Introduzione alla terza parte
p. 217-218
Texte intégral
1Nonostante i diversi fattori favorevoli – posizione geografica, ruolo di capitale della Sicilia a partire dal IX secolo, presenza di un porto commerciale efficiente –, gli studi di storia economica altomedievale del Mediterraneo hanno solo di recente “scoperto” e rivalutato il reale ruolo della città di Palermo. Questo è avvenuto principalmente sulla spinta della rilettura delle fonti scritte,1 seguita da un più ampio uso di quelle archeologiche.2 Queste ultime hanno permesso di accedere a dati sui quali riflettere in maniera efficace del tutto nuovi per l’arco cronologico e lo spazio geografico preso in considerazione. Inoltre, ha favorito l’adozione di un approccio integrato ai vari tipi di fonti che, fornendo informazioni differenti, consentono di ottenere un quadro più ampio e completo. Si sta via via superando l’idea che quelle archeologiche siano fonti di serie B, e questo ha portato a considerare contestualmente fonti scritte e archeologiche, senza nessun tipo di subordinazione. Questa nuova tendenza ha permesso di riscrivere la storia del Mediterraneo centrale tra il IX e il XII secolo e di dare la giusta importanza alla capitale siciliana, che fu a tutti gli effetti uno dei poli più importanti nel Mediterraneo. L’uso simultaneo di più tipi di fonti offre, come si vedrà, una visione del tutto nuova di Palermo e del Mediterraneo centrale.
2In questo contesto rinnovato, lavorare sull’economia di Palermo a partire dal dato archeologico ci sembra cruciale per meglio comprendere le dinamiche interne alla Sicilia, quelle relative al Mediterraneo centrale, la rete che collegava l’isola al nord Africa, così come l’evoluzione dei rapporti tra paesi arabo-musulmani e latini. Le nuove conoscenze sulle crono-tipologie delle ceramiche palermitane acquisite nel corso degli ultimi anni e di cui si è ampiamente discusso nella seconda parte di questo lavoro, permettono di inquadrare in maniera più efficace le produzioni nelle diverse fasi, di riconoscerle al di fuori di Palermo, stabilendo datazioni più precise e in alcuni casi correggendo le cronologie proposte in passato per alcuni ritrovamenti. Dall’altro lato, lo studio sistematico di alcuni assemblaggi nella capitale siciliana ha permesso di ottenere dati interessanti nell’altro senso, ovvero sulla circolazione di ceramiche importate a Palermo. Sebbene queste ultime, come è stato visto nel capitolo 5, siano quantitativamente poche, si ritiene che contribuiscano a ricostruire il quadro dell’evoluzione delle reti commerciali legate alla capitale siciliana, a patto che vengano analizzate nei loro contesti di rinvenimento accanto alle produzioni locali e contestualizzate con le informazioni provenienti dagli altri tipi di fonti.
3In questa terza ed ultima parte, si proporrà una interpretazione in chiave economica dei dati ceramici. Il capitolo 6 affronta tematiche a carattere metodologico e fornisce alcune considerazioni sulle produzioni fittili in ambito economico-sociale. In un primo tempo, ci si concentrerà sulle potenzialità e sui limiti della fonte ceramica, sull’identificazione del vasellame utile per la storia economica di Palermo, e sulla messa a confronto del tipo e della natura delle informazioni ricavabili dai vari tipi di fonti a disposizione. In un secondo tempo, invece, si tenterà di andare oltre la materialità degli oggetti in quanto merce di scambio o contenitori di prodotti, e di intercettare tutta una serie di informazioni ricavabili dalla circolazione di mode visibili attraverso il vasellame. Si tratta più precisamente di dati che hanno ricadute nell’ambito delle scienze sociali (per esempio la circolazione di oggetti alla moda o di tecnologie) ma che permettono, attraverso la loro analisi e contestualizzazione, di mettere in evidenza le relazioni tra diverse aree di consumo e di produzione. La loro identificazione e interpretazione è dunque importante per arricchire e avvalorare, come si vedrà, alcune piste di ricerca che saranno affrontate nel capitolo 7.
4Nell’ultimo capitolo si analizzeranno, infine, le dinamiche commerciali legate a Palermo tra il IX e l’XI secolo, fornendo alcune considerazioni e cercando di individuare nuove piste di ricerca sul XII secolo. In prima battuta, si ritiene opportuno descrivere lo status quaestionis relativo al periodo precedente, ovvero l’ultima fase bizantina e quella di transizione con l’età islamica, in quanto si tratta di una fase di grandi cambiamenti, durante la quale muta il ruolo di Palermo, che diventa la capitale islamica dell’isola. I dati a disposizione per l’VIII e il IX secolo, sebbene ancora carenti su diversi aspetti, permettono di rintracciare connessioni regionali e sovraregionali che sono state mantenute e incrementate nelle fasi successive. Per quanto riguarda, invece, il periodo che va dalla fine del IX all’XI secolo, affronteremo su tre scale di riferimento il tema dei commerci. Innanzitutto, l’ambito urbano attraverso l’analisi delle importazioni; in secondo luogo, si sposterà lo sguardo sulle dinamiche interne all’intera isola; infine, si allargherà il punto di osservazione al Mediterraneo, offrendo nuovi spunti di riflessione sul ruolo di Palermo, analizzando in primo luogo la rete est-ovest, per poi focalizzarci sull’asse nord-sud.
Notes de bas de page
1 Per citare alcuni degli esempi più significativi: Nef 2007; Picard 2015; Goldberg 2012; Bramoullé 2019.
2 Per il periodo e lo spazio geografico qui preso in considerazione è possibile menzionare ad esempio Nef – Prigent 2006; Wickham 2005; Gilotte – Nef 2011. Inoltre, occorre ricordare la tesi di dottorato recentemente difesa da Catherine Richarté poiché rappresenta un ottimo esempio sia di rilettura e reinterpretazione di vecchi dati che di un approccio multidisciplinare in quanto prende in considerazione archeometria, studi storici e archeologici. In questo lavoro, che tratta proprio del tema delle dinamiche commerciali altomedievali in Mediterraneo occidentale, la tradizionale interpretazione attribuita ad alcuni relitti restituiti dalle acque provenzali, è stata del tutto rivista sulla base dello studio del carico che ha suggerito trattarsi di imbarcazioni commerciali piuttosto che di navi pirata (Richarté-Manfredi 2022).
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