del figlio di Pietro, e di Camillo Giovannelli, che curò la stamperia negli interessi del giovane nipote Giovanni Battista; è probabile che negli stessi anni anche Pietro de’ Paoli iniziò l’apprendistato in bottega.

    41Pertanto è possibile che nel periodo che va dalla morte di Pietro Giovannelli fino alla prima edizione sottoscritta dai due tipografi, essi appresero il mestiere principalmente sotto la supervisione dello zio Camillo Giovannelli.

    42In seguito alla sua scomparsa, nel 1616 venne redatto l’inventario dei suoi beni su commissione di Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli. Al suo interno, sfortunatamente, non vennero descritti né i libri né gli altri oggetti inerenti alla bottega di Camillo Giovannelli per comodità e per mancanza di tempo41. Due anni dopo, Pietro e Giovanni Battista iniziarono ad occuparsi ufficialmente dell’attività di famiglia pubblicando le loro prime edizioni nel 161842.

    43È possibile proporre qualche riflessione anche in merito alle notizie sulle localizzazioni delle abitazioni, della bottega e della tipografia ricavate dalla documentazione archivistica; la maggior parte degli atti notarili risultano rogati presso la libreria di uno o di entrambi i cugini, definita bibliotheca o appotheca; la tipografia invece non è mai esplicitamente nominata negli atti finora consultati.

    44Inoltre, dalla ricerca archivistica non sono emersi atti relativi ai lasciti testamentari dei due stampatori, che avrebbero permesso di ricostruire anche il momento del passaggio della tipografia dalla società de’ Paoli e Giovannelli ai loro eredi. In mancanza di tale documentazione, è possibile analizzare le locazioni di case e botteghe nel corso del tempo ed evidenziare alcuni elementi come, per esempio, gli spostamenti all’interno e all’esterno del territorio di Ravenna registrati sia da Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli sia dai loro predecessori.

    45La maggior parte dei documenti è relativa a contratti di affitto per abitazioni, talvolta con annessa terra coltivabile; è verosimile che alcune venissero utilizzate come residenza dai due stampatori mentre altre riconvertite in bottega o, presumibilmente, in tipografia.

    46Nel primo periodo della loro attività presero in locazione alcune case verosimilmente usate come abitazioni con annessa bottega, tali abitazioni erano concentrate negli stessi quartieri della città dei loro predecessori, probabilmente per mantenere una certa continuità con il passato.

    47In seguito, invece, aumentò il numero dei locali in locazione nello stesso periodo di tempo e dei contratti di affitto intestati sia ad entrambi sia ai singoli stampatori. È probabile che in un secondo momento, oltre ai locali usati rispettivamente come abitazioni, insieme affittarono alcune case riconvertite in bottega o magazzini. Le abitazioni affittate nel primo periodo si trovano entro le mura della città, successivamente le case con annessa terra coltivabile sono in territori al di fuori dei confini cittadini43.

    48A titolo esemplificativo, è possibile localizzare l’abitazione del libraro Giovanni Battista Giovannelli tra le case della guaita di Sant’Agnese, citata in un documento redatto in seguito all’esondazione dei fiumi Ronco e Montone, avvenuta il 27 maggio 1636 a Ravenna. Lo Stato Pontificio inviò alcuni delegati per la stesura di un documento in cui vennero elencate, strada per strada, le case e le botteghe dei cittadini, gli eventuali danni subiti e una stima del valore degli stessi. Nonostante la quantità e la consistenza dei danni riportati in numerose abitazioni e locali adibiti a bottega, la casa del libraro Giovannelli presso la strada di Sancta Agnese è ricordata tra gli edifici che non subirono danni44.

    49È possibile ipotizzare che Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli affittarono anche alcuni locali destinati alla tipografia, che poteva anche trovarsi non molto distante dalla stessa bottega ma non sono finora emerse informazioni rilevanti al riguardo.

    Oltre la tipografia camerale e arcivescovile

    50A partire dalla metà del Cinquecento le misure censorie attuate dallo Stato della Chiesa riuscirono ad assicurare un certo controllo sulle pubblicazioni; infatti, i decreti e l’Index tridentino emanati a seguito del Concilio di Trento crearono un solido sistema per il controllo e la censura libraria45.

    51Negli ultimi decenni del XVI secolo la preoccupazione per la regolamentazione della stampa si concretizzò nella fondazione di tipografie legate direttamente al potere centrale; nel 1589 a Roma tra le altre iniziò la sua attività la «Stamperia Camerale»46.

    52La qualifica di «stampatore camerale», accanto alle specifiche di «ducale» o «regio» adottate dai tipografi negli altri stati, iniziò a comparire in maniera regolare nelle sottoscrizioni delle edizioni dalla metà del XVI secolo. Il maggiore impegno da parte dei governi verso il controllo e la regolamentazione della produzione statale si concretizzò attraverso l’emanazione di privilegi esclusivi; gli stampatori, insieme alla qualifica, ottennero la possibilità di poter stampare qualsiasi pubblicazione che fosse stata emanata dalla stessa autorità governativa47.

    53In Romagna la maggior parte delle tipografie ottennero sovvenzioni dalle istituzioni pubbliche che, tuttavia, non ne acquisirono la proprietà; gli stampatori cercarono di mantenere uno stretto legame con le istituzioni che divennero i principali committenti per le suddette tipografie di provincia48.

    54Nel territorio legatizio continuava a sussistere la differenza tra tipografi «camerali», che stampavano i provvedimenti emanati dal cardinal legato, governatore o da un rappresentante del potere centrale, e «del Pubblico», principalmente bandi o i regolamenti emanati dalla stessa comunità. Tuttavia, all’interno della Legazione, il tipografo di Ravenna era lo stampatore camerale per eccellenza, attivo nel capoluogo della legazione da cui proveniva la maggior parte delle commissioni49.

    55La stamperia camerale ravennate beneficiò di un rapporto più diretto con la Reverenda Camera Apostolica, sia per la vicinanza con la sede legatizia sia per l’importanza della città rispetto alle altre stamperie camerali romagnole. La tipografia ravennate ristampava, anche su commissione, le pubblicazioni dello Stato Pontificio impresse originariamente dal tipografo camerale di Roma; spesso si trattava di bandi, editti e lettere circolari di accompagnamento50.

    56Se nel capoluogo legatizio Cesare Cavazza non riuscì a mantenere un solido rapporto con le autorità né il loro sostegno, il tipografo Francesco Tebaldini riuscì, invece, ad ottenere nel 1580 la qualifica di «stampatore della comunità» proprio a causa delle inadempienze di Cavazza51. Tebaldini assunse i privilegi del tipografo veronese e iniziò a qualificarsi anche come «stampatore archiepiscopale» e «camerale»52.

    57In seguito all’istanza che Pietro e Camillo Giovannelli presentarono alle autorità nel 1586, essi ottennero la concessione dei privilegi appartenenti al cognato Cavazza da poco scomparso53. Fu solo a partire dal 1589 che Pietro si sottoscrisse con la qualifica di «stampator camerale»; l’anno seguente la qualifica venne usata dal Tebaldini; ciò potrebbe anche essere indice della rivalità tra i due tipografi per ottenere il privilegio delle stampe governative e tutelarsi dalla concorrenza. Ma, tra i due, fu Tebaldini lo «stampator dell’illustre communità» finché la sua azienda fu attiva a Ravenna. A partire dai primi anni del XVII secolo gli eredi dei fratelli Giovannelli furono «stampatori archiepiscopali» per le commissioni dell’autorità religiosa e, successivamente, anche «stampatori camerali» e «della comunità».

    58Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli, a partire dalle loro prime edizioni, si sottoscrissero come tipografi «camerali e archiepiscopali» sottolineando fin da subito l’ufficialità della produzione e la continuità rispetto ai loro predecessori.

    59La maggior parte delle pubblicazioni commissionate dall’autorità governativa consisteva in provvedimenti ufficiali e bandi, ma ogni località aveva la facoltà di regolare le modalità di stampa. Probabilmente le commissioni governative della modulistica erano connesse alla volontà di evitare qualunque tentativo di falsificazione, ma è lecito supporre che per la stampa di tali pubblicazioni alcuni tipografi ebbero contrasti per le richieste di privilegi.

    60A Ravenna la stamperia camerale pubblicò perlopiù bandi legatizi, avvisi, lettere di accompagnamento indirizzate ai governatori e ai podestà dei territori provinciali e modulistica di vario genere, usata sempre più frequentemente per la semplificazione delle pratiche burocratiche; le autorità esercitarono un controllo diretto su buona parte della produzione per garantirne il valore ufficiale.

    61Accanto alle pubblicazioni su commissione di carattere burocratico, amministrativo e religioso, nella produzione editoriale della società di Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli è possibile rintracciare anche esempi di commissioni da parte di privati per stampe d’occasione, legate ad un preciso avvenimento come, per esempio, brevi composizioni in occasione di nozze, lezioni e discorsi tenuti dagli accademici o la conferma dell’incarico al cardinal legato.

    62Nonostante la limitata iniziativa editoriale della società, è possibile citare alcune opere che seguono gli interessi e le tendenze riscontrabili anche nella produzione coeva, dalle «stampe di attualità»54 alle opere tecnico-scientifiche come, per esempio, la Pratica di fabricar scene, e machine ne’ teatri. Di Nicola Sabbattini da Pesaro (1638) con la dedica di Pietro de’ Paoli all’arcivescovo Onorato Visconti, presidente della legazione; un trattato sulla salubrità dell’aria di Ravenna De aëre Rauennati opusculum; auctore Antonio Donato, philosophiae, ac medicinae doctore (1641); due opere del matematico e architetto ravennate Luca Danese Discorso sopra l’acque del Po (1646) e Della scienza mecanica, e delle vtilità, che si traggono da gl’istromenti di quella. Opera cauata da manoscritti dell’eccellentissimo matematico Galileo Galilei (1649).

    63Nelle edizioni stampate dagli eredi di Pietro Giovannelli, tra gli anni 1602 e 1617, sono state impiegate due diverse marche tipografiche già in uso nelle pubblicazioni dei fratelli Pietro e Camillo: U599: Stella cometa con sette piccole stelle fra le punte. In cornice figurata. Motto: Inter omnes55 e Z1156: Temperanza (donna che versa acqua da un’anfora all’altra). In cornice. Motto: Medium tenuere beati56.

    64La società di Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli continuò ad utilizzare la marca tipografica già impiegata precedentemente dai Giovannelli (U599); è attestato anche l’utilizzo di un’altra marca con il medesimo tema figurativo e motto ma con l’aggiunta di una punta e una stella: O1340: Stella cometa con otto piccole stelle tra le punte. In cornice figurata. Motto: Inter omnes57

    65Per cercare di ricostruire le attività della società tipografica e individuare il momento in cui i tipografi ottennero le licenze per iniziare ufficialmente la loro attività sarebbe stato di sicura utilità lo studio di patenti o altri documenti analoghi rilasciati dall’autorità, necessari per conoscere le agevolazioni e gli impegni presi da entrambe le parti. Purtroppo, le patenti dell’antico archivio della comunità di Ravenna relative al periodo di tempo compreso tra il 1612 e il 1728 sono andate perdute58.

    66In mancanza di tale documentazione per Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli, si è invece rivelata molto utile una patente successiva, datata 1671 e rilasciata agli eredi dei due tipografi, che contribuisce a restituire indirettamente alcune importanti notizie sull’attività della società59.

    67Nel 1671 il cardinale Giulio Gabrielli emanò una patente indirizzata agli eredi dei Giovannelli, stampatori camerali di Ravenna, per riconfermare i privilegi riconosciuti ai tipografi60. Il cardinal legato riconobbe agli eredi il ruolo di «famigliari» della curia legatizia e confermò anche altri privilegi, che consistevano in varie esenzioni fiscali, nell’esclusività di stampa e vendita di tutto ciò che era stato prodotto in passato dalla tipografia e delle future pubblicazioni; gli eredi, inoltre, ottennero la licenza di portare armi, facoltà estesa anche ai lavoratori dell’officina tipografica61.

    68Inoltre, alla società venne riconosciuto un merito particolare:

    havendo in particola[re] Pietro de Paoli e Gio(vanni) Batt(ist)a Gioannelli, e suoi heredi di d(etti) Gioannelli introdotti alcuni anni sono una stamp(er)ia nella d(etta) Città di Rav(enna) che [eccede] il valore di mille scudi [...] in servitio solo di Noi e d(e)lla R(everenda) C(amera) Ap(osto)l(i)ca [...] particolarm(en)te prohibiamo che nisuno salvo che li dd(etti) stam(pato)ri Camerali ardisca di vendere, introdure, dispensare, accomodare, o in qualsivoglia modo tenere li scritti, et polizze che servono ad ogni sorte di contratto, la modula de quali, e stata inventata da dd(etti) Pietro, e Gio(vanni) Batt(ist)a con molta commodità de contrahenti con spesa solamente d’un baioco, e di già posto in uso no(n) solo in Ravenna ma p(er) tutta la Provincia sotto la med(esim)a pena dapp(or)vi come sopra [...]

    69Nonostante l’informazione inesatta sull’introduzione della stampa a Ravenna attribuita ai due stampatori, credo sia utile sottolineare alcuni elementi: il valore economico attribuito alla tipografia, il prezzo dei singoli moduli e l’esclusività del servizio svolto presso la Reverenda Camera Apostolica. Un ulteriore dato di rilievo consiste nel divieto, per tutti gli altri tipografi, di stampare o vendere li scritti et polizze, i cui moduli prestampati erano stati inventati da de’ Paoli e Giovannelli. Tale modulistica risultava particolarmente utile per diversi tipi di scritture contrattuali facilitando le pratiche dei contraenti e, probabilmente per questo motivo, il loro utilizzo si diffuse in tutta la legazione di Romagna.

    70Nel corso della ricerca archivistica, all’interno di alcuni volumi dell’Archivio notarile distrettuale di Ravenna, appartenuti a notai diversi, sono stati rinvenuti alcuni moduli precompilati a stampa cuciti insieme all’atto notarile di riferimento, al centro o a fine fascicolo. Non è possibile sostenere che possa trattarsi proprio dei moduli contrattuali citati nella patente dal cardinal Gabrielli dal momento che non si tratta di modulistica contrattuale. Ma sembra ragionevole supporre che la stamperia di de’ Paoli e Giovannelli, oltre ai moduli precompilati per contratti, abbia stampato anche modulistica di altro tipo sia su commissione, pubblica e privata, sia di propria iniziativa. Per avvalorare quest’ipotesi, sono stati analizzati e confrontati i caratteri tipografici usati per la stampa dei moduli e quelli usati nelle pubblicazioni coeve dei due stampatori; i caratteri utilizzati nella modulistica e nelle pubblicazioni, romano tondo e corsivo, presentano infatti medesimi corpo e disegno.

    71I moduli rinvenuti tra gli atti dell’archivio notarile possono essere ricondotti a tre diverse tipologie: moduli contenenti un mandato esecutivo e due diverse lettere di cambio.

    72Le lettere di cambio sono in formato in folio, stampato solo il recto della prima carta mentre il verso e la seconda carta sono bianche, dove spesso i notai apponevano il proprio timbro seguito dalle firme dei sottoscriventi e altre eventuali annotazioni. Stampate con le due tipologie di caratteri tipografici, corsivo e romano tondo, presentano spesso capilettera xilografici o caratteri di modulo maggiore ornati con altri caratteri minori, per la stampa dei moduli è stato invece usato il solo romano tondo.

    73Dall’analisi degli esemplari consultati sono emerse numerose differenze nella modulistica prodotta in un arco di tempo relativamente lungo; differenze riscontrabili non solo a livello materiale, come le dimensioni differenti, ma anche nella composizione e a livello testuale.

    74Tale modulistica venne verosimilmente commissionata sia da privati, come i notai, sia dalle autorità, ad esempio la stessa Reverenda Camera Apostolica, e in parte probabilmente dagli stessi tipografi; la presenza di alcuni refusi o dell’inchiostrazione non sempre uniforme sembra da ricondursi alla loro natura di scritto comune.

    75L’uso prolungato nel tempo e la diffusione in altri centri della legazione giustificano probabilmente la scelta di stampare i moduli con formati data diversi: stampando solamente il decennio si lasciava in tal modo allo scrivente la possibilità di apporre l’anno e il luogo di riferimento.

    76Si propone un elenco contente alcuni dei moduli riconducibili alle tre tipologie individuate: mandato esecuto e lettere di cambio62.

    Lettera di cambio       [non dopo il 1627]
    ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, vol. 893, c. 199
    Al nome di Dio a di [...] dì [...] 162 [...] In [...] / Per la presente confessa [...] / esser ver[...], e legitim[...] debitor[...] del [...] / Di [...] / E questo si è per [...] / E prometto liberamente, e senza eccettione alcuna pagarli a lui, ò à chi presenterà la presente Poliza in buona moneta corrente, e spendibile, frà tempo, e termine [...] ... - [non dopo il 1627]. - 1 foglio; fol.

    Lettera di cambio        1631
    ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, vol. 1105, c. 7
    Laus Deo a di [...] di [...] 1631. In Rauenna / Si dichiara per lo presente scritto, come [...] s chiama, e si [costituisce] ver [...] / Perciò renuncia da ogni eccettione di ragione, et ad ogn’altro beneficio di legge, ò statuto, che fose a suo favore di non hauer hauuto, e riceuuto dett [...] / quali denari promette, e si obliga remossa ogni eccettione di ragione, e di fatto di pagare al sopradetto juooi [!] eredi, et ad ogn’altra persona, che presenterà il presente Scritto in tanti denari contanti de quan valuta spendibile, frà tempo, e termine [...] ... - Rauenna ; 1631. - 1 foglio; fol.

    Mandato esecutivo        [non dopo il 22 ottobre 1636]
    ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, vol. 996, c. 14
    De mandato [...] / Et ad instantiam [...] / Per quemlibet publicum Nuntium Prouinciæ in solidum personali vel domi cum dimissione copiæ præcipitur, & mandatur tibi [...] / Quatenus visis presentibus debeas pænes te retinere in sequestrum, & sub fido sequestro omnes ... In quorum fidem &c. Datum Rauennæ die [...] - Rauenna ;[non dopo il 1636]. – 13 × 19,8 cm.

    Mandato esecutivo        [1636?]
    ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, vol. 1106, c. 16
    De mandato per Illust. & Reuerendiss.D. Vicarij Gen. Rauennæ. / Et ad instantiam [...] / Per quemlibet executorem Curiæ nostræ deputatum insolidum, realiter, personaliter, & prout commod. grauetur [...] ... Octauius Stella Not. & Canc. - [Rauenna ; 1636]. - 1 foglio; 13 × 20 cm.

    Mandato esecutivo       [non dopo il 5 ottobre 1637]
    ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, vol. 895, c. 520
    De mandato [...] / Et ad instantiam [...] / Per quemlibet executorem Curiæ deputatum insolidum, realiter, personal iter, & prout commodius grauetur [...] / Sortis, & pro infrascriptis expensis, vigore executionis contra eum commisse, prout in actis, ac præsentis mandati executiui, & c. / In quorum fidem, & c. Datum Rauennæ die ... - Rauenna ; [non dopo il 1637]. -1 foglio ; 12,7 × 19,2 cm ca.

    Lettera di cambio        1648
    ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, vol. 1054, c. 351
    Laus Deo adi [...] dì [...] 1648. Rauenna. / Si dichiara per il presente Scritto come [...] / Si chiama, e si costituisc [...] ver [...], e legitim [...] debit di [...] / Di [...] / E questo si è per [...] / Perciò renuncia ad ogni eccettione, & ad ogni altro beneficio di legge, ò statuto, che fosse à mio fauore di non hauer hauuto, e riceuuto dett [...] / Qual robba, ò denari, come di sopra, mi obligo pagare al sopradetto , ò suoi heredi, & ad ogni altra persona, che presentarà il presente Scritto in tanti denari contanti, di buona valuta, spendibili, e non in altra cosa, come di sopra, fra tempo, e termine di [...] ... - Rauenna ; 1648. - 1 foglio; fol.
    Dal 1590 e per pressoché tutto il Seicento i Giovannelli si configurano pertanto come i principali stampatori ravennati, all’insegna di una costante prudenza imprenditoriale al servizio degli organismi di governo della città, operando sostanzialmente in regime di monopolio con la sola eccezione della società con Pietro De Paoli nel XVII secolo63.

    77Riprendendo le parole di Claudia Giuliani, la famiglia Giovannelli dimostrò la volontà di proseguire l’attività avviata da Cesare Cavazza, principalmente attraverso la collaborazione del tipografo veneziano Sigismondo Bordogna. Mediante nuovi legami familiari mantennero uno stretto rapporto sia con Bordogna sia con Venezia. Alla luce delle presenti ricerche, la società con Pietro de’ Paoli non può essere considerata come un’eccezione rispetto al monopolio dei Giovannelli ma confermerebbe, invece, la volontà di continuare a mantenere il controllo dell’attività di famiglia all’interno della stessa.

    78La società di Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli, attiva in un territorio come la legazione di Romagna in cui le aziende tipografiche erano, di fatto, «stamperie su commissione per eccellenza»64, può essere considerata come un esempio delle piccole imprese familiari dotate di una limitata iniziativa editoriale che svolgevano perlopiù lavori su commissione, strettamente legata alle autorità governative ed ecclesiastiche e al loro territorio.

    Notes de bas de page

    1  Il contributo presenta, in parte, i risultati della tesi di laurea magistrale in Scienze del libro e del documento: La società De Paoli - Giovannelli stampatori ravennati (1618-1648), relatore prof. Lorenzo Baldacchini, correlatore prof.ssa Lucia Sardo, Università di Bologna, a. a. 2015/2016.

    2  Sono stati consultati i fondi conservati presso l’Archivio Storico Comunale di Ravenna (ASCRa), Archivio di Stato di Ravenna (ASRa) e la Biblioteca Classense di Ravenna (BCRa).

    3  Si veda per Ravenna: Bernicoli S. (1935), Librai e tipografi in Ravenna a tutto il secolo XVI, Bologna, Cooperativa tipografica Azzoguidi; Giuliani C. (1997), Cavazza Cesare, in Dizionario dei tipografi e degli editori italiani. Il Cinquecento, diretto da Marco Menato, Ennio Sandal, Giuseppina Zappella, Milano, Editrice Bibliografica, vol. I (A-F), pp. 281-285; Giuliani C. (2013), Giovannelli Pietro, in Dizionario degli editori, tipografi, librai itineranti in Italia tra Quattrocento e Seicento, Pisa-Roma, Fabrizio Serra, vol. II, pp. 486-488; Giuliani C. (1998), La stampa a Ravenna nel XVI secolo: i primordi, in Baldacchini Lorenzo e Manfron Anna, a cura di, Il libro in Romagna: produzione, commercio e consumo dalla fine del secolo XV all’età contemporanea: convegno di studi, Cesena, 23-25 marzo 1995, Firenze, L.S. Olschki, vol. I, pp. 179-197; Giuliani C. (2013), Tebaldini Francesco, in Dizionario degli editori, tipografi, librai itineranti in Italia tra Quattrocento e Seicento, Pisa-Roma, Fabrizio Serra, vol. III, pp. 989-900; Ricci C. (1886), Le librerie e le stamperie di Ravenna nel secolo 16, Bologna, Società Tipografica già Compositori.

    4  Bellettini P. (1991), “Gli anni ravennati della stamperia Dandi (1694-1698)”, Studi secenteschi, L.S. Olschki, XXXII: 270-313; Bellettini P. (1993), “Stampare in provincia: le tipografie romagnole nel XVII secolo”, La Bibliofilia: rivista di storia del libro e di bibliografia, XCV, 3: 271-301; Fioravanti F. (2005), Annali della tipografia cesenate 1495-1800, Manziana, Vecchiarelli.

    5  Turchini A. (2006), La legazione di Romagna e i suoi archivi, secoli XVI-XVIII, Cesena, Il Ponte Vecchio, p. 10.

    6  Bellettini P. (1993), cit., p. 271.

    7  Turchini A. (2006), La Legazione di Romagna, p. 15.

    8  Come rappresentanti diretti del papa e in qualità di giudici, sia i legati che i presidenti ebbero autorità superiore rispetto agli altri ufficiali. La diversità dei termini era dovuta alla differente dignità assegnata alle due cariche; generalmente, il titolo legatizio era conferito ai cardinali, mentre quello di presidente a vescovi e monsignori, ma i poteri loro attribuiti erano identici. Cfr. Casanova C. (1981), Comunità e governo pontificio in Romagna in età moderna, Bologna, CLUEB, p. 240.

    9  Bellettini P. (1993), cit., p. 272.

    10  Barberi F. (1990), Il libro italiano del Seicento: aggiornamento della bibliografia dei tipografi, editori e librai a Roma nel Seicento, Lorenzo Baldacchini, a cura di, Roma, Vecchiarelli, cit., p. 3.

    11  Santoro M. (2002), cit., p. 149.

    12  Bellettini P. (1993), cit., p. 277.

    13  Montecchi G. (1986), Autori ravennati ed editoria tra XV e XVI secolo, in Bolognesi Dante, a cura di, Ravenna in età veneziana, Ravenna, Longo, p. 193; Giuliani C. (1998), La stampa a Ravenna, p. 180.

    14  Montecchi G. (1986), Autori ravennati ed editoria, p. 206; Giuliani C. (1997), cit., p. 281: «Il decreto di minacciata sospensione reca la data del 16 giugno 1578».

    15  Giuliani C. (1998), La stampa a Ravenna, p. 186. Nella prima edizione compare per la prima volta il nome del Tebaldini: Sorbedi Antonio Maria, Canzone all’illustriss e reuerendiss. sign. il s. Christoforo Boncomp. [...], In Rauenna, appresso Cesare Cauazza, per Francesco Tebaldini, 1579; nella seconda si legge invece per l’ultima volta il nome di Cesare Cavazza: Silvestrani Brenzone C., Ritratto spirituale, vtile et molto necessario à ciascun grado di religiosi, et virtuosi [...] di nuouo ristampato, & riueduto [...], in Rauenna, appresso Cesare Cauazza & Francesco Tebaldini comp., 1585 (In Rauenna, appresso Francesco Tebaldini da Osimo, 1584). Per i rapporti tra i due tipografi: Giuliani C. (1998), La stampa a Ravenna, p. 188-189; Giuliani C. (2013), Tebaldini Francesco, p. 989.

    16  ASCRa, Cancelleria, vol. XXXV, c. 94v.

    17  Cfr. Giuliani C. (2013), Tebaldini Francesco, p. 990.

    18  Come evidenziato da Giuliani C. (1998), La stampa a Ravenna, p. 194: «G.G. TRISSINO, Dell’Italia liberata liberata (sic) dai Gothi del Tressino libro XVI, Ravenna, appresso Sigismondo Bordogna, 1592 (Venezia, per Tomoleo Ianiculo, 1568). Si tratta dell’edizione di Ianiculo, con sostituzione di frontespizio».

    19  Matteo Pezzi fu affittuario della stamperia degli eredi Giovannelli dal 1696 al 1700, Cfr. Bellettini P. (1993), cit., p. 283.

    20  Giuliani C. (1998), La stampa a Ravenna., p. 193; Ascarelli F. e Menato M. (1989), La tipografia del ’500 in Italia. Firenze, L.S. Olschki, pp. 82-84.

    21  Giuliani C. (1997), Corelli Girolamo, in Dizionario dei tipografi e degli editori italiani. Il Cinquecento. Milano, Editrice Bibliografica, pp. 342-343. Si tratta di: Corelli Bernardino, Instrutione del giouane ben creato di Bernardino Carroli da Rauenna. Diuisa in tre libri. Vtile, & necessaria, a quelli, che desiderano di ben viuere, di nuouo data in luce. In Rauenna : presso Girolamo Corelli & Girolamo Venturi compagni, 1581.

    22  Giuliani C. (1997), cit., p. 282.

    23  A titolo esemplificativo: ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 795, not. Crespoli Vitale, c. 295: «D(ominus) Petrus q(uondam) Baptista Ioaneli de Venetijs librarius, et habitator Raven(n)e»; ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 810, not. Crespoli Vitale, c. 110: «D(ominus) Camillus f(ilius) q(uondam) D(omini) Ioanis Bapt(ist)e Ioanelli da Venetijs librarius Raven(n)e».

    24  Brusegan M. (1997), Bordogna Sigismondo, in Dizionario dei tipografi e degli editori italiani. Il Cinquecento, diretto da Marco Menato, Ennio Sandal, Giuseppina Zappella. Milano, Editrice Bibliografica, vol. I (A-F), pp. 178-179; Ricca A. (2013), Bordogna Sigismondo, in Dizionario degli editori, tipografi, librai itineranti in Italia tra Quattrocento e Seicento, Pisa-Roma, Fabrizio Serra, vol. I, pp. 168-169; Cioni A. (1971), Bordogna Sigismondo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XII, sub voce.

    25  Garzoni Tommaso, Il theatro de vari, e diuersi ceruelli mondani ..., In Reggio appresso Hercoliano Bartoli, et Ippolito Tromba, ad instanza di Pietro Giouanelli, 1585. Negli atti notarili compaiono i nomi delle mogli di Pietro, Simona de Maulis, e di Camillo, Lucia de Masini; è possibile quindi ipotizzare che Cavazza abbia sposato una sorella dei Giovannelli diventandone quindi il cognato e lasciando, alla sua morte, anche dei «poveri figliolini» (ASCRa, Cancelleria, vol. XXXV, c. 94v).

    26  ASCRa, Cancelleria, vol. XXXV, c. 94v.

    27  Ricci C. (1886), Le librerie e le stamperie di Ravenna., p. 24; ASCRa, Cancelleria, vol. XXXV, c. 184r.

    28  Ricca A. (2013), Bordogna Sigismondo, pp. 168-169; Brusegan M. (1997), Bordogna Sigismondo, p. 178.

    29  Per la ricostruzione della vicenda si veda: Classi 3a e 5a Liceo Scientifico «G. Perlasca» di Idro, coordinatore prof. Severino Bertini, “Libri proibiti. Uno stampatore lonatese nelle mani dell’Inquisizione”, Misinta, 46: 25-30; Petrella G., “Studenti di Idro, scopritori di una storia dimenticata”, Giornale di Brescia, 13 marzo 2017, p. 25.

    30  I Giovannelli furono una celebre casata di ricchi mercanti di lane, stoffe e broccati originari di Gandino, per necessità di commercio alcuni rami della casata si trasferirono nel Trentino, a Venezia, a Jesi, ad Ancona e in Ungheria cfr. Becker R. (2001), Giovannelli Giovanni Andrea in Dizionario Biografico degli Italiani, LV, sub voce.

    31  Giovannelli Pietro, Noui thesauri musici liber primus [-quintus], Venezia, Antonio Gardane, 1568; EDIT16 Giovannelli, Pietro <sec. 16.>, id. CNCA 11616; Bernstein J.A. (2001), Print Culture and Music in Sixteen-CenturyVenice, Oxford, Oxford University Press, pp. 163-164; Lewis M.S. (2005), Antonio Gardano Venetian Music Printer, 1538-1569. A descriptive bibliography and historical study, v. III, New York, Routledge, pp. 355-385.

    32  Giuliani C. (1997), Cavazza Cesare, p. 281: nel febbraio 1579 a Cavazza «venne richiesto dalle autorità cittadine di collaborare con un “ottimo tipografo”, non riuscendo egli da solo “per non aver stampatore” (come recitano gli atti) ad assolvere alle richieste delle autorità amministrative».

    33  Cfr. n. 29.

    34  Non è stato possibile consultare la documentazione conservata presso l’Archivio storico diocesano di Ravenna; sarebbe necessario esaminare la serie Protocolli (Diversorum) dell’Archivio Arcivescovile composta da 200 volumi, contenente documenti dei sec. XII-XIX, non ordinati cronologicamente. Cfr. Mazzatinti G. (1988), Gli Archivi della Storia d’Italia vol. I/II. Rist. anast. Hildesheim, Olms, pp. 291-314.

    35  ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 795, not. Crespoli Vitale, c. 247v-248.

    36  Nova G. (2000), Stampatori, librai ed editori bresciani in Italia nel Cinquecento, Fondazione Civiltà Bresciana, p.124; Brusegan M. (1997), cit., p. 178; Ricca A. (2013), Bordogna Sigismondo, p. 169.

    37  ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 795, not. Crespoli Vitale, cc. 295-296: «eius herede(m) universale(m) pleno iur(e) instituit nominavit, et [esse] voluit Ioane(m) Bapt(ist)a(m) eius filiu(m) leg(itimu)m, et naturalem natu(m) ex se, et p(raedic)ta D(omina) Simona eius uxore i(n) pupilari etate […] qu(i)de(m) eius filio i(n) tut(ela) et pro tempore curat. reliquit D(ominum) Sigismondu(m) Borgogna(m) et D(ominum) Camilu(m) Ioanelu(m) d(icto) testatoris fratre(m)».

    38  ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 795, not. Crespoli Vitale, cc. 295r-296. Pietro Giovannelli nominò erede universale il figlio ancora in giovane età, Giovanni Battista, e, in caso di morte prematura dell’erede, vincolò le somme «p(er) fideiussioni Petrum Marieta(m) et Angelica(m) fratres et filios q(uondam) Pauli Calegarij d(icto) test(atoris) nepotes equaliter».

    39  ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 810, not. Crespoli Vitale, cc. 110r-111v.

    40  ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 873, not. Maioli Aurelio, c. 6v: «Declarantis in p(rese)nti inventario no(n) describi fecisse libros nec alias res specta(n)tis ad appoteca(m) librarie, qua(m) exercibat d(icto) q(uondam) d(ominus) Camillus du(m) in humanis erat, quia in p(raese)ntia no(n) habent cu(m)moditate nec tempus illud unficiendi de d(ict)i benis appotece p(raesen)ti om(nia) et b(o)na su(n)t».

    41  Si veda n. 40; ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 873, not. Maioli Aurelio, cc. 8v-9r viene ribadito «in p(raese)nti inventario no(n) sunt descripta bona specta(n)tia et pertinentia ad appotecha librarie, qua(m) d(icto) q(uondam) D(ominus) Camillus de Iovanillis exercibat».

    42  Tra le edizioni note, la prima sottoscrizione compare nel Bando et ordini sopra il raccolto dell’anno MDCXVIII. Publicato d’ordine dell’Illustrissimo, e Reuerendiss. Sig. Cardinale Riuarola Domenico della Prouincia di Romagna ... de latere legato, In Rauenna, appresso Pietro de’ Paoli, e Gio. Battista Giouannelli, stampatori camerali, 1618.

    43  I quartieri principali sono: S. Pietro maggiore (1586: abitazione e bottega di Cesare Cavazza, 1594: abitazione e bottega Pietro Giovannelli), S. Giovanni Battista (1599-1600: abitazione Camillo Giovannelli), nel territorio della parrocchia di Santa Maria Maddalena (1619: bottega Pietro de’ Paoli), guaita Sant’Agnese (1600: abitazione Simona, vedova di Pietro Giovannelli, e del figlio Giovanni Battista, 1622: abitazione Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli, 1636: abitazione Giovanni Battista), guaita SS. Giovanni e Paolo (1615: abitazione Camillo Giovannelli, 1616: abitazione Pietro de Paoli e Giovanni Battista Giovannelli), strata S. Maria in Coelos (1642: abitazione Pietro de’ Paoli). Per le proprietà fuori dalla città si veda, ad esempio, l’atto rogato il 15 marzo 1638, ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 1041, not. Tizzoni Benedetto, cc. 143-145: «affittando concede à M(ae)s(tro) Pietro de Paoli, et a’ M(ae)s(tro) Gio(vanni) Battista Giovannelli cittadini e stampatori di Ravenna p(raese)nti, e conducenti per se stessi e loro heredi gl’infrascritti terreni delle rag(io)ni del beneficio di sant’Ant(oni)o cioe Una pezza di terra arativa, arborata, et in parte vitata con casetta supra, e sue reg(io)ni e pertinenze posta nel territorio di Ravenna in villa delle Gattinelle di sotto confinante al fiume Montone [...] Item un altro luogo di terra arativa con capanno, e sue pertinenze posto nel territorio di Ravenna nella villa del Godo in luogo detto il buta[llo] [...] Item un altro luogo di terra arativa posto nel territorio di Russi fra suoi notissimi confini ...».

    44  ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 1106, not. Pescatori Francesco, c. 35: «libraro Gio: Batista Giovanelli - nichil»; Ivi, c. 37v: «il numero delle case che contiene la presente disposizione sono all numero di 765/ le dannificate sono 691/ le case non dannificate sono 74».

    45  Cfr. Frajese V. (1992), Regolamentazione e controllo delle pubblicazioni negli antichi stati italiani (secc. XV-XVIII), in Cavaciocchi S., a cura di, Produzione e commercio della carta e del libro secc. XIII-XVIII, Firenze, Le Monnier.

    46  Rozzo U. (1993), Linee per una storia dell’editoria religiosa in Italia: 1465-1600, Udine, Arti grafiche friulane, p. 85: «Nel 1566 si apre la “Tipografia del Collegio Romano” dei Gesuiti; nel 1561 inizia ad operare (fino al 1570 sotto la direzione di un eccellente studioso come Paolo Manuzio) la “Stamperia del Popolo Romano”, voluta da Paolo IV e promossa da grandi prelati come i cardinali Borromeo e Seripando per garantirsi un’efficace presenza in campo editoriale. Nel 1589, sempre a Roma, comincia l’attività della “Stamperia Camerale” e nel 1593 segue la “Tipografia della Congregazione dell’Oratorio”, ma, nel settore la presenza culturalmente dominante sarà quella della “Tipografia Vaticana”, istituita da Sisto V nel 1587».

    47  Bellettini P. (1998), “La stamperia camerale di Bologna”, La Bibliofilia: rivista di storia del libro e di bibliografia, 90 : 21-53; Ivi, p. 22: «Anteriormente, e in certi casi addirittura per tutto il XVI secolo, la situazione fu caratterizzata da una maggiore fluidità: accanto a casi di tipografi che, pur senza aver ottenuto formalmente alcuna investitura ufficiale o prerogativa di stampa ad hoc, si erano specializzati nella produzione di quanto era emanato dagli organi di governo, troviamo così stampatori che godevano del titolo, ad esempio, di ‘tipografo ducale’, pur non essendo per il momento interessati alla stampa degli atti pubblici e tanto meno ad una sua privativa».

    48  Bellettini P. (1993), cit., p. 279.

    49  Ivi, p. 280.

    50  Bellettini P. (1993), cit., pp. 281-283.

    51  Giuliani C. (1997), Cavazza Cesare, pp. 281-282.

    52  Giuliani C. (2013), Tebaldini Francesco, p. 989.

    53  ASCRa, Cancelleria, vol. XXXV, c. 94v; Giuliani C. (2013), pp. 486-488.

    54  Si tratta di un settore «rappresentato da “avvisi” che avevano ora la forma di opuscoli monografici (lettere, relazioni, etc.), ora di fascicoli susseguentisi e periodici». Bellettini, P. (1993), cit., p. 294.

    55  ICCU (2006) Inter omnes. Contributo allo studio delle marche dei tipografi e degli editori italiani del XVI secolo, Roma, ICCU, p. 74, fig.147: «Cometa con sette piccole stelle tra le punte. In cornice figurata. Motto: Inter Omnes. Dimensione 3×3,5 cm. Tipografi/editori: Giovannelli Pietro. Luoghi: Ravenna. Date 1589. Citazione U599. Marca ignota ai repertori. Il tema figurativo e il motto sono quelli già frequentemente usati da altri tipografi ed editori in altre città (Ziletti a Venezia, Grassi a Roma, Vacchello a Cremona)».

    56  Marca precedentemente usata da Venturino Ruffinelli cfr. EDIT16, CNCM 2100; Zappella G. (1986), Le marche dei tipografi e degli editori italiani del Cinquecento, Milano, Bibliografica, vol. I, pp. 369-370, CCXXXVIII: «Nel Medioevo, e talvolta anche oggidì, il temperante era colui che si asteneva dal bere: perciò questa virtù era rappresentata da una figura femminile che versa un liquido da un’anfora a un’altra, mescolando il vino con acqua. Questo tipo iconografico sopravvisse nel Rinascimento (Hall)».

    57  MAR.T.E. Marche Tipografiche Editoriali: «numero identificativo 1340: Giovannelli, Giovanni Battista & Paoli, Pietro : de’. Una stella cometa con otto piccole stelle tra le punte. In una cornice figurata. Motto su un nastro: Inter omnes. Luogo: Ravenna. Data: 1622. Dimensioni: 66×54» disponibile alla URL: <http://193.206.215.10/marte/marterisul.php> (ultima consultazione: 12/11/2020).

    58  BCRa, ms, Tarlazzi Michele, Inventario dell’antico Archivio della Comunità di Ravenna compilato negli anni 1865-1866 nell’occasione del suo riordinamento, 1866. Nelle osservazioni al titolo XLIV della Segreteria, voce “Patenti e concessioni diverse”, si legge: «Mancano i n. 204 al 207 e sono le Patenti dal 1612 al 1718».

    59  BCRa, ms Mob. 3. 1. Z-8.

    60  Bellettini P. (1993), “Stampare in provincia”, p. 280.

    61  BCRa, ms Mob. 3. 1. Z-8, cc. 82v-83r: «Dichiarando, che le facultà dell’armi, s’intendino ancora a correttori, lavoranti, et serventi nella stamparia; et p(er)che oltre le cose Camerali, et spetanti a q(ue)st(a) Corte g(e)n(era)le stampano ancora altre opere nuove secondo l’occorrenze che si presentano, le quali se da altri fossero stampate, ne seguiria loro grave danno, et pregiudicio. Prohibiamo espressamente conforme l’esentioni che godono dap(er)tutto li stamp(ato)ri Cam(era)li, tanto del Stato Ecc(lestiasti)co quanto d’altri Principi, che niuno stamp(ato)re o altra p(er)sona di che stato, o’ conditione si sia di questa Prov(incia) possa ristampare opera alcuna, che sij stampata da dd(ett)i heredi de Gioannelli ne altrove stampata introdurla, ne venderla in q(ue)sta Provincia».

    62  Normativa di riferimento: De Pasquale A. (2004), “La catalogazione delle pubblicazioni minori antiche in SBN”, Biblioteche oggi, XXII, 7: 34-56; ICCU (1999), Guida alla catalogazione di bandi, manifesti e fogli volanti, Roma, ICCU; ICCU (2016), Guida alla catalogazione in SBN: materiale antico. Roma, ICCU, consultabile al sito http://norme.iccu.sbn.it/images/8/8e/Guida_SBN_Antico.pdf (ultima consultazione: 22/11/2020). Gli spazi da compilare in forma manoscritta sono stati indicati con “[...]”.

    63  Giuliani C. (2013), Giovannelli Pietro, cit., p. 488.

    64  Bellettini P. (1993), “Stampare in provincia”, cit., p. 277.

    Auteur

    • Silvia Tripodi

      Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze del libro e del documento presso l’Università di Bologna ed è dottoranda in Scienze per il patrimonio e la produzione culturale presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania. Biblioteche e archivi d’autore, studi sul libro antico a stampa costituiscono i suoi principali interessi di ricerca; è impegnata nel progetto Incunaboli a Catania, guidato da Marco Palma e Simona Inserra. È attualmente allieva della Scuola di Alta formazione in Storia e Filologia del manoscritto e del libro antico “Alberto Varvaro” dell’Università di Napoli Federico II.

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    1  Il contributo presenta, in parte, i risultati della tesi di laurea magistrale in Scienze del libro e del documento: La società De Paoli - Giovannelli stampatori ravennati (1618-1648), relatore prof. Lorenzo Baldacchini, correlatore prof.ssa Lucia Sardo, Università di Bologna, a. a. 2015/2016.

    2  Sono stati consultati i fondi conservati presso l’Archivio Storico Comunale di Ravenna (ASCRa), Archivio di Stato di Ravenna (ASRa) e la Biblioteca Classense di Ravenna (BCRa).

    3  Si veda per Ravenna: Bernicoli S. (1935), Librai e tipografi in Ravenna a tutto il secolo XVI, Bologna, Cooperativa tipografica Azzoguidi; Giuliani C. (1997), Cavazza Cesare, in Dizionario dei tipografi e degli editori italiani. Il Cinquecento, diretto da Marco Menato, Ennio Sandal, Giuseppina Zappella, Milano, Editrice Bibliografica, vol. I (A-F), pp. 281-285; Giuliani C. (2013), Giovannelli Pietro, in Dizionario degli editori, tipografi, librai itineranti in Italia tra Quattrocento e Seicento, Pisa-Roma, Fabrizio Serra, vol. II, pp. 486-488; Giuliani C. (1998), La stampa a Ravenna nel XVI secolo: i primordi, in Baldacchini Lorenzo e Manfron Anna, a cura di, Il libro in Romagna: produzione, commercio e consumo dalla fine del secolo XV all’età contemporanea: convegno di studi, Cesena, 23-25 marzo 1995, Firenze, L.S. Olschki, vol. I, pp. 179-197; Giuliani C. (2013), Tebaldini Francesco, in Dizionario degli editori, tipografi, librai itineranti in Italia tra Quattrocento e Seicento, Pisa-Roma, Fabrizio Serra, vol. III, pp. 989-900; Ricci C. (1886), Le librerie e le stamperie di Ravenna nel secolo 16, Bologna, Società Tipografica già Compositori.

    4  Bellettini P. (1991), “Gli anni ravennati della stamperia Dandi (1694-1698)”, Studi secenteschi, L.S. Olschki, XXXII: 270-313; Bellettini P. (1993), “Stampare in provincia: le tipografie romagnole nel XVII secolo”, La Bibliofilia: rivista di storia del libro e di bibliografia, XCV, 3: 271-301; Fioravanti F. (2005), Annali della tipografia cesenate 1495-1800, Manziana, Vecchiarelli.

    5  Turchini A. (2006), La legazione di Romagna e i suoi archivi, secoli XVI-XVIII, Cesena, Il Ponte Vecchio, p. 10.

    6  Bellettini P. (1993), cit., p. 271.

    7  Turchini A. (2006), La Legazione di Romagna, p. 15.

    8  Come rappresentanti diretti del papa e in qualità di giudici, sia i legati che i presidenti ebbero autorità superiore rispetto agli altri ufficiali. La diversità dei termini era dovuta alla differente dignità assegnata alle due cariche; generalmente, il titolo legatizio era conferito ai cardinali, mentre quello di presidente a vescovi e monsignori, ma i poteri loro attribuiti erano identici. Cfr. Casanova C. (1981), Comunità e governo pontificio in Romagna in età moderna, Bologna, CLUEB, p. 240.

    9  Bellettini P. (1993), cit., p. 272.

    10  Barberi F. (1990), Il libro italiano del Seicento: aggiornamento della bibliografia dei tipografi, editori e librai a Roma nel Seicento, Lorenzo Baldacchini, a cura di, Roma, Vecchiarelli, cit., p. 3.

    11  Santoro M. (2002), cit., p. 149.

    12  Bellettini P. (1993), cit., p. 277.

    13  Montecchi G. (1986), Autori ravennati ed editoria tra XV e XVI secolo, in Bolognesi Dante, a cura di, Ravenna in età veneziana, Ravenna, Longo, p. 193; Giuliani C. (1998), La stampa a Ravenna, p. 180.

    14  Montecchi G. (1986), Autori ravennati ed editoria, p. 206; Giuliani C. (1997), cit., p. 281: «Il decreto di minacciata sospensione reca la data del 16 giugno 1578».

    15  Giuliani C. (1998), La stampa a Ravenna, p. 186. Nella prima edizione compare per la prima volta il nome del Tebaldini: Sorbedi Antonio Maria, Canzone all’illustriss e reuerendiss. sign. il s. Christoforo Boncomp. [...], In Rauenna, appresso Cesare Cauazza, per Francesco Tebaldini, 1579; nella seconda si legge invece per l’ultima volta il nome di Cesare Cavazza: Silvestrani Brenzone C., Ritratto spirituale, vtile et molto necessario à ciascun grado di religiosi, et virtuosi [...] di nuouo ristampato, & riueduto [...], in Rauenna, appresso Cesare Cauazza & Francesco Tebaldini comp., 1585 (In Rauenna, appresso Francesco Tebaldini da Osimo, 1584). Per i rapporti tra i due tipografi: Giuliani C. (1998), La stampa a Ravenna, p. 188-189; Giuliani C. (2013), Tebaldini Francesco, p. 989.

    16  ASCRa, Cancelleria, vol. XXXV, c. 94v.

    17  Cfr. Giuliani C. (2013), Tebaldini Francesco, p. 990.

    18  Come evidenziato da Giuliani C. (1998), La stampa a Ravenna, p. 194: «G.G. TRISSINO, Dell’Italia liberata liberata (sic) dai Gothi del Tressino libro XVI, Ravenna, appresso Sigismondo Bordogna, 1592 (Venezia, per Tomoleo Ianiculo, 1568). Si tratta dell’edizione di Ianiculo, con sostituzione di frontespizio».

    19  Matteo Pezzi fu affittuario della stamperia degli eredi Giovannelli dal 1696 al 1700, Cfr. Bellettini P. (1993), cit., p. 283.

    20  Giuliani C. (1998), La stampa a Ravenna., p. 193; Ascarelli F. e Menato M. (1989), La tipografia del ’500 in Italia. Firenze, L.S. Olschki, pp. 82-84.

    21  Giuliani C. (1997), Corelli Girolamo, in Dizionario dei tipografi e degli editori italiani. Il Cinquecento. Milano, Editrice Bibliografica, pp. 342-343. Si tratta di: Corelli Bernardino, Instrutione del giouane ben creato di Bernardino Carroli da Rauenna. Diuisa in tre libri. Vtile, & necessaria, a quelli, che desiderano di ben viuere, di nuouo data in luce. In Rauenna : presso Girolamo Corelli & Girolamo Venturi compagni, 1581.

    22  Giuliani C. (1997), cit., p. 282.

    23  A titolo esemplificativo: ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 795, not. Crespoli Vitale, c. 295: «D(ominus) Petrus q(uondam) Baptista Ioaneli de Venetijs librarius, et habitator Raven(n)e»; ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 810, not. Crespoli Vitale, c. 110: «D(ominus) Camillus f(ilius) q(uondam) D(omini) Ioanis Bapt(ist)e Ioanelli da Venetijs librarius Raven(n)e».

    24  Brusegan M. (1997), Bordogna Sigismondo, in Dizionario dei tipografi e degli editori italiani. Il Cinquecento, diretto da Marco Menato, Ennio Sandal, Giuseppina Zappella. Milano, Editrice Bibliografica, vol. I (A-F), pp. 178-179; Ricca A. (2013), Bordogna Sigismondo, in Dizionario degli editori, tipografi, librai itineranti in Italia tra Quattrocento e Seicento, Pisa-Roma, Fabrizio Serra, vol. I, pp. 168-169; Cioni A. (1971), Bordogna Sigismondo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XII, sub voce.

    25  Garzoni Tommaso, Il theatro de vari, e diuersi ceruelli mondani ..., In Reggio appresso Hercoliano Bartoli, et Ippolito Tromba, ad instanza di Pietro Giouanelli, 1585. Negli atti notarili compaiono i nomi delle mogli di Pietro, Simona de Maulis, e di Camillo, Lucia de Masini; è possibile quindi ipotizzare che Cavazza abbia sposato una sorella dei Giovannelli diventandone quindi il cognato e lasciando, alla sua morte, anche dei «poveri figliolini» (ASCRa, Cancelleria, vol. XXXV, c. 94v).

    26  ASCRa, Cancelleria, vol. XXXV, c. 94v.

    27  Ricci C. (1886), Le librerie e le stamperie di Ravenna., p. 24; ASCRa, Cancelleria, vol. XXXV, c. 184r.

    28  Ricca A. (2013), Bordogna Sigismondo, pp. 168-169; Brusegan M. (1997), Bordogna Sigismondo, p. 178.

    29  Per la ricostruzione della vicenda si veda: Classi 3a e 5a Liceo Scientifico «G. Perlasca» di Idro, coordinatore prof. Severino Bertini, “Libri proibiti. Uno stampatore lonatese nelle mani dell’Inquisizione”, Misinta, 46: 25-30; Petrella G., “Studenti di Idro, scopritori di una storia dimenticata”, Giornale di Brescia, 13 marzo 2017, p. 25.

    30  I Giovannelli furono una celebre casata di ricchi mercanti di lane, stoffe e broccati originari di Gandino, per necessità di commercio alcuni rami della casata si trasferirono nel Trentino, a Venezia, a Jesi, ad Ancona e in Ungheria cfr. Becker R. (2001), Giovannelli Giovanni Andrea in Dizionario Biografico degli Italiani, LV, sub voce.

    31  Giovannelli Pietro, Noui thesauri musici liber primus [-quintus], Venezia, Antonio Gardane, 1568; EDIT16 Giovannelli, Pietro <sec. 16.>, id. CNCA 11616; Bernstein J.A. (2001), Print Culture and Music in Sixteen-CenturyVenice, Oxford, Oxford University Press, pp. 163-164; Lewis M.S. (2005), Antonio Gardano Venetian Music Printer, 1538-1569. A descriptive bibliography and historical study, v. III, New York, Routledge, pp. 355-385.

    32  Giuliani C. (1997), Cavazza Cesare, p. 281: nel febbraio 1579 a Cavazza «venne richiesto dalle autorità cittadine di collaborare con un “ottimo tipografo”, non riuscendo egli da solo “per non aver stampatore” (come recitano gli atti) ad assolvere alle richieste delle autorità amministrative».

    33  Cfr. n. 29.

    34  Non è stato possibile consultare la documentazione conservata presso l’Archivio storico diocesano di Ravenna; sarebbe necessario esaminare la serie Protocolli (Diversorum) dell’Archivio Arcivescovile composta da 200 volumi, contenente documenti dei sec. XII-XIX, non ordinati cronologicamente. Cfr. Mazzatinti G. (1988), Gli Archivi della Storia d’Italia vol. I/II. Rist. anast. Hildesheim, Olms, pp. 291-314.

    35  ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 795, not. Crespoli Vitale, c. 247v-248.

    36  Nova G. (2000), Stampatori, librai ed editori bresciani in Italia nel Cinquecento, Fondazione Civiltà Bresciana, p.124; Brusegan M. (1997), cit., p. 178; Ricca A. (2013), Bordogna Sigismondo, p. 169.

    37  ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 795, not. Crespoli Vitale, cc. 295-296: «eius herede(m) universale(m) pleno iur(e) instituit nominavit, et [esse] voluit Ioane(m) Bapt(ist)a(m) eius filiu(m) leg(itimu)m, et naturalem natu(m) ex se, et p(raedic)ta D(omina) Simona eius uxore i(n) pupilari etate […] qu(i)de(m) eius filio i(n) tut(ela) et pro tempore curat. reliquit D(ominum) Sigismondu(m) Borgogna(m) et D(ominum) Camilu(m) Ioanelu(m) d(icto) testatoris fratre(m)».

    38  ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 795, not. Crespoli Vitale, cc. 295r-296. Pietro Giovannelli nominò erede universale il figlio ancora in giovane età, Giovanni Battista, e, in caso di morte prematura dell’erede, vincolò le somme «p(er) fideiussioni Petrum Marieta(m) et Angelica(m) fratres et filios q(uondam) Pauli Calegarij d(icto) test(atoris) nepotes equaliter».

    39  ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 810, not. Crespoli Vitale, cc. 110r-111v.

    40  ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 873, not. Maioli Aurelio, c. 6v: «Declarantis in p(rese)nti inventario no(n) describi fecisse libros nec alias res specta(n)tis ad appoteca(m) librarie, qua(m) exercibat d(icto) q(uondam) d(ominus) Camillus du(m) in humanis erat, quia in p(raese)ntia no(n) habent cu(m)moditate nec tempus illud unficiendi de d(ict)i benis appotece p(raesen)ti om(nia) et b(o)na su(n)t».

    41  Si veda n. 40; ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 873, not. Maioli Aurelio, cc. 8v-9r viene ribadito «in p(raese)nti inventario no(n) sunt descripta bona specta(n)tia et pertinentia ad appotecha librarie, qua(m) d(icto) q(uondam) D(ominus) Camillus de Iovanillis exercibat».

    42  Tra le edizioni note, la prima sottoscrizione compare nel Bando et ordini sopra il raccolto dell’anno MDCXVIII. Publicato d’ordine dell’Illustrissimo, e Reuerendiss. Sig. Cardinale Riuarola Domenico della Prouincia di Romagna ... de latere legato, In Rauenna, appresso Pietro de’ Paoli, e Gio. Battista Giouannelli, stampatori camerali, 1618.

    43  I quartieri principali sono: S. Pietro maggiore (1586: abitazione e bottega di Cesare Cavazza, 1594: abitazione e bottega Pietro Giovannelli), S. Giovanni Battista (1599-1600: abitazione Camillo Giovannelli), nel territorio della parrocchia di Santa Maria Maddalena (1619: bottega Pietro de’ Paoli), guaita Sant’Agnese (1600: abitazione Simona, vedova di Pietro Giovannelli, e del figlio Giovanni Battista, 1622: abitazione Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli, 1636: abitazione Giovanni Battista), guaita SS. Giovanni e Paolo (1615: abitazione Camillo Giovannelli, 1616: abitazione Pietro de Paoli e Giovanni Battista Giovannelli), strata S. Maria in Coelos (1642: abitazione Pietro de’ Paoli). Per le proprietà fuori dalla città si veda, ad esempio, l’atto rogato il 15 marzo 1638, ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 1041, not. Tizzoni Benedetto, cc. 143-145: «affittando concede à M(ae)s(tro) Pietro de Paoli, et a’ M(ae)s(tro) Gio(vanni) Battista Giovannelli cittadini e stampatori di Ravenna p(raese)nti, e conducenti per se stessi e loro heredi gl’infrascritti terreni delle rag(io)ni del beneficio di sant’Ant(oni)o cioe Una pezza di terra arativa, arborata, et in parte vitata con casetta supra, e sue reg(io)ni e pertinenze posta nel territorio di Ravenna in villa delle Gattinelle di sotto confinante al fiume Montone [...] Item un altro luogo di terra arativa con capanno, e sue pertinenze posto nel territorio di Ravenna nella villa del Godo in luogo detto il buta[llo] [...] Item un altro luogo di terra arativa posto nel territorio di Russi fra suoi notissimi confini ...».

    44  ASRa, Archivio notarile distrettuale di Ravenna, v. 1106, not. Pescatori Francesco, c. 35: «libraro Gio: Batista Giovanelli - nichil»; Ivi, c. 37v: «il numero delle case che contiene la presente disposizione sono all numero di 765/ le dannificate sono 691/ le case non dannificate sono 74».

    45  Cfr. Frajese V. (1992), Regolamentazione e controllo delle pubblicazioni negli antichi stati italiani (secc. XV-XVIII), in Cavaciocchi S., a cura di, Produzione e commercio della carta e del libro secc. XIII-XVIII, Firenze, Le Monnier.

    46  Rozzo U. (1993), Linee per una storia dell’editoria religiosa in Italia: 1465-1600, Udine, Arti grafiche friulane, p. 85: «Nel 1566 si apre la “Tipografia del Collegio Romano” dei Gesuiti; nel 1561 inizia ad operare (fino al 1570 sotto la direzione di un eccellente studioso come Paolo Manuzio) la “Stamperia del Popolo Romano”, voluta da Paolo IV e promossa da grandi prelati come i cardinali Borromeo e Seripando per garantirsi un’efficace presenza in campo editoriale. Nel 1589, sempre a Roma, comincia l’attività della “Stamperia Camerale” e nel 1593 segue la “Tipografia della Congregazione dell’Oratorio”, ma, nel settore la presenza culturalmente dominante sarà quella della “Tipografia Vaticana”, istituita da Sisto V nel 1587».

    47  Bellettini P. (1998), “La stamperia camerale di Bologna”, La Bibliofilia: rivista di storia del libro e di bibliografia, 90 : 21-53; Ivi, p. 22: «Anteriormente, e in certi casi addirittura per tutto il XVI secolo, la situazione fu caratterizzata da una maggiore fluidità: accanto a casi di tipografi che, pur senza aver ottenuto formalmente alcuna investitura ufficiale o prerogativa di stampa ad hoc, si erano specializzati nella produzione di quanto era emanato dagli organi di governo, troviamo così stampatori che godevano del titolo, ad esempio, di ‘tipografo ducale’, pur non essendo per il momento interessati alla stampa degli atti pubblici e tanto meno ad una sua privativa».

    48  Bellettini P. (1993), cit., p. 279.

    49  Ivi, p. 280.

    50  Bellettini P. (1993), cit., pp. 281-283.

    51  Giuliani C. (1997), Cavazza Cesare, pp. 281-282.

    52  Giuliani C. (2013), Tebaldini Francesco, p. 989.

    53  ASCRa, Cancelleria, vol. XXXV, c. 94v; Giuliani C. (2013), pp. 486-488.

    54  Si tratta di un settore «rappresentato da “avvisi” che avevano ora la forma di opuscoli monografici (lettere, relazioni, etc.), ora di fascicoli susseguentisi e periodici». Bellettini, P. (1993), cit., p. 294.

    55  ICCU (2006) Inter omnes. Contributo allo studio delle marche dei tipografi e degli editori italiani del XVI secolo, Roma, ICCU, p. 74, fig.147: «Cometa con sette piccole stelle tra le punte. In cornice figurata. Motto: Inter Omnes. Dimensione 3×3,5 cm. Tipografi/editori: Giovannelli Pietro. Luoghi: Ravenna. Date 1589. Citazione U599. Marca ignota ai repertori. Il tema figurativo e il motto sono quelli già frequentemente usati da altri tipografi ed editori in altre città (Ziletti a Venezia, Grassi a Roma, Vacchello a Cremona)».

    56  Marca precedentemente usata da Venturino Ruffinelli cfr. EDIT16, CNCM 2100; Zappella G. (1986), Le marche dei tipografi e degli editori italiani del Cinquecento, Milano, Bibliografica, vol. I, pp. 369-370, CCXXXVIII: «Nel Medioevo, e talvolta anche oggidì, il temperante era colui che si asteneva dal bere: perciò questa virtù era rappresentata da una figura femminile che versa un liquido da un’anfora a un’altra, mescolando il vino con acqua. Questo tipo iconografico sopravvisse nel Rinascimento (Hall)».

    57  MAR.T.E. Marche Tipografiche Editoriali: «numero identificativo 1340: Giovannelli, Giovanni Battista & Paoli, Pietro : de’. Una stella cometa con otto piccole stelle tra le punte. In una cornice figurata. Motto su un nastro: Inter omnes. Luogo: Ravenna. Data: 1622. Dimensioni: 66×54» disponibile alla URL: <http://193.206.215.10/marte/marterisul.php> (ultima consultazione: 12/11/2020).

    58  BCRa, ms, Tarlazzi Michele, Inventario dell’antico Archivio della Comunità di Ravenna compilato negli anni 1865-1866 nell’occasione del suo riordinamento, 1866. Nelle osservazioni al titolo XLIV della Segreteria, voce “Patenti e concessioni diverse”, si legge: «Mancano i n. 204 al 207 e sono le Patenti dal 1612 al 1718».

    59  BCRa, ms Mob. 3. 1. Z-8.

    60  Bellettini P. (1993), “Stampare in provincia”, p. 280.

    61  BCRa, ms Mob. 3. 1. Z-8, cc. 82v-83r: «Dichiarando, che le facultà dell’armi, s’intendino ancora a correttori, lavoranti, et serventi nella stamparia; et p(er)che oltre le cose Camerali, et spetanti a q(ue)st(a) Corte g(e)n(era)le stampano ancora altre opere nuove secondo l’occorrenze che si presentano, le quali se da altri fossero stampate, ne seguiria loro grave danno, et pregiudicio. Prohibiamo espressamente conforme l’esentioni che godono dap(er)tutto li stamp(ato)ri Cam(era)li, tanto del Stato Ecc(lestiasti)co quanto d’altri Principi, che niuno stamp(ato)re o altra p(er)sona di che stato, o’ conditione si sia di questa Prov(incia) possa ristampare opera alcuna, che sij stampata da dd(ett)i heredi de Gioannelli ne altrove stampata introdurla, ne venderla in q(ue)sta Provincia».

    62  Normativa di riferimento: De Pasquale A. (2004), “La catalogazione delle pubblicazioni minori antiche in SBN”, Biblioteche oggi, XXII, 7: 34-56; ICCU (1999), Guida alla catalogazione di bandi, manifesti e fogli volanti, Roma, ICCU; ICCU (2016), Guida alla catalogazione in SBN: materiale antico. Roma, ICCU, consultabile al sito http://norme.iccu.sbn.it/images/8/8e/Guida_SBN_Antico.pdf (ultima consultazione: 22/11/2020). Gli spazi da compilare in forma manoscritta sono stati indicati con “[...]”.

    63  Giuliani C. (2013), Giovannelli Pietro, cit., p. 488.

    64  Bellettini P. (1993), “Stampare in provincia”, cit., p. 277.

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    Tripodi, Silvia. « Una società tipografica a Ravenna nel XVII secolo: Pietro de’ Paoli e Giovanni Battista Giovannelli ». In Tipografi, librai ed editori minori per la storia del libro, édité par Simona Inserra. Milano: Ledizioni, 2021. doi:10.4000/books.ledizioni.11154.
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