Introduzione alla prima parte
p. 15
Texte intégral
1La conquista di Palermo da parte degli Aghlabidi nel IX secolo segna un periodo di profondi mutamenti della città, che diviene la nuova capitale dell’isola e viene dotata pertanto di tutta una serie di apparati e strutture per la rappresentazione del potere e per le nuove necessità di una popolazione in evoluzione. L’ampio porto da cui deriva il nome “Panormos” si trova al centro di nuovi, o in alcuni casi rinnovati, network all’interno dei quali circolano persone, idee e oggetti. Questi mutamenti, oltre ad aver avuto inevitabili ripercussioni sugli assetti politici, economici e urbanistici, hanno trasformato anche le abitudini quotidiane della popolazione, portando ad una evoluzione della cultura materiale. La ceramica rinvenuta negli scavi urbani condotti a Palermo a partire dagli anni ’80 del Novecento è una delle testimonianze più evidenti di queste trasformazioni ed evoluzioni: il corredo ceramico registra l’adozione di nuove tecnologie, nuove forme e nuovi stili decorativi. In questa sede, l’analisi delle produzioni ceramiche è utilizzata per offrire un contributo alla comprensione delle strutture sociali e soprattutto economiche di Palermo durante l’età islamica. Per poter usufruire appieno del dato ceramico come fonte, tuttavia, il suo studio va inserito non solo in un contesto storico ben preciso e tenendo conto delle coordinate topografiche, ma va anche realizzato mediante una metodologia coerente ai corpora analizzati, in grado di sfruttare al meglio le informazioni in esso contenute. Altrettanto importante, ai fini di una più corretta e completa interpretazione storica, è l’uso contestuale di diversi tipi di fonti al fine di avere una visione più completa e articolata di determinate dinamiche.
2In questa prima parte, dunque, l’obiettivo è fornire questo quadro di riferimento. Il primo capitolo si concentra sul contesto storico e topografico, descrivendo i principali eventi storici che riguardano Palermo in età islamica e fino agli inizi dell’età normanna, e la sua evoluzione urbanistica, dedicando particolare attenzione al porto e alle strutture in cui si svolgevano le attività mercantili. Nel secondo capitolo, invece, si presentano i dati impiegati per la ricostruzione delle dinamiche commerciali legate alla capitale siciliana. Anche se questo lavoro intende sfruttare come fonte principale la ceramica, questo non esime dall’integrare e confrontare i risultati ottenuti con quelli provenienti da altri tipi di fonti, indispensabili per ricostruire un quadro più affidabile e ampio. Pertanto, dopo aver descritto i siti archeologici dai quali provengono i dati ceramici analizzati, si introdurranno gli altri due tipi di fonti alle quali si farà riferimento, ovvero la numismatica e le testimonianze scritte. Infine, il terzo ed ultimo capitolo, è dedicato alla metodologia impiegata per lo studio della ceramica. Trattandosi del primo lavoro sistematico sulla circolazione di ceramiche palermitane e sulle importazioni a Palermo, realizzato su una grande quantità di materiale, e non essendoci per la Sicilia altomedievale un approccio metodologico allo studio del vasellame fittile condiviso, si ritiene che sia un passaggio fondamentale per poter procedere alla presentazione della crono-tipologia, protagonista della seconda parte di questo volume.
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