Introduzione
p. 11-13
Texte intégral
1Presso gli Etruschi, le terrecotte architettoniche si affermano come elementi indissociabili tanto dalla copertura degli edifici pubblici quanto dalla storia dell’artigianato artistico. Per il periodo arcaico, questo “art des toits” è ampiamente illustrato nell’Etruria meridionale interna grazie alle scoperte archeologiche nell’abitato di Acquarossa e nelle necropoli di Tuscania. Dalla massa dei vari tipi e decorazioni rinvenuti nei due siti spicca la ben nota serie comune di lastre figurate a stampo, di quattro tipi secondo il tema del fregio sotto la cornice baccellata: i tipi A e B rappresentano un corteo in armi in cui s’inseriscono Eracle e il toro cretese (tipo A) o il leone di Nemea (tipo B), mentre le lastre C e D rappresentano rispettivamente un banchetto (tipo C) e un corteo di danzatori ricco di animazione (tipo D). Ricordiamo che ad Acquarossa queste lastre vennero rimesse alla luce dagli scavi svedesi negli anni 1966 al 1978. Ornavano l’ultima fase della residenza del dinasta locale o regia, la cui durata, fissata dalla ceramica di contesto, si estende dal secondo quarto del VI sec. a.C. a poco dopo il 550 a.C.1 A Tuscania, la scoperta delle lastre, in contesto ugualmente arcaico, è dovuta alla vigilanza e agli accurati interventi della Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale negli anni ’80 del secolo scorso per la necropoli di Ara del Tufo,2 e negli anni 2000 per quella di Guadocinto.3
2I reperti di Acquarossa hanno dato luogo a numerosissime pubblicazioni e le lastre sono state presentate in occasione di varie mostre.4 Le successive scoperte di Tuscania appaiono progressivamente dagli anni ’80, sia a complemento di quelle di Acquarossa, sia in maniera indipendente, nelle presentazioni al pubblico e nella letteratura scientifica.5 Dal 1986, una sala del Museo Nazionale Etrusco di Rocca Albornoz a Viterbo è dedicata alle lastre da Acquarossa mentre il Museo Archeologico Nazionale di Tuscania conserva il materiale dalle due suddette necropoli e ospita, in vetrine inaugurate nel 2007, gli esemplari di lastre più rappresentativi della serie.
3A quasi 60 anni dalle prime scoperte, risulta che le ricerche relative alle lastre6 hanno privilegiato, in linea di massima, due assi di studio: da una parte gli aspetti architettonici, dai lavori di M. Strandberg Olofsson al recente opus magnum di N.A. Winter, e, dall’altra, l’esegesi ideologica delle lastre A e B (quelle con Eracle) in cui spiccano i contributi di M. Torelli.7 Oggi si riconoscono in modo concordante in queste due lastre la partenza per la guerra (lastra B) e il ritorno trionfale (lastra A) di un dinasta o princeps, e nella presenza mitica di Eracle, l’illustrazione metaforica delle sue azioni eroiche. Insomma, il principe, quale emulo dell’eroe, è destinato come lui alla divinizzazione grazie alle gesta epiche che gli vengono attribuite.8 In questo contesto, le lastre C e D appaiono naturalmente come il prolungamento festoso della celebrazione del principe e rientrano in definitiva nella stessa ideologia di casta aristocratica.
4Data l’immediata evidenza delle scene raffigurate (un banchetto e dei danzatori), le lastre C e D hanno suscitato relativamente meno attenzione rispetto alle lastre A e B. Eppure, a confronto con queste ultime, in cui le figure umane, stereotipate e fisse in pose convenzionali, si susseguono in gruppi paratattici, le lastre C e D offrono uno spettacolo non solo più vivace, certo in sintonia con le tematiche raffigurate, ma anche di qualità artistica di gran lunga superiore. Ne testimoniano tanto la maestria della composizione quanto il trattamento anatomico delle figure e la cura dei dettagli. Superiore anche la tecnica del fregio in rilievo, percettibilmente più arrotondato e corposo che sulle lastre dei tipi A e B. Che i modelli elaborati per le matrici delle lastre C e D siano l’opera di una “mano” o di un “atelier” distinto è un’ipotesi molto verosimile, da tempo suggerita dagli studiosi svedesi.9
5Dal punto di vista ideologico, è innegabile che le lastre C e D si inseriscano nella scia del trionfo del dinasta rappresentato dalle lastre A e B. Tuttavia le qualità intrinseche delle lastre C e D meritano un’attenzione particolare e giustificano un’analisi specifica dell’iconografia e dello stile di questa coppia di lastre, due aspetti sino ad ora poco studiati.
6Il catalogo della mostra Architettura etrusca nel Viterbese del 1986 manifesta nell’ambito di una scheda su un rilievo con policromia di tipo C, proveniente da Tuscania, un primo vero e proprio interessamento per il valore artistico delle lastre di questo tipo.10 Peraltro, in un contributo pubblicato nel 2016 si è tentato di attirare l’attenzione sul fregio figurato del tipo D, sottolineando l’originalità del rilievo rispetto ai modelli corinzi o attici di ascendenza corinzia, sotto i due aspetti della composizione dell’intero corteo e dell’iconografia dell’orchestica raffigurata.11 In un secondo tempo, il XIX Convegno di Studi Etruschi ed Italici del 2017, tenutosi appunto a Viterbo e a Tuscania, ha fornito l’occasione per approfondire l’analisi tecnico-stilistica di queste medesime lastre D.12 Un tale approccio ha fatto sorgere, certo in maniera evidente, il problema della documentazione. Infatti, nelle pubblicazioni e nelle vetrine, le lastre della serie Acquarossa-Tuscania sono note mediante un numero limitato di esemplari più o meno lacunosi, di cui si riproducono sempre le stesse vedute generali. Gran parte delle lastre, sia parzialmente ricomponibili, sia ridotte a frammenti isolati, è tuttora inedita o pubblicata in maniera del tutto preliminare. Mancano disegni dettagliati dei rilievi così come fotografie di particolari. Inoltre, l’esame delle lastre C e D esposte nelle vetrine di Viterbo e di Tuscania in occasione del contributo del 2017, lasciava intravedere l’esistenza di varianti stilistiche, certo lievi ma nemmeno trascurabili, all’interno dei due tipi di lastre. Da un modello iniziale, a quanto sembra unico, sia per il tipo C che per il tipo D, furono tratte più matrici. In altre parole, come nel caso di più copie manoscritte di un testo originale perduto, esistono per ogni tipo di rilievo differenti varianti o “lezioni”. Nella prospettiva di una migliore conoscenza e valorizzazione delle lastre C e D risulta quindi auspicabile un’dizione, nel pieno senso del termine, dei fregi figurati.
7Il Capitolo1 della presente opera editoriale è dedicato a una breve storia delle lastre figurate a stampo da Acquarossa e da Tuscania, dallo scavo al museo, e a una rassegna delle precedenti pubblicazioni di queste lastre, con particolare riguardo alle lastre dei tipi C e D.
8Il Capitolo 2 delinea il quadro metodologico e documentario dell’edizione. Dopo una breve illustrazione delle poche ricostruzioni grafiche delle lastre finora tentate, viene delineato il corpus delle lastre e dei frammenti di lastre C e D sui cui è basata la presente edizione. Seguono considerazioni generali sulle cornici a baccelli che coronano il fregio figurato, sulle dimensioni delle lastre e sulla questione delle varianti. La finalità dell’edizione non è quella di ricostruire il processo di produzione delle lastre ma di avvicinarsi il più possibile ai modelli o prototipi dei loro fregi figurati. In questa ottica è stata data priorità all’individuazione non delle matrice ma dei gruppi “stilistici” di rilievi stampati da privilegiare per loro qualità, restando ben inteso che l’insieme del materiale risale formalmente a modelli o prototipi di un unico “atelier”.13
9L’edizione dei due tipi C e D di fregio figurato viene presentata nel Capitolo 3. Per ogni tipo vengono presentati i gruppi stilistici identificati in seno al corpus materiale. L’edizione propria dei fregi figurati, basata su lastre o frammenti di lastre scelti, per quanto possibile, nei gruppi migliori, si presenta sotto la forma di una ricostruzione fotografica e di un’edizione grafica del fregio, completate da una descrizione del medesimo rilievo. Volutamente dettagliata, la descrizione dei fregi tende a sottolineare la raffinatezza delle figurazioni, una peculiarità che ha nutrito l’entusiasmo degli autori per questo lavoro editoriale. Infine, la policromia delle lastre viene trattata nelle sue caratteristiche generali e poi esaminata nel suo rapporto con il rilievo mediante l’eccezionale decorazione policroma della lastra n. inv. 114185 proveniente da Tuscania.
10Il Capitolo 4 consiste di tre saggi: il primo sulla cronologia delle lastre della serie Acquarossa-Tuscania, il secondo sull’iconografia dei fregi C e D, e il terzo sullo stile di questi rilievi. In altre parole, il discorso ritorna su aspetti affrontati già in modo preliminare nel caso della scena con danzatori, allargando ormai l’attenzione alla raffigurazione del banchetto e integrando i nuovi dati emersi dalla presente edizione.
11In appendice, un catalogo illustrato consente di percorrere il materiale conservato nei musei di Viterbo e di Tuscania che entra nella selezione operata per il corpus di riferimento. La presentazione procede per tipo e per luogo di conservazione. Per ogni tipo, in coerenza con i siti delle scoperte, vengono presentati successivamente il materiale proveniente da Acquarossa (Museo di Viterbo), poi quello da Tuscania, Ara del Tufo ed infine quello da Tuscania, Guadocinto (Museo di Tuscania).
12Avvertenza
Siccome sono i fregi a definire i tipi di lastra C e D, useremo le espressioni “fregio di tipo C (o D)”, o “fregio C (o D)” o ancora “rilievo C (o D)” per riferirci ai fregi delle lastre in questione.
Notes de bas de page
1Strandberg Olofsson 2004.
2Moretti Sgubini – Ricciardi 1982 e 1993.
3Moretti Sgubini – Ricciardi 2010 e 2011b. Ulteriori lastre sono state di recente rinvenute nella necropoli di Sasso Pizzuto: Moretti Sgubini – Costantini 2025, p. 59-61.
4Cf. in particolare le mostre Gli Etruschi. Nuove ricerche e scoperte a Stoccolma e Milano (1972 e 1973); Case e palazzi d’Etruria a Siena (1985); Architettura etrusca nel Viterbese a Viterbo (1986); Étrusques. Un hymne à la vie a Parigi (2013-2014).
5Moretti Sgubini – Ricciardi 1982; Architettura etrusca nel Viterbese 1986, p. 104-106; Moretti Sgubini – Ricciardi 1993; Moretti Sgubini – Ricciardi 2010 e 2011b.
6Bibliografia essenziale raccolta in Fontaine 2016, p. 146, nt. 5-15.
7Sintesi in Torelli 1997, p. 87-121.
8Tematica illustrata anche ad Atene e a Roma, e caratteristica di un’evoluzione in senso tirannico della concezione del potere nel VI sec.: Briquel 2017, p. 125.
9Strandberg 1973, p. 46-47; Östenberg 1975, p. 22; Strandberg Olofsson 1986c, p. 105. Anche Torelli 2011, p. 6-7.
10Moretti Sgubini 1986a.
11Fontaine 2016.
12Fontaine 2019.
13In questo senso, i raggruppamenti effettuati si collocano al livello della creazione artistica piuttosto che a quello della produzione derivata. Cf. a questo proposito Muller 1997, p. 458-459.
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