• Contenu principal
  • Menu
OpenEdition Books
  • Accueil
  • Catalogue de 16479 livres
  • Éditeurs
  • Auteurs
  • Facebook
  • X
  • Partager
    • Facebook

    • X

    • Accueil
    • Catalogue de 16479 livres
    • Éditeurs
    • Auteurs
  • Ressources numériques en sciences humaines et sociales

    • OpenEdition
  • Nos plateformes

    • OpenEdition Books
    • OpenEdition Journals
    • Hypothèses
    • Calenda
  • Bibliothèques

    • OpenEdition Freemium
  • Suivez-nous

  • Lettre d’information
OpenEdition Search

Redirection vers OpenEdition Search.

À quel endroit ?
  • Publications de l’École française de Rom...
  • ›
  • Collection de l'École française de Rome...
  • ›
  • St Peter of Osor (Island of Cres) and Be...
  • ›
  • Part 1. Saint Peter of Osor in the Adria...
  • ›
  • Tra fiumi, lagune e delta
  • Publications de l’École française de Rom...
  • Publications de l’École française de Rome
    Publications de l’École française de Rome
    Informations sur la couverture
    Table des matières
    Liens vers le livre
    Informations sur la couverture
    Table des matières
    Formats de lecture

    Plan

    Plan détaillé Texte intégral I monasteri altomedievali di area veneziana (secoli VIII-IX) secondo la tradizione Monasteri altomedievali: cronologie e collocazioni topografiche Monasteri “quasi” longobardi? Le fondazioni private della famiglia particiaca Monasteri e acqua: connessioni tra costa e adriatico Bibliographie Notes de bas de page Auteur

    St Peter of Osor (Island of Cres) and Benedictine monasticism in the Adriatic area

    Ce livre est recensé par

    Précédent Suivant
    Table des matières

    Tra fiumi, lagune e delta

    Pattern topografici e narrative intorno ai monasteri altomedievali veneziani

    Diego Calaon

    p. 91-106

    Résumés

    I monasteri altomedievali di area veneziana hanno rivestito un ruolo peculiare nella formazione degli insediamenti lagunari all’interno di un paesaggio costiero del tutto particolare: un’area umida – non ancora laguna – dove, alle foci dei fiumi, si incontrano le rotte marittime adriatiche/mediterranee con le vie (terrestri e acque) dell’entroterra. Tali monasteri sono noti attraverso scarne fonti archivistiche, ma le loro fortune storiografiche sono state profondamente influenzate dalla narrativa mitografica medievale e post-medievale relativa alla nascita di Venezia. Usando fonti archeologiche, analisi geomorfologiche e dati circa le collocazioni topografiche, è possibile proporre un modello interpretativo alternativo, in parte indipendente dalla storia della Serenissima. Le fondazioni sembrano legate alla progressiva trasformazione delle comunità costiere tra VIII e X secolo d.C. Alcuni pattern topografici associati alle variazioni degli elementi del paesaggio umido, suggeriscono un ruolo politico ed economico cruciale per il controllo di scali fluvio-lagunari. I primi monasteri sarebbero legati alle élites longobarde/carolingie dell’entroterra, e tramite essi garantirebbero il controllo di saline, aree di pesca interne e l’accesso alle vie di navigazione interna. In quei luoghi si legano i destini delle nuove comunità lagunari, dove presto sorgerà Venezia.

    Early medieval Venetian monastery played a critical role in shaping the new coastal settlements in a rather peculiar landscape: a watery area, not yet a lagoon, characterized by rivers’ mouths and deltas, where the Adriatic/Mediterranean Sea roads met the inland waterways and roads. The monasteries are known chiefly for quite rare archival records, and their early stories and fortunes have been affected mainly by medieval and post-medieval narratives celebrating Venice and its origins’ myth. It is possible to re-narrate them and propose different interpretative models using recent archaeological records, geomorphological data, and updated geo-locations. The phenomenon appears an essential component of the coastal communities’ economic and social transformations between the 8th and the 10th cent AD. The analysis of their systemic locations and assessing the environmental changes help us redefine their role. Monasteries appear to have had a crucial economic and political function (salt, fishery and trade routes): profoundly entwined with local Lombard/Frankish elites and the emerging communities at the edges of what – soon – will become Venice.

    Entrées d’index

    Keywords : Venice, early medieval monasteries, landscape, rivers, waterways, Lombards, Carolingians

    Parole chiave : Venezia, monasteri altomedievali, paesaggio, fiumi, trasporto fluviale, longobardi, carolingi

    Texte intégral Bibliographie Notes de bas de page Auteur

    Texte intégral

    I monasteri altomedievali di area veneziana (secoli VIII-IX) secondo la tradizione

    …li nobilli et populari di tute queste contrade et luoghi, essendo molto acresudi et ampliadi i loro sciti, andando cum loro navilleti et scole in Altin, là dovere era hedificada Altilia, et de ly togliando piere et hornamenti, hedificono molti manasterii et ecclesie et stancie loro...1

    1Il passo in volgare tratto dalla raccolta attribuita a Enrico Dandolo, ma quasi sicuramente di anonimo e datato alla seconda metà del XIV secolo, ci descrive bene quale sia stato l’approccio tradizionale per la definizione del fenomeno dei monasteri altomedievali nelle lagune veneziane. Le fondazioni vengono generalmente inquadrate all’interno del movimento migratorio dalle città romane dell’entroterra verso la laguna e la costa: lo stesso moto che avrebbe dato origine agli insediamenti lagunari. Il passo descrive i nobili romani nell’atto di edificare con le pietre di riuso – provenienti dalle loro città distrutte dalla furia barbarica – monasteri e chiese. Gli edifici religiosi più di ogni altro tipo di struttura materiale identificherebbero i caratteri di indipendenza di queste comunità. Con una sorta di autodeterminazione, i nobili si sarebbero sottratti alle negatività del mondo barbarico dell’entroterra (senza peraltro, in queste narrazioni, distinguere con precisione se quei barbari debbano essere gli Unni o i Longobardi), portando alta la bandiera dell’indipendenza sotto l’egida bizantina. La percezione, dunque, della storia monastica dei primi secoli è stata a lungo legata al racconto tradizionale della nascita di Venezia.2 Come è successo per le fondazioni episcopali e le amministrazioni diocesane, le presenze delle unità religiose monastiche altomedievali sono state ricondotte nell’alveo della contrapposizione culturale, politica e militare di due mondi opposti: quello costiero (bizantino) e quello interno (prima longobardo e poi carolingio).3 I due partiti sono bene rappresentati nell’immaginario collettivo della cronachista medievale dalla doppia e concorrente presenza delle sedi vescovili di Grado e Aquileia (e, dunque, delle lotte religiose di VI secolo): su questo solco e su questa distinzione si basa il mito delle origini dei siti religiosi veneziani, compresi quelli monastici. Il trasferimento in laguna – percepita come difficile e inospitale, ma sicura – è spiegato, oltre che per difendersi, per giustificare le differenze politiche e dottrinali. La specifica identità “veneziana”, insomma, si sarebbe delineata proprio seguendo il filo rosso dello spostamento verso il mare, dove in qualche modo i nuovi venuti (i barbari) non avrebbero avuto alcun tipo di controllo. Con la stagione longobarda e con la conseguente frattura tra l’entroterra e la costa che sarebbe rimasta strenuamente fedele a Bisanzio, si assisterebbe alla nascita della eccezionalità veneziana.4

    2Che la consueta narrazione delle origini costruita intorno alla dualità costa/entroterra (e, dunque, mondo bizantino e mondo romano/barbarico) sia largamente superata è stato dimostrato sia dalla ricerca archeologica recente5 che da una attenta critica storica.6 Gli scavi e le ricerche a Torcello, e più in generale in laguna, hanno da tempo dimostrato come da un lato non sia provato nessun trasferimento di tipo “meccanico” legato ad eventi bellici e distruttivi delle città romane, né si sono riscontrati caratteri materiali marcatamente “bizantini” in laguna e/o longobardi/carolingi nell’entroterra tali da potere parlare di netta separazione.

    3L’approccio interpretativo tradizionale ha segnato in modo netto la lettura delle presenze monastiche, inserendole talvolta forzosamente in questa dicotomia, inficiandone una possibile lettura funzionale e topografica. Il rapporto con l’elemento acqueo, e dunque con il paesaggio, pare, invece, centrale. È lecito domandarsi se siano le antiche fondazioni monastiche – presso la laguna o dentro di essa – giustificabili solo in chiave “politica”, oppure se possano discendere da strategie del tutto peculiari delle élites altomedievali nel controllo delle risorse territoriali e ambientali? Quale ruolo avrebbe avuto una collocazione alle foci dei fiumi, in connessione con le vie commerciali alto e pieno medievali, in un’epoca dove le comunicazioni via terra paiono non essere più di rilievo? Quale può essere stata la funzione dei monasteri nel controllo di specifiche “produzioni” lagunari (sale e allevamento ittico)?

    4Questo contributo vuole riflettere in chiave topografica sul ruolo dei monasteri altomedievali nell’area della laguna di Venezia. Nonostante le attestazioni archeologiche per queste fondazioni siano piuttosto scarse (solo pochissimi sono i monasteri indagati archeologicamente, e per quasi nessuno di essi possiamo avvalersi di dati che descrivono la distribuzione interna degli spazi), è possibile provare a riflettere su modelli economico-politici alla base di tali fondazioni. Per quanto le fondazioni monastiche in sé siano sfuggenti nella loro determinazione, tenendo conto dei recenti approcci interpretativi sullo sviluppo degli abitati lagunari è verosimile suggerire un quadro interpretativo in parte alternativo, sia alla tradizione storiografica che ruota intorno alle origini di Venezia, sia alla lettura offerta dagli storici della chiesa.

    5L’analisi dei monasteri in area veneziana è stata oggetto di studi eminentemente documentari, analizzando le fonti disponibili. Un problema ampiamente discusso è stato il dirimere l’attendibilità sia delle attestazioni d’archivio disponibili7 e sia delle informazioni ricavabili da materiale cronachistico, soprattutto quello più tardo.8 Se la cronaca del diacono Giovanni datata ai primissimi dell’XI secolo è ritenuta unanimemente piuttosto fidata, purtroppo è scarna per quanto riguarda le informazioni sulla vita religiosa altomedievale, dati che vengono segnalati solo quando hanno un rilievo nelle vicende politiche che descrivono la formazione del ducato veneziano.9 I resoconti cronachistici anonimi vergati tra XI e XIII secolo, noti come l’Origo, sono ricchi di dati circa le fondazioni episcopali e gli evergetismi privati che coinvolgono le élites nelle fondazioni religiose: il materiale però risulta estremamente scivoloso e i distinguo tra dati verificabili e narrazioni leggendarie sono assai ardui.10 Ancora meno affidabile per descrivere il panorama monastico altomedievale risulta essere la assai popolare Chronica di Andrea Dandolo11 e i prodotti narrativi successivi ad essa ispirati.

    6Pur contando circa 40 fondazioni monastiche (compresi i cambi di sede) nell’area lagunare dalle origini fino al XII secolo (fig. 1), le fonti dirette per i secoli più antichi (VII-IX) rimangono comunque pochissime, e si possono contare in poco più di una quindicina.12 Come si è detto, le sintesi del XX secolo hanno insistito molto sui caratteri di Bizantinità o di continentalità delle strutture religiose, plasmando la ricostruzione della storia monastica dell’area della Venetia Maritima in chiave evoluzionistica, tenendo come punto di riferimento la formazione del ducato Veneziano con l’affermazione del centro di Rivoalto, poi Venezia.

    Fig. 1. Mappa dei monasteri altomedievali nell’area dell’attuale laguna veneziana (D. Calaon).

    Image

    7Se guardiamo, ad esempio, il volume del 1987 a cura di Franco Tonon,13 è esemplificativo come l’origine della Chiesa di Venezia sia ricostruita attraverso un arco diacronico ben delineato. Si parte da una tradizione paleocristiana, rappresentata dalle agiografie dei santi Vescovi che – partendo da sedi “romane” – avrebbero dato origine nel V secolo al moto migratorio dalla terraferma romana (Altino, Oderzo, Padova, Concordia), scappando da Attila, verso le lagune (Jesolo, Eraclea-Cittanova, Torcello), sempre secondo le cronache.14 Il percorso continua con le emergenze documentarie e, soprattutto, archeologiche delle fasi paleocristiane pre-barbariche, come quelle della chiesa episcopale di Equilo (Jesolo).15 Riconosciuta correttamente la natura fortemente mitografica della vicenda di Attila e degli Unni come distruttori, la narrazione però si ripete e solo si sposta nei secoli successivi, riconoscendo nuovamente un ruolo nodale alle élites religiose che nel VI-VII secolo avrebbero preferito l’esilio tra le lagune piuttosto che scendere a patti con i nuovi invasori, i Longobardi. Il “monastero” che si fonda o trasferisce in laguna, dunque, diventa simbolo dell’autodeterminazione lagunare: secondo Carile ai dignitari ecclesiastici della Venetia (già tanto scossa dalle severe crisi economiche dei secoli precedenti) non resterebbero che due scelte. Assimilarsi e, quindi, scomparire all’interno di una nuova realtà sociale e religiosa rappresentata dall’entroterra Longobardo, oppure emigrare.16 Il volume si chiude quasi sancendo la correttezza e avvedutezza di tale scelta, che potrebbe essere implicitamente riconosciuta, sul piano religioso, dalla benedizione di S. Marco: il corpo santo dell’Evangelista (anche questo sospeso tra mito e storia) che sancisce l’originalità del panorama religioso Veneziano.17

    8Tale prospettiva, come si è detto, è stata ampiamente superata sia sul piano della decodificazione documentaria e, soprattutto, grazie all’interpretazione archeologica. Il filo rosso, però, di tutta la linea interpretativa, ovvero la scelta del vivere tra le acque come scelta di indipendenza e autodeterminazione (scelta religioso/politica mirata a preservare una supposta “bizantinità” delle comunità) tende ancor oggi ad essere vivo.18

    9Si suggerisce nelle pagine seguenti, invece, un differente approccio interpretativo su base topografica.

    Monasteri altomedievali: cronologie e collocazioni topografiche

    10Se osserviamo la mappa di distribuzione delle fondazioni monastiche, si possono distinguere quattro gruppi principali, considerando le cronologie di fondazione stimabili (con un margine di errore accettabile) o conosciute (fig. 2).

    Fig. 2. Le fondazioni monastiche veneziane tra VIII e XII secolo (D. Calaon).

    Image

    11Un primo dato da segnalare con forza e che per l’area di Venezia non abbiamo nessun dato relativo a fondazione monastiche di origine tardo antica o in qualche modo legata al mondo orientale. Tralasciate le fonti cronachistiche bassomedievali, la cui attendibilità è stata da tempo revocata, la formazione della chiesa locale non mostra segni o caratteri bizantini, neppure per quanto riguarda gli episcopi. Le più antiche sedi vescovili lagunari, infatti, nascono in continuità con il mondo tardoantico-goto, dove due vescovi di aree urbane con origini romane sono attestati a partire dal VII secolo in nuove sedi, proiettate sulla costa. Il caso di Cittanova/Oderzo coinvolge uno spostamento di un certo rilievo per quel che riguarda la distanza geografica, circa 20 km in linea d’aria. Nel caso di Torcello/Altino, la nuova sede episcopale si trova ad una distanza di poco più di 5 km in linea d’aria dal centro romano. In entrambi i casi pare si possa leggere questi spostamenti come funzionali allo sfruttamento delle risorse del territorio (acqua e foreste) in un quadro di viabilità che diviene essenzialmente acquea. All’interno di un documentato fenomeno di “latifondizzazione” delle proprietà costiere, si evidenzia la nascita di centri demici proiettati verso la costa con il fine di controllare sia le produzioni agrarie, che le attività di pesca e, eventualmente, la produzione di sale.19 Non tanto, dunque, aspetti religiosi e identitari, ma diventa determinante il ruolo delle élites vescovili in combinazione con quello delle élites militari, che controllerebbero le proprietà lagunari e terriere. Le altre sedi vescovili dell’arco lagunare veneziano, invece, appaiono nella documentazione solo nel IX secolo. Dismesse le fonti cronachistiche che le retrodaterebbero ad un’epoca marcatamente bizantina (come, ad esempio, il noto, ma più che discusso, sinodo convocato dal vescovo aquileiese Elia che avrebbe istituito le diocesi lagunari), vanno invece ricondotte ad una sistemazione territoriale tutta “veneziana”, soprattutto per mano dei dogi Particiaci, compiendosi verso la fine del IX secolo con il duca Orso.20

    12I gruppi di monasteri individuati differenziano antiche fondazioni di tipo costiero (gruppo 1), con sicure radici nell’VIII secolo (fig. 3). Vi sono poi monasteri che appaiono a partire dal secondo quarto del IX secolo (gruppo 2), legati alla fase generativa del sito di Rialto e connessi agli interessi privati delle famiglie ducali, e in particolare legati alla famiglia dei Particiaci (fig. 4). Al pieno X secolo si datano alcune fondazioni che figurano avere carattere di tipo pubblico o semipubblico (gruppo 3) e che, pur possedendo proprietà al di fuori dello stretto ambito lagunare, si inseriscono nella gestione territoriale dei nuovi centri rivoaltini e torcellani (fig. 5).21 L’ultimo gruppo (gruppo 4) annovera una quindicina di fondazioni, quasi tutte femminili, nel cuore degli spazi lagunari: si tratta di monasteri che spesso controllano proprietà adiacenti alle chiese monasteriali stesse, sono legati a filo doppio alle aristocrazie locali, ormai consolidate, di XI e XII secolo (fig. 6).22 Tra le loro proprietà appaiono peschiere, valli da pesca, saline: questi nuovi monasteri costruiscono l’ossatura del controllo territoriale del delicato ambiente lagunare intorno alle città emporiali di Venezia e Torcello.

    13Ci soffermeremo nelle pagine che seguono, a descrivere i primi due gruppi, che contribuiscono in maniera determinante a costruire una storia alternativa della vita religiosa e monasteriale della laguna altomedievale.

    Fig. 3. Le più antiche fondazioni monastiche: cenobi presenti alla fine dell’VIII secolo in area lagunare (D. Calaon).

    Image

    Fig. 4. Le fondazioni monastiche datate tra il primo quarto e la fine del IX secolo.

    Image

    Fig. 5. Fondazioni monastiche di X secolo (D. Calaon).

    Image

    Fig. 6. Monasteri lagunari con fondazioni fino a tutto il XII secolo (D. Calaon).

    Image

    Monasteri “quasi” longobardi?

    14Il primo gruppo (fig. 3) include i monasteri più antichi, di cui nonostante si ignori il momento esatto dell’edificazione, risultano operanti verso la fine dell’VIII secolo o al massimo all’inizio del IX: S. Michele Arcangelo di Brondolo (presso la costa, alle foci attuali dell’Adige, poco lontano Chioggia), S. Servolo (nell’attuale laguna, a pochissima distanza dal mare), S. Giorgio di Pineto (a Jesolo, a brevissima lontananza dai lidi). Considerando le linee di costa desumibili dagli studi geomorfologici23 appare chiaro che si tratta di tre fondazioni prettamente costiere in epoca altomedievale: monasteri fondati presso i lidi, collegati allo sbocco in mare di assi fluviali (o rami secondari di essi). S. Michele Arcangelo, che è presente nella documentazione negli ultimissimi anni dell’VIII secolo, ma è probabilmente una fondazione di qualche decennio antecedente,24 è collocato sulle foci dell’Adige. Il monastero di S. Servolo appare nella documentazione solo nell’819, ma come una sede che già necessita un trasferimento per cause ambientali legate alle variazioni dei livelli delle acque in zona costiera, e dunque è plausibile una cronologia almeno a partire dalla fine dell’VIII secolo. S. Servolo era collocato al congiungimento con la costa dell’antico corso di uno dei rami del Medoacus (Brenta). S. Giorgio di Pineto va inquadrato nella foce del Piave, presso l’antico centro di Equilo. Una sua datazione tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX è desunta dalla sottoscrizione del presbitero Pietro “serviens monasterii Beati Giorgi” al documento dell’819 che assegna la fondazione dell’abbazia di S. Ilario.25 Se è corretta l’ipotesi dello Spinelli il monastero pare piuttosto antico e, come gli altri di questo gruppo si colloca in una zona costiera alle foci di un grande fiume.26

    15Il ruolo di queste fondazioni (gruppo 1) apparirebbe chiaramente connesso con la gestione di proprietà costiere lungo assi fluviali che connettono rotte marittime con l’entroterra. In un’epoca in cui il ducato Veneziano non si è ancora stabilito formalmente a Rialto (primo quarto del IX secolo), questi monasteri suggeriscono le presenze di élites locali (probabilmente tardo-longobarde) che assicurano funzioni di controllo di aree salmastre (saline, peschiere) e luoghi (parzialmente fiscali) di scambio e scarico delle merci (rottura del carico di trasporti marittimi). La collocazione topografica suggerisce fondazioni che mettono in connessione i mercati locali con rotte a respiro adriatico e mediterraneo. Se questi monasteri (a cui forse si può aggiungere il monastero di IX secolo di S. Mauro, sempre a Jesolo, oggetto di recentissime indagini archeologiche), abbiano agglutinato intorno a sé un insediamento stabile, è un’ipotesi di lavoro che andrà verificata. La funzione di “terminal” controllato da gruppi aristocratici locali con profondi interessi nell’entroterra, comunque, pare verosimile.

    16A Deusdedit, duca veneziano in carica a Malamocco, è attribuita l’edificazione di un castrum in un luogo …quod Brundulus dicitur, non in quo loco nunc situm videtur, sed ultra presentem ripam fluminis…27 La fondazione è stata immaginata come la creazione di un baluardo difensivo, un castrum, in posizione strategica, presso il confine meridionale, in area longobarda.28 Si tratterebbe di una fondazione non dettata dal potere centrale bizantino esarcale, ma da un’iniziativa diretta del duca venetico. A Brondolo, però, possiamo affermare che a partire dalla metà dell’VIII secolo è sicuramente presente un insediamento. Quali sono le sue caratteristiche materiali? Dove va situato questo centro? Allo stato attuale delle ricerche, l’ipotetica struttura fortificata non trova riscontri sul terreno. Va notato, però, che nel nucleo del centro insulare di Brondolo altomedievale è da collocare la fondazione monastica. La prima menzione è nella cronaca del Dandolo, dove si ricorda che il patriarca di Grado, Antonino, prima di rivestire tale incarico era abate presso l’abbazia di Brondolo.29 Questa notizia pare non sicura,30 ma altre carte, sempre dell’VIII secolo, confermerebbero la presenza del monastero e la sua titolazione a S. Michele Arcangelo. La fondazione monastica di Brondolo mostra un legame con il territorio longobardo: non solo per la sua intitolazione all’arcangelo Michele, e non solo per il fatto che sembra trattarsi di un cenobio benedettino, ma anche perché intorno all’800 è oggetto di una donazione da parte del duca longobardo Sergio di Senigallia – già benefattore di un altro monastero di origine longobarda, Sesto al Reghena. Ciò suggerisce una fondazione paragonabile ad altre nel contesto padano/longobardo. Più tardi, nel X secolo, troviamo una seconda donazione da parte del marchese Almerico di terreni posti nella bassa padovana, attigui a quelli che lo stesso marchese ha donato al monastero di Nonantola.31 L’identificazione dell’area di Brondolo e del suo monastero di S. Michele, consente forse di discernere in Brondolo quella “minor Clugies” citata da Giovanni Diacono. Va, dunque, sottolineato che a metà dell’VIII secolo una parte consistente dell’insediamento altomedievale lagunare era situato in un’area geografica posta tra le foci dell’Adige e del Brenta (l’antico Medoacus), e cioè il fiume che passa per Padova e per Vicenza. L’area di Chioggia, in età romana sembra gravitare all’interno dell’agro di Patavium: non lontano, la città romana aveva il suo sbocco in mare, sicuramente anche con alcune strutture portuali. Brondolo stessa si colloca sulle foci dell’Adige, fiume navigabile fino a Verona. Considerando la storia del dogado veneziano, l’associazione temporale e topografica, del trasferimento della sede ducale da Cittanova a Malamocco, sembra essere intimamente legata con un insediamento che si colloca in un’area completamente diversa dall’asse Jesolo-Eraclea o Altino-Torcello. Tecnicamente siamo in un’area che per ragioni geografiche e storiche gravita sull’asse Padova e il suo sbocco in mare. Un’area dove, come diremo più avanti, può essere collocato il quasi mitico sito di Malamocco, sede ducale nell’VIII secolo prima di Rialto.

    Le fondazioni private della famiglia particiaca

    17Un secondo gruppo (fig. 4) conta un certo numero di fondazioni datate a partire dagli anni ‘20 del IX secolo, in concomitanza con l’affermarsi del potere ducale dei Particiaci, che vede l’istituzione dei luoghi chiave del futuro potere della serenissima (Palazzo Ducale, e chiesa palatina di S. Marco). Tali monasteri sono individuabili in SS. Ilario e Benedetto presso il margine lagunare, S. Zaccaria e S. Lorenzo in area rivoaltina, S. Cipriano di Mestre e S. Stefano d’Altino sulla gronda lagunare.

    18Le fondazioni di S. Zaccaria e S. Lorenzo possono essere definite in chiave topografica come proto-urbane. Si collocano in quell’area centrale intorno al canale e all’isola di Rialto, che con la fondazione della chiesa Palatina, iniziano ad agglutinare in forme definite un centro demico quasi cittadino, seppur senz’altro edificato quasi completamente in materiali deperibili, ad eccezione degli edifici religiosi, per i quali si ricorre ai materiali di riuso romani (pietre e laterizi), come testimoniato dal famoso testamento di Giustiniano Particiaco.32 Si tratta di monasteri privati. S. Zaccaria, monastero femminile a due passi dalla chiesa di S. Marco, secondo le volontà testamentarie dell’829 del doge, potrà accogliere le eredi del doge stesso – la moglie e la nuora –, che però non potranno esercitare “podestà” sul monastero stesso. Giustiniano, dunque, si spoglia nell’atto testamentario dei diritti della sua fondazione, assicurandosi che i beni del monastero non venissero in alcun modo controllati in futuro da alcuna autorità vescovile.33 Il monastero doveva accogliere monache appartenenti alle famiglie dell’aristocrazia locale, come succedeva anche per il monastero di S. Lorenzo. Quest’ultimo è legato alla persona del vescovo di Olivolo, Orso, che la tradizione vuole parte della famiglia dei Particiaci. Orso menziona la fondazione di S. Lorenzo nel suo testamento dell’853 con formule analoghe, che lasciano capire si tratti di una fondazione privata di tipo aristocratico.34 Siamo di fronte, dunque, a fondazioni tipicamente altomedievali, con la stessa natura di analoghi monasteri prima longobardi e poi carolingi padani: ingenti ricchezze e proprietà vengono gestite dalle élites grazie agli istituti monastici che diventano tratto costitutivo della nuova società.

    19Con caratteristiche di monasteri privati, ma collocati ai margini interni della laguna, appaiono le altre tre fondazioni di pieno IX secolo. S. Cipriano di Terra (o di Mestre), monastero benedettino forse femminile, quasi sfugge dalla documentazione: sappiamo da Giovanni Diacono essere presente agli inizi IX quando vi si sarebbero rifugiati il vescovo di Olivolo e il patriarca di Grado in un momento di attrito col governo ducale.35 La sua collocazione però parrebbe chiara: ai bordi della laguna e alle foci del fiume Marzenego.

    20Collocazione simile, ma sull’estuario in laguna del fiume Sile, è occupata dal monastero benedettino maschile di S. Stefano, presso Altino. Le fonti relative alla data di fondazione rimangono vaghe, e potrebbero anche essere piuttosto antiche. Ciò che è interessante rilevare in questa sede è che il cenobio, secondo quanto si apprende da un placito presieduto dal Doge Pietro Tribuno nel 900, gode di ampie autonomie rispetto al vescovo di Altino/Torcello. S. Stefano controllava proprietà terriere in laguna e nella marca trevigiana, ancora in un’area di cerniera tra vie marittime e vie acque padane.36 Ipoteticamente, inoltre, una fondazione presso le rovine dell’antica città, che sappiamo essere progressivamente in declino urbanistico dal VII-VIII secolo in poi, potrebbero fare riferimento al controllo di un’ulteriore risorsa, ovvero gli importanti materiali da cava (laterizi, pietre) che la città romana stava fornendo ai nuovi centri lagunari.

    21Il monastero di SS. Ilario e Benedetto, il più noto tra i monasteri altomedievali, sicuramente aveva la funzione di porto lagunare/fluviale e di punto di accesso dall’entroterra alle lagune: una sorta di porta per Venezia.37 Era collocato su di una sorta di penisola/dosso fluviale di uno dei rami in disuso dell’antico Brenta, e collegato a quest’ultimo da corsi d’acqua minori, ma navigabili. La sua collocazione in un area ricca di acque, connessa con la terraferma, è elemento intuibile dalla documentazione scritta ed è confermato dalle ricerche geomorfologiche.38 La funzione “punto di scambio” è ampiamente attestata. La si ricava dai documenti, come il viaggio a cavallo verso Milano del doge Orseolo, che inizia proprio a S. Ilario dove si giunge via nave. In numerosi carte ampio spazio è dedicato alle indicazioni dei differenti diritti fluviali di cui godono i monaci (ripatici e telonei). Molte sono le testimonianze di merci provenienti da Padova e dall’entroterra veneto.39

    22Il monastero dei SS. Ilario e Benedetto rappresenta una delle istituzioni chiave per comprendere il nascente stato veneziano. La fortuna del cenobio è legata alle politiche territoriali degli esponenti di una delle più potenti famiglie aristocratiche lagunari, ovvero i Parteciaci. La fondazione nell’819 è stata voluta dallo stesso Agnello Partecipazio. È il doge che con le sue politiche di governo ha posto i fondamenti a tutte le strutture che governeranno la fortuna di Venezia. Ad Agnello si deve la fondazione del Palazzo Ducale, nel luogo dove si trova ancora oggi, e la stabilizzazione dei “luoghi del potere” intorno all’insula di Rialto. Agnello Particiaco e Giustiniano, suo figlio, assegnano all’abate Giovanni, già alla guida del monastero dell’isola di S. Servolo, un territorio e una cappella, privata, nota prima come S. Ilario e già esistente dalla fine dell’VIII secolo.40 Da quella data il monastero viene ricordato con il doppio nome di Ss. Ilario e Benedetto e i monaci abbracciano la regola benedettina. I monaci ricevono i diritti relativi ad un certo numero di terre, importanti ed estesi boschi e lagune pertinenti alla fondazione (diritti agricoli, mulinatura e di pesca).41

    23La donazione del monastero di S. Ilario, dunque, e il trasferimento del potere ducale a Rialto coincidono. La scelta dello spostamento da Malamocco a Rialto è stata tradizionalmente letta come una scelta di campo a favore di un “partito” lagunare filo-bizantino. Ma anche qui, date le scarnissime notizie, determinare in modo obiettivo ciò che proviene dalla cronachistica e ciò che davvero rappresentava Rialto è molto complesso. Di fatto la politica dei Particiaci è filobizantina in alcuni aspetti (i dogi portano ad esempio titoli aulici bizantini). Ugualmente sono importanti gli elementi “occidentali”, primo fra tutti il fatto che la prima moneta “battuta” da una zecca veneziana sia un denaro Carolingio, ovvero il denaro di Ludovico il Pio (814-840)42 e, addirittura, le stesse istituzioni statali, nei loro aspetti intrinseci, paino rifarsi a modelli padani e, in ultima analisi, franchi.43

    24La cappella di S. Ilario si presenta come cappella Palatina, come S. Marco. Gode di immunità nei confronti del potere ecclesiastico: dalla fondazione è completamente indipendente sia dal vescovo di Olivolo (Venezia) sia dal patriarca di Grado. Ha un carattere quasi di “capella ducale”: uno spazio, dunque, “privato”, legato ad una famiglia ducale che è proiettata verso un tentativo di rendere ereditario il potere e, allo stesso tempo, “pubblico”, legato alla massima delle nascenti forme istituzionali veneziane.

    25Il carattere “padano” traspare nelle modalità di fondazione del monastero, e forse ancor più in quelle della cappella che lo precedeva (S. Ilario). I Particiaci si muovono come le élites presenti in terraferma tra VIII e IX secolo.44 All’interno di questi gruppi famigliari si riscontra infatti una precisa volontà di affermazione del proprio status sociale, che viene ribadito e accresciuto attraverso la fondazione di edifici religiosi privati. I dogi assegnano al monastero di Ss. Ilario e Benedetto ampie proprietà fondiarie che ben presto si allargano con altre donazioni, fino ad inglobare molti fondi coltivabili, stazioni di approdo e xenodochia nell’entroterra patavino, veneziano e trevisano.45 Si comportano come i feudatari del Regno: proprietari di terre e lagune, ne assicurano il controllo attraverso un’istituzione monastica.

    26Non è questa la sede per ridiscutere nel dettaglio i risultati di fortunate e sfortunate campagne archeologiche che si sono avvicendate nel sito. Dopo gli sterri dell’800, dove si sono individuati parte dei muri dell’ultima fase architettonica, si è ritornati a scavare presso il monastero nel 2007 e nel 2013, ma purtroppo non è stato possibile andare sufficientemente in profondità per sciogliere alcuni quesiti fondamentali legati alle strutture della chiesa. Che le strutture di un edificio tri-absidato rinvenute già nel 1873 corrispondano ad un edificio bassomedievale (XII secolo) pare pacifico. Più complessa e spinosa è la problematica relativa ai famosi mosaici pavimentali strappati in quell’occasione: fanno riferimento ad una fase precedente, dove, secondo le fonti, è lecito supporre la presenza di due edifici religiosi contigui (S. Ilario e S. Benedetto). Un recente studio ha proposto una datazione più recente rispetto alla datazione tradizionale di IX secolo, anche se gli elementi suggeriti a sostegno di tale tesi (rilettura delle quote dei vecchi scavi, tipologie costruttive) non paiono in ultima analisi né convincenti, né dirimenti.46 Si concorda, invece, con la lettura iconografica, tipologica e cronologica che re-interpreta in chiave franco-carolingia i mosaici altomedievali strappati a S. Ilario e ora esposti nei cortili del Museo Nazionale Archeologico di Venezia, proposta da Riccioni nel 2017. Il programma iconografico, infatti, sembrerebbe del tutto funzionale ad una cappella privata di carattere funerario, che potrebbe avere avuto anche una forma architettonica di “tipo occidentale”, con una sorta di portico frontale /avancorpo tipico di strutture coeve di area adriatica.47

    27SS. Ilario e Benedetto, dunque, proietta la laguna di Venezia delle origini in un mondo tutt’altro che bizantino. C’è di più: forse proprio partendo dalla collocazione topografica delle strutture del monastero, è possibile dare una risposta all’ubicazione di uno dei luoghi chiave nelle dinamiche della formazione del ducato veneziano. Giovanni Diacono ci informa che la sede del Ducato, prima di Rialto, è collocata presso l’isola di Malamocco, dal 756 al 810. Malamocco/Metamauco è un luogo che l’archeologia non è ancora riuscita a identificare in maniera univoca. Con certezza non si tratta della Malamocco attuale, presso il Lido, dove le ricerche archeologiche hanno dimostrato che le stratificazioni archeologiche non sono antecedenti al XII secolo.48 Doveva trattarsi di un sito di un certo rilievo: le fonti, anche quelle esterne a Venezia, ci raccontano come in quel periodo i venetici siano attivi con una flotta di una certa imponenza in grado di avere ruolo di rilievo sia nelle logiche mercantili che nelle battaglie marittime di VIII/IX secolo, sia in Istria che a Ravenna.49

    28Un particolare sito sommerso, Fusina 1, e una serie di rinvenimenti subacquei contigui può indicarci la presenza dell’antica Metamauco, che probabilmente non si configurava come un sito accentrato, ma come una serie di strutture lungo una via acquea (fig. 7). Il sito denominato Fusina 1 è situato nel Canale dei Petroli, la via d’acqua artificiale che va dalla Bocca di Porto Malamocco al porto di Marghera (Venezia), in corrispondenza dello “stelo luminoso” numero 265, proprio all’uscita del Canale di Brenta nella laguna. È stato individuato durante la posa di alcuni cavi elettrici nel 1994. In questa occasione è stato in parte danneggiato da un mezzo escavatore. Ciò ha dato il via nel 1995 ad una serie di ricerche, sia con rilievi e analisi subacquee, sia con analisi e setacciature del terreno asportato.50 Il sito è caratterizzato da un pessimo stato di conservazione, che non dipende solo dal fatto di essere completamente sotto il livello medio delle acque (passaggio avvenuto in seguito alle modificazioni ambientali di età bassomedievale e moderna). Il fatto di trovarsi sulle rive del Canale dei Petroli, cioè la via d’acqua obbligatoria nei percorsi da e verso le aree portuali di Marghera, lo sottopone ad un notevole stress fisico.

    Fig. 7. Ipotesi circa la collocazione del centro di Malamocco/Metamauco (D. Calaon, con rielab. da Marzemin 1912, e da Asta – Conton 2014).

    Image

    29Le strutture materiali individuate constano in un gruppo di più di novecento pali infissi nel terreno lagunare, posti attualmente a 3-4 metri sotto il livello medio lagunare. In relazione a queste strutture lignee vi è la presenza di un certo numero di blocchi squadrati in pietra posti in piano – dunque ancora probabilmente in situ, o quasi – e di una buona quantità di materiali edilizi. Durante le fasi di lavoro del 1995 è stato redatto un rilievo delle strutture che, però, riporta in un’unica pianta tutte le strutture lignee, i reperti litici e i frammenti di laterizio.51 I ritrovamenti di Fusina 1, in ogni caso, presentano alcuni aspetti molto interessanti: si sono raccolti e studiati un buon numero di reperti ceramici raggruppabili in tre grandi associazioni cronologiche (V-VI sec. d.C.; X-XII secolo e reperti di età bassomedievale).52 La rilettura del rilievo permette, però, alcune constatazioni. Innanzitutto, eliminando dalla pianta i segni che fanno riferimento a piccoli frammenti di laterizio si ottiene un’immagine un po’ più chiara delle strutture: si evidenziano così gli elementi “stabili” e strutturali. Si ottiene l’immagine di una fitta serie di pali con diversi diametri che delimitano un’area pseudo-rettangolare, orientata nord-ovest sud-est. Il lato sud-orientale, addirittura, può assomigliare alla fondazione di una struttura muraria con andamento semicircolare (troppo poco conservata, però, perché si possa dire che si tratta di un’abside). La forma dell’ipotetico edificio è ancora più chiara se si evidenziano in pianta gli elementi lignei verticali con un diametro maggiore di 18 cm: molti dei pali più “grossi” appartengono proprio al perimetro sopra individuato. I resti delle tavole orizzontali recuperate vicino ai pali verticali potrebbero costituire i relitti di “zatteroni”, cioè tavolati di assi lignee poste sopra pali infissi nel fango su cui poi si sarebbe costruito l’alzato delle murature: è questo un elemento tipico dell’architettura veneziana. Alcuni dei pali (5 nell’intero sito) sono stati datati al radiocarbonio, con date tra il IX e il XII secolo. La stessa area di Fusina è nota per alcuni interessanti ritrovamenti numismatici: presso gli argini del canale di Brenta si ha la notizia del ritrovamento di almeno 100 monete non meglio identificate, ma interpretate come tardo-romane, avvenuto negli anni intorno al 1900. Sempre dalla stessa area provengono una moneta bronzea di Eraclio (VII secolo) e la moneta di Giustino II.53

    30Il sito di Fusina 1 non pare un caso isolato: pare, infatti, che ci sia la possibilità che nella stessa zona lagunare si conservino altre strutture analoghe. Un esempio è rappresentato dal sito c.d 179, collocato 2.800 metri a sud di Venezia, lungo il rettifilo dello stesso canale dei Petroli Si tratta di una concentrazione di 70 pali infissi nei fanghi lagunari dalla forma in pianta di un parallelepipedo con direzione nord/ovest sud/est.54 L’interasse di circa 1 metro distinguibile, infatti, tra i gruppi di pali di maggiori dimensioni suggerisce che si tratti di una porzione di un pontile ligneo, di cui si conservano anche alcune assi orizzontali. Due pali sono stati datati con il metodo del C14: i risultati sono per il primo di una cronologia tra VI e VII secolo, per il secondo tra IX e XI secolo.

    31Nel corso di indagini subacquee effettuate tra il 2012 e il 2014, il sito di Fusina 1 ha restituito reperti del tutto peculiari: una serie di tavole lignee, reimpiegate, ma che portano i segni di una lavorazione scolpita. La decorazione, se pur molto rovinata, richiama elementi ad intreccio tipici del IX secolo.55 Potrebbe trattarsi di resti decorati di un edificio ligneo di una certa importanza, che ci indicherebbe una tipologia edilizia che al momento ci sfugge nella determinazione di questi siti ducali lagunari delle origini. Tali reperti andranno opportunamente ri-valutati, ma gli elementi per la definizione della localizzazione dell’antico sito di Malamocco paiono più che sufficienti.

    Monasteri e acqua: connessioni tra costa e adriatico

    32Monasteri difesi dalle acque, dunque? Le analisi topografiche e archeologiche ci forniscono una visione di segno nettamente opposto. La lettura geografica e l’analisi delle variazioni morfologiche della bassa costa ci ha permesso di stabilire come tutti gli insediamenti/siti dell’attuale laguna veneziana tra tarda antichità e alto medioevo tendano a essere disposti presso corsi d’acqua navigabili: la collocazione tra le acque delle foci fluviali e le nascenti lagune è funzionale alle connessioni viarie, che sono – a partire dal quarto V secolo – esclusivamente acquee. Ed è proprio l’acqua, o meglio la variazione delle batimetrie delle foci fluviali e dei canali lagunari a determinare il lento spostamento dei siti dall’entroterra verso la laguna. Torcello e Rivoalto, dunque, si qualificano come nuovi scali portuali definiti dal progressivo avanzamento della costa e dalla presenza di acque navigabili. Le strutture portuali, però, sottintendono la presenza di autorità forti in grado di controllarne la e il mantenimento. Tale autorità è rappresentata dal vescovo a Torcello, e dal duca a Rialto/Venezia. È ovvio che i cambiamenti politici e le tensioni militari abbiano contribuito a determinare la natura di questi siti portuali, ma sono state le trasformazioni ambientali a deciderne la loro collocazione sistemica.

    33In un contesto di centri in via di formazione, che possiamo definire polifocali,56 i monasteri si qualificano come elementi strutturali del costruendo paesaggio del potere. S. Stefano d’Altino è collegato a doppio filo con l’episcopio di Torcello. S. Ilario si qualifica come una fondazione di tipo diretto dei primi dogi ed è connesso alle politiche della famiglia dei Partecipazi. Più il complesso è il caso di S. Michele di Brondolo: è collocato in una zona controllata dai primi duchi veneziani ed è caratterizzato da una serie di donazioni terriere che lo connettono ad élites padane di matrice longobarda. Il monastero di S. Stefano d’Altino, noto nel IX secolo, si colloca alle foci del Sile nella via di navigazione verso Treviso. S. Michele di Brondolo è attestato nell’VIII secolo in un in uno snodo fluvio-lagunare alla foce dell’Adige: da qui è possibile navigare dalla laguna verso l’area di Verona. Le strutture del monastero di S. Ilario, infine, si impiantano presso Fusina, in uno dei rami della foce del Brenta, a pochissima distanza da Rialto: si tratta della linea di navigazione più breve per raggiungere la città di Padova (e Vicenza) partendo dalle isole veneziane.

    34Le antiche fondazioni monastiche (VIII e IX secolo) sembrano perdere presto la loro centralità: con lo sviluppo di Rialto e, dunque, con l’effettiva nascita di Venezia, le funzioni sia religiose sia direzionali di tali strutture si spostano all’interno della laguna. I primi evidenziano un fecondo periodo di transizione in cui le élites lagunari, ancora fortemente legate alle risorse provenienti da proprietà terriere poste ai margini della laguna, sviluppano gradualmente una forte marineria in grado di intercettare l’asse commerciale che connette l’entroterra padano con i mercati adriatici e mediterranei. Ci raccontano di un forte legame tra le comunità lagunari con l’entroterra patavino e trevisano: sono uno dei segni di una geografia politico-economica che non contrappone affatto l’area “bizantina lagunare” al mondo longobardo e franco dell’interno. Paiono essere, invece, segnali distintivi della vitalità della costa adriatica altomedievale: testimoniano il fatto che Venezia stessa, prima di essere “emporio” dedito ai commerci sulla lunga distanza, si qualifica come luogo di integrati e regolari scambi con le vicine aree dell’interno.

    Bibliographie

    Des DOI sont automatiquement ajoutés aux références bibliographiques par Bilbo, l’outil d’annotation bibliographique d’OpenEdition. Ces références bibliographiques peuvent être téléchargées dans les formats APA, Chicago et MLA.

    Format

    Hen, Y., Bombi, B., Cobb, P. M., Cohen, A. S., Cooper, K., Mavroudi, M., … Smail, D. L. Cultural Encounters in Late Antiquity and the Middle Ages. Brepols Publishers. https://doi.org/10.1484/celama-eb
    Calaon, D. (2014). Ecologia della <i>Venetia</i> prima di Venezia: uomini, acqua e archeologia. Brepols Publishers NV. https://doi.org/10.1484/j.ham.5.102695
    Haut Moyen Âge. Brepols Publishers. https://doi.org/10.1484/hama-eb
    Stahl, A. (2003). Zecca. Johns Hopkins University Press. https://doi.org/10.56021/9780801863837
    Hen, Yitzhak, Barbara Bombi, Paul M. Cobb, Adam S. Cohen, Kate Cooper, Maria Mavroudi, Judith Olszowy-Schlanger, Carine van Rhijn, Peter Sarris, and Daniel Lord Smail. “Cultural Encounters in Late Antiquity and the Middle Ages”. []. Brepols Publishers. doi:10.1484/celama-eb.
    Calaon, Diego. “Ecologia della <i>Venetia</i> prima di Venezia: uomini, acqua e archeologia”. Hortus Artium Medievalium. Brepols Publishers NV, May 2014. doi:10.1484/j.ham.5.102695.
    “Haut Moyen Âge”. []. Brepols Publishers. doi:10.1484/hama-eb.
    Stahl, Alan. “Zecca”. []. Johns Hopkins University Press, 2003. doi:10.56021/9780801863837.
    Hen, Yitzhak, et al. Cultural Encounters in Late Antiquity and the Middle Ages. [], Brepols Publishers. Crossref, https://doi.org/10.1484/celama-eb.
    Calaon, Diego. “Ecologia della <i>Venetia</i> prima di Venezia: uomini, acqua e archeologia”. Hortus Artium Medievalium, vols. 20, nos. 2, Brepols Publishers NV, May 2014, pp. 804-16. Crossref, https://doi.org/10.1484/j.ham.5.102695.
    Haut Moyen Âge. [], Brepols Publishers. Crossref, https://doi.org/10.1484/hama-eb.
    Stahl, Alan. Zecca. [], Johns Hopkins University Press, 2003. Crossref, https://doi.org/10.56021/9780801863837.

    Cette bibliographie a été enrichie de toutes les références bibliographiques automatiquement générées par Bilbo en utilisant Crossref.

    Anglani – Bressan – Toniolo 2000 = L. Anglani, F. Bressan, A. Toniolo, Venezia, Laguna Sud: l’insediamento sommerso di Fusina, I, I materiali, in Archeologia delle Acque, 2, 2000, p. 21-48.

    Asolati – Crisafulli 1994 = M. Asolati, C. Crisafulli, Ritrovamenti monetali di età romana nel Veneto, Padova, 1994.

    Asta – Conton 2014 = A. Asta, R. Conton, Venezia, Canale Malamocco Marghera: nuove indagini archeologiche subacquee sul sito Fusina 1, in NAVe : Notizie di Archeologia del Veneto, 3, 2014, p. 91-96. 

    Berto 2013 = L.A. Berto, The political and social vocabulary of John the Deacon’s Istoria Veneticorum, Turnhout, 2013.

    Bognetti 1979 = G. Bognetti, Natura, politica e religioni nelle origini di Venezia, in V. Branca (a cura di), Storia della civiltà veneziana, Firenze, 1979, p. 25-39.

    Bondesan – Meneghel 2004 = A. Bondesan, M. Meneghel (a cura di), Geomorfologia della provincia di Venezia: note illustrative della carta geomorfologica della provincia di Venezia, Padova, 2004.

    Borri 2013 = F. Borri, Arrivano i barbari a cavallo! Foundation Myths and Origines gentium in the Adriatic Arc, in W. Pohl, G. Heydemann (a cura di), Post-Roman Transitions. Christian and Barbarian Identities in the Early Medieval West, Turnhout, p. 215-270.

    10.1484/celama-eb :

    BresSan 1997 = F. Bressan, L’insediamento sommerso di Fusina 1 nella laguna di Venezia, in Quaderni di Archeologia del Veneto, 13, 1997, p. 35-36.

    Bressan – Fozzati 1997 = F. Bressan, L. Fozzati, Fusina 1: un sito sommerso nella laguna di Venezia, in Atti del Convegno di Archeologia subacquea dell’Associazione Italiana Archeologi Subacquei. Anzio, 30-31 maggio e 1 giugno 1996, Bari, 1997, p. 299-310.

    Brogiolo 2001 = G.P. Brogiolo, Luoghi di culto tra VII e VIII secolo: prospettive della ricerca archeologica alla luce del convegno di Garda, in G.P. Brogiolo (a cura di), Le chiese rurali tra VII e VIII secolo in Italia settentrionale: VIII Seminario sul tardo antico e l’alto Medioevo in Italia settentrionale, Garda, 8-10 aprile 2000, Mantova, 2001, p. 199-203.

    Calaon 2006a = D. Calaon, Cittanova (VE): Analisi GIS, in R. Francovich, M. Valenti (a cura di), IV Congresso Nazionale di Archeologia Medievale. Scriptorium dell’Abbazia, Abbazia di San Galgano (Chiusdino, Siena), 26-30 settembre 2006, Firenze, 2006, p. 216-224.

    Calaon 2006b = D. Calaon, Prima di Venezia. Terre, acque e insediamenti. Strumenti GIS per la comprensione delle trasformazioni territoriali tra tarda antichità e altomedioevo, Tesi di Dottorato, Università ca’ Foscari, Venezia, 2006.

    Calaon 2014a = D. Calaon, La Venetia Maritima tra il VI e il X secolo: mito, continuità e rottura, in Dalla catalogazione alla promozione dei beni archeologici, I progetti europei come occasione di valorizzazione del patrimonio culturale Veneto, Venezia, 2014, p. 55-66.

    Calaon 2014b = D. Calaon, Ecologia della Venetia prima di Venezia: uomini, acqua e archeologia, in Hortus Artium Medievalium, 20, 2014, p. 355-64.

    10.1484/J.HAM.5.102695 :

    Calaon – Ferri 2008 = D. Calaon, M. Ferri, Il monastero dei Dogi. SS. Ilario e Benedetto ai margini della Laguna veneziana, in S. Gelichi (a cura di), Missioni archeologiche e progetti di ricerca e scavo dell’Università Ca’ Foscari Venezia: 6. Giornata di studio, Venezia 12 maggio 2008 Venezia, 2008, p. 185-197.

    Calaon – Ferri – Bagato 2009 = D. Calaon, M. Ferri, C. Bagato, SS. Ilario e Benedetto (IX secolo). Un monastero del nascente dogado veneziano tra terra e laguna, in G. Volpe, G. Favia (a cura di), 5. Congresso nazionale di archeologia medievale. Palazzo della Dogana, Salone del Tribunale (Foggia), Palazzo dei Celestini, Auditorium (Manfredonia), 30 settembre-3 ottobre 2009, Firenze, 2009, p. 498-504.

    Caracciolo Aricò – Pesce 2010 = A. Caracciolo Aricò, R. Pesce, Cronica di Venexia detta di Enrico Dandolo : origini-1362, Venezia, 2010.

    Carile 1987 = A. Carile, Il problema delle origini di Venezia, in A. Carile, F. Tonon (a cura di), Contributi alla storia della Chiesa di Venezia, 1, Le origini della Chiesa di Venezia, Venezia, 1987, p. 77-100.

    Carile – Tonon 1987 = A. Carile, F. Tonon (a cura di), Contributi alla storia della Chiesa di Venezia, 1, Le origini della Chiesa di Venezia, Venezia, 1987.

    Cessi 1933 = R. Cessi, Origo civitate Italium seu venetiarum (Chronicon Altinate et Chronicon Gradense), Roma, 1933.

    Cessi 1942 = R. Cessi, Documenti relativi alla storia di Venezia anteriori al Mille, Padova, 1942.

    Cessi 1963 = R. Cessi, Venezia Ducale I: Duca e popolo, Venezia, 1963.

    Corrò – Moine – Primon 2015 = E. Corrò, C. Moine, S Primon, Equal and opposite reactions. Paleoenvironmental evolution and historical change around the Sant’Ilario and Benedetto monastery (Dogaletto di Mira), in Reti Medievali Rivista, 16, 2015, p. 103-50.

    Corrò – Moine – Primon 2017 = C. Moine, E. Corrò, S. Primon, Paesaggi artificiali a Venezia: archeologia e geologia nelle terre del monastero di Sant’Ilario tra alto Medioevo ed Età Moderna, Firenze, 2017.

    Cuscito 1987 = G. Cuscito, L’antica comunità cristiana di Equilo, in Carile – Tonon 1987, p. 9-29.

    D’Agostino – Fozzati 1996 = M. D’Agostino, L. Fozzati, Venezia: Territorio sommerso e tutela, in Atti del Convegno di Archeologia subacquea dell’Associazione Italiana Archeologi Subacquei. Anzio, 30-31 maggio e 1 giugno 1996, Bari, 1996, p. 287-297.

    Fozzati – Pizzinato 2008 = L. Fozzati, C. Pizzinato, Malamocco: studi di archeologia lagunare e navale, Venezia, 2008.

    Gaeta 1959 = F. Gaeta, S. Lorenzo, Venezia, 1959.

    Gasparri 1992 = S. Gasparri, Venezia fra i secoli VIII e IX. Una riflessione sulle fonti, in Studi veneti offerti a Gaetano Cozzi, Venezia, 1992, p. 3-18.

    Gasparri 2011 = S. Gasparri, Anno 713. La leggenda di Paulicio e le origini di Venezia, in U. Israel (a cura di), Venezia. I giorni della storia, Roma, 2011, p. 27-45.

    Gasparri 2017 = S. Gasparri, The First Dukes and the Origins of Venice, in S. Gelichi, S. Gasparri (a cura di), Venice and Its Neighbors from the 8th to 11th Century. Through Renovation and Continuity, Leida, 2017, p. 5-26.

    Gelichi et al. 2017 = S. Gelichi, C. Negrelli, M. Ferri, S. Cadamuro, A. Cianciosi, E. Grandi, Importare, produrre e consumare nella laguna di Venezia dal IV al XII secolo. Anfore, vetri e ceramiche, in S. Gelichi, C. Negrelli (a cura di), Adriatico altomedievale (VI-XI secolo). Scambi, porti, produzioni, Venezia, 2017, p. 23-114.

    Gelichi – Ferri – Moine 2017 = S. Gelichi, M. Ferri, C Moine, Venezia e la laguna tra IX e X secolo: strutture materiali, insediamenti, economie, in S. Gelichi, S. Gasparri, (a cura di), The Age of Affirmation, Turnhout, 2017, p. 79-128.

    Hodges 2015 = R. Hodges, The Idea of the Polyfocal ‘Towns’? Archaeology and the Origins of Medieval Urbanism in Italy, in S. Gelichi, R. Hodges (a cura di), New Directions in Early medieval European Archaeology: Spain and Italy Compared. Essay for Riccardo Francovich, Turnhout, 2015, p. 267-283.

    10.1484/hama-eb :

    Lanfranchi 1987 = L. Lanfranchi, I documenti sui più antichi insediamenti monastici nella laguna veneziana, in Carile – Tonon 1987, p. 143-149.

    Lanfranchi – Strina 1965 = L. Lanfranchi, B. Strina, Ss. Ilario e Benedetto e S. Gregorio, Venezia, 1965.

    Lanfranchi Strina 1981 = B. Lanfranchi Strina, Ss. Trinità e S. Michele Arcangelo di Brondolo, 2, Documenti 800-1199, Venezia, 1981.

    Marzemin 1912 = G. Marzemin, Le abbazie veneziane dei SS. Ilario e Benedetto e di S. Gregorio, Venezia, 1912.

    Moine 2013 = C. Moine, Chiostri tra le acque. I monasteri femminili della laguna nord di Venezia nel basso Medioevo, Firenze, 2013.

    Monticolo 1890 = G. Monticolo, Cronache veneziane antichissime, Roma, 1890.

    Niero 1987a = A. Niero, La sistemazione ecclesiastica del territorio di Venezia, in Carile – Tonon 1987, p. 101-121.

    Niero 1987b = A. Niero, Santi di Torcello e di Eraclea tra storia e Leggenda, in Carile – Tonon 1987, p. 31-76.

    Pastorello 1938, 1958 = E. Pastorello, (a cura di), Andreae Danduli ducis Venetiarum Chronica per extensum descripta : aa. 46-1280 d.C., Bologna, 1938-1958 (Rerum Italicarum scriptores: raccolta degli storici italiani dal Cinquecento al Millecinquecento, 12.1). .

    Pavan Corrò – Moine – Primon 2017 = C. Moine, E. Corrò, S. Primon, Paesaggi artificiali a Venezia: archeologia e geologia nelle terre del monastero di Sant’Ilario tra alto Medioevo ed Età Moderna, Firenze, 2017.

    Pavan – Arnaldi 1992 = M. Pavan, G. Arnaldi, Le origini dell’identità lagunare, in L. Cracco Ruggini, M. Pavan, G. Cracco, G. Ortalli (a cura di), Storia di Venezia. Dalle origini alla caduta della Serenissima, 1, Origini-Età ducale, Roma, 1992, p. 409-456.

    Pozza 1998 = M. Pozza, Per una storia dei monasteri veneziani nei secoli VIII-XII, in F.G.B. Trolese (a cura di), Il monachesimo nel Veneto medioevale. Atti del Convegno di studi in occasione del millenario di fondazione dell’Abbazia di S. Maria di Mogliano Veneto (Treviso), 30 novembre 1996, Cesena, 1998, p. 17-38.

    Rando 1994 = D. Rando, Una Chiesa di frontiera: le istituzioni ecclesiastiche veneziane nei secoli 6-12, Bologna, 1994.

    Rapetti 2017 = A. Rapetti, The doge and his monks. The monastery of Saints Hilary and Benedict between Venice and the Terraferma (9th-10th centuries), in Reti Medievali Rivista, 18, 2017, p. 3-28.

    Ravegnani 2020 = G. Ravegnani, Venezia prima di Venezia: mito e fondazione della città lagunare, Roma, 2020.

    Riccioni 2017 = S. Riccioni, I mosaici altomedievali di Venezia e il monastero di S. Ilario. Orditi ‘venetico-carolingi’ di una koinè alto Adriatica, in S. Gasparri, S. Gelichi (a cura di), The Age of Affirmation: Venice, the Adriatic and the Hinterland between the 9th and 10th Centuries, Turnhout, 2017, p. 277-322.

    Spinelli 1985 = G. Spinelli, Insediamenti monastici nel territorio dell’antica diocesi di Jesolo, in Antichità Altoadriatiche, XXVII, 1985, p. 147-61.

    Spinelli 1987 = G. Spinelli, I primi insediamenti monastici lagunari nel contesto della storia politica e religiosa veneziana, in Carile – Tonon 1987, p. 151-166.

    Stahl 2000 = A.M. Stahl, Zecca: the mint of Venice in the Middle Ages, Baltimora, 2000.

    10.56021/9780801863837 :

    Tramontin 1987 = S. Tramontin, Origini e sviluppi della leggenda marciana, in Carile – Tonon 1987, p. 167-186.

    Notes de bas de page

    1 F. 12, recto, dalla Cronica di Venexia detta di Enrico Dandolo, in Caracciolo Aricò – Pesce 2010, p. 12-13.

    2 Tale lettura di tipo tradizionale informerà una buona parte della storiografia successiva. È ben delineata a partire da Cessi 1963.

    3 Tale visione si riscontra, ad esempio in Rando 1994 e Niero 1987a.

    4 Per una lettura della specificità dell’identità lagunare interpretata seguendo il modello cronachistico bassomedievale con una sorta di “opposizione” tra la costa bizantina e l'entroterra barbarico, si confronti, ad esempio Pavan, Arnaldi 1992, e Bognetti 1979.

    5 Per una sintesi archeologica si veda Calaon 2014a; Calaon 2014b; Gelichi et al. 2017; Gelichi – Ferri – Moine 2017.

    6 La letteratura storica ha riletto in modo critico i documenti delle fasi iniziali del ducato, ad es. Gasparri 2011, 2017. Molto attenta è stata l’analisi sugli aspetti mitografici sviluppatisi già nella cronachistica altomedioevale per “spiegare” a partire dall’XI secolo, alla luce della recente storia, il un nuovo assetto insediativo creatosi nell’arco di qualche secolo in area altoadriatica, vedi Borri 2013.

    7 Per le fonti documentarie della Venetia altomedievale, Cessi 1942.

    8 Per un’analisi critica delle fonti, Pozza 1998, p. 17-18.

    9 La cronaca veneziana del diacono Giovanni, Monticolo 1890; Berto 2013.

    10 Cessi 1933.

    11 Pastorello 1938.

    12 Lanfranchi 1987.

    13 Carile – Tonon 1987.

    14 Cuscito 1987; Carile 1987; Niero 1987b.

    15 Cuscito 1987.

    16 Carile 1987, p. 84-85.

    17 Tramontin 1987.

    18 Ad esempio il recente Ravegnani 2020.

    19 Calaon 2006a.

    20 La vicenda è ben risolta in Niero 1987a, p. 103-11.

    21 Per la definizione dei monasteri con natura pubblica di X secolo, Pozza 1998, p. 30-34.

    22 Un’ampia disamina di tali fondazioni si ritrova in Moine 2013.

    23 Bondesan – Meneghel 2004.

    24 Donazione del duca di Longobardo di Senigallia, 800, Lanfranchi Strina 1981, n.1. Poco verificabile, invece, la presenza dell’abate Antonino nel 727, poi patriarca di Grado – Pozza 1998, p. 19.

    25 Lanfranchi – Strina 1965, n. 1.

    26 Spinelli 1985, 1987.

    27 “La cronaca veneziana del diacono Giovanni”, II-17, in Monticolo 1890.

    28 Pavan – Arnaldi 1992, p. 439.

    29 Lanfranchi 1987, p. 143.

    30 Spinelli 1987.

    31 Lanfranchi Strina 1981, p. 13-22.

    32 Lanfranchi – Strina 1965, n. 2.

    33 Pozza 1998, p. 28.

    34 Gaeta 1959, n. 1.

    35 Cessi 1963, p. 137-139.

    36 Pozza 1998, p. 23-25.

    37 Calaon – Ferri 2008; Calaon – Ferri – Bagato 2009; Rapetti 2017.

    38 Corrò – Moine – Primon 2015.

    39 Lanfranchi – Strina 1965, p. 23-30.

    40 Lanfranchi – Strina 1965, n. 1.

    41 Corrò – Moine – Primon 2015.

    42 Stahl 2000.

    43 Gasparri 1992.

    44 Brogiolo 2001.

    45 Marzemin 1912, p. 11-12.

    46 Corrò – Moine – Primon 2017.

    47 Riccioni 2017.

    48 Calaon 2006b; Fozzati – Pizzinato 2008.

    49 Calaon 2006b, p. 59-66.

    50 Bressan – Fozzati 1997.

    51 Bressan 1997.

    52 Anglani – Bressan – Toniolo 2000.

    53 Asolati – Crisafulli 1994.

    54 D'Agostino – Fozzati 1996.

    55 Asta – Conton 2014.

    56 Hodges 2015.

    Auteur

    • Diego Calaon

      Dipartimento di Studi Umanistici, DSU – Università Ca’ Foscari, Venezia – calaon@unive.it

    Précédent Suivant
    Table des matières

    Le texte seul est utilisable sous licence Licence OpenEdition Books. Les autres éléments (illustrations, fichiers annexes importés) sont « Tous droits réservés », sauf mention contraire.

    Voir plus de livres
    Le Thermalisme en Toscane à la fin du Moyen Âge

    Le Thermalisme en Toscane à la fin du Moyen Âge

    Les bains siennois de la fin du XIIIe siècle au début du XVIe siècle

    Didier Boisseuil

    2002

    Rome et la Révolution française

    Rome et la Révolution française

    La théologie politique et la politique du Saint-Siège devant la Révolution française (1789-1799)

    Gérard Pelletier

    2004

    Le juste marché

    Le juste marché

    Le système annonaire romain aux XVIe et XVIIe siècles

    Monica Martinat

    2004

    Gilles Caillotin, pèlerin

    Gilles Caillotin, pèlerin

    Le retour de Rome d’un sergier rémois, 1724

    Dominique Julia (dir.)

    2006

    Sainte-Marie-Majeure

    Sainte-Marie-Majeure

    Une basilique de Rome dans l’histoire de la ville et de son église (Ve-XIIIe siècle)

    Victor Saxer

    2001

    Offices et papauté (XIVe-XVIIe siècle)

    Offices et papauté (XIVe-XVIIe siècle)

    Charges, hommes, destins

    Armand Jamme et Olivier Poncet (dir.)

    2005

    La politique au naturel

    La politique au naturel

    Comportement des hommes politiques et représentations publiques en France et en Italie du XIXe au XXIe siècle

    Fabrice D’Almeida

    2007

    Pittura rupestre medievale

    Pittura rupestre medievale

    Lazio e campania settentrionale (secoli VI-XIII)

    Simone Piazza

    2006

    La Colonne Trajane et les Forums impériaux

    La Colonne Trajane et les Forums impériaux

    Martin Galinier

    2007

    La Réforme en France et en Italie

    La Réforme en France et en Italie

    Contacts, comparaisons et contrastes

    Philip Benedict, Silvana Seidel Menchi et Alain Tallon (dir.)

    2007

    Pratiques sociales et politiques judiciaires dans les villes de l’Occident à la fin du Moyen Âge

    Pratiques sociales et politiques judiciaires dans les villes de l’Occident à la fin du Moyen Âge

    Jacques Chiffoleau, Claude Gauvard et Andrea Zorzi (dir.)

    2007

    Souverain et pontife

    Souverain et pontife

    Recherches prosopographiques sur la Curie Romaine à l’âge de la Restauration (1814-1846)

    Philippe Bountry

    2002

    Voir plus de livres
    1 / 12
    Le Thermalisme en Toscane à la fin du Moyen Âge

    Le Thermalisme en Toscane à la fin du Moyen Âge

    Les bains siennois de la fin du XIIIe siècle au début du XVIe siècle

    Didier Boisseuil

    2002

    Rome et la Révolution française

    Rome et la Révolution française

    La théologie politique et la politique du Saint-Siège devant la Révolution française (1789-1799)

    Gérard Pelletier

    2004

    Le juste marché

    Le juste marché

    Le système annonaire romain aux XVIe et XVIIe siècles

    Monica Martinat

    2004

    Gilles Caillotin, pèlerin

    Gilles Caillotin, pèlerin

    Le retour de Rome d’un sergier rémois, 1724

    Dominique Julia (dir.)

    2006

    Sainte-Marie-Majeure

    Sainte-Marie-Majeure

    Une basilique de Rome dans l’histoire de la ville et de son église (Ve-XIIIe siècle)

    Victor Saxer

    2001

    Offices et papauté (XIVe-XVIIe siècle)

    Offices et papauté (XIVe-XVIIe siècle)

    Charges, hommes, destins

    Armand Jamme et Olivier Poncet (dir.)

    2005

    La politique au naturel

    La politique au naturel

    Comportement des hommes politiques et représentations publiques en France et en Italie du XIXe au XXIe siècle

    Fabrice D’Almeida

    2007

    Pittura rupestre medievale

    Pittura rupestre medievale

    Lazio e campania settentrionale (secoli VI-XIII)

    Simone Piazza

    2006

    La Colonne Trajane et les Forums impériaux

    La Colonne Trajane et les Forums impériaux

    Martin Galinier

    2007

    La Réforme en France et en Italie

    La Réforme en France et en Italie

    Contacts, comparaisons et contrastes

    Philip Benedict, Silvana Seidel Menchi et Alain Tallon (dir.)

    2007

    Pratiques sociales et politiques judiciaires dans les villes de l’Occident à la fin du Moyen Âge

    Pratiques sociales et politiques judiciaires dans les villes de l’Occident à la fin du Moyen Âge

    Jacques Chiffoleau, Claude Gauvard et Andrea Zorzi (dir.)

    2007

    Souverain et pontife

    Souverain et pontife

    Recherches prosopographiques sur la Curie Romaine à l’âge de la Restauration (1814-1846)

    Philippe Bountry

    2002

    Accès ouvert

    Accès ouvert freemium

    ePub

    PDF

    PDF du chapitre

    Suggérer l’acquisition à votre bibliothèque

    Acheter

    Édition imprimée

    Publications de l’École française de Rome
    ePub / PDF

    1 F. 12, recto, dalla Cronica di Venexia detta di Enrico Dandolo, in Caracciolo Aricò – Pesce 2010, p. 12-13.

    2 Tale lettura di tipo tradizionale informerà una buona parte della storiografia successiva. È ben delineata a partire da Cessi 1963.

    3 Tale visione si riscontra, ad esempio in Rando 1994 e Niero 1987a.

    4 Per una lettura della specificità dell’identità lagunare interpretata seguendo il modello cronachistico bassomedievale con una sorta di “opposizione” tra la costa bizantina e l'entroterra barbarico, si confronti, ad esempio Pavan, Arnaldi 1992, e Bognetti 1979.

    5 Per una sintesi archeologica si veda Calaon 2014a; Calaon 2014b; Gelichi et al. 2017; Gelichi – Ferri – Moine 2017.

    6 La letteratura storica ha riletto in modo critico i documenti delle fasi iniziali del ducato, ad es. Gasparri 2011, 2017. Molto attenta è stata l’analisi sugli aspetti mitografici sviluppatisi già nella cronachistica altomedioevale per “spiegare” a partire dall’XI secolo, alla luce della recente storia, il un nuovo assetto insediativo creatosi nell’arco di qualche secolo in area altoadriatica, vedi Borri 2013.

    7 Per le fonti documentarie della Venetia altomedievale, Cessi 1942.

    8 Per un’analisi critica delle fonti, Pozza 1998, p. 17-18.

    9 La cronaca veneziana del diacono Giovanni, Monticolo 1890; Berto 2013.

    10 Cessi 1933.

    11 Pastorello 1938.

    12 Lanfranchi 1987.

    13 Carile – Tonon 1987.

    14 Cuscito 1987; Carile 1987; Niero 1987b.

    15 Cuscito 1987.

    16 Carile 1987, p. 84-85.

    17 Tramontin 1987.

    18 Ad esempio il recente Ravegnani 2020.

    19 Calaon 2006a.

    20 La vicenda è ben risolta in Niero 1987a, p. 103-11.

    21 Per la definizione dei monasteri con natura pubblica di X secolo, Pozza 1998, p. 30-34.

    22 Un’ampia disamina di tali fondazioni si ritrova in Moine 2013.

    23 Bondesan – Meneghel 2004.

    24 Donazione del duca di Longobardo di Senigallia, 800, Lanfranchi Strina 1981, n.1. Poco verificabile, invece, la presenza dell’abate Antonino nel 727, poi patriarca di Grado – Pozza 1998, p. 19.

    25 Lanfranchi – Strina 1965, n. 1.

    26 Spinelli 1985, 1987.

    27 “La cronaca veneziana del diacono Giovanni”, II-17, in Monticolo 1890.

    28 Pavan – Arnaldi 1992, p. 439.

    29 Lanfranchi 1987, p. 143.

    30 Spinelli 1987.

    31 Lanfranchi Strina 1981, p. 13-22.

    32 Lanfranchi – Strina 1965, n. 2.

    33 Pozza 1998, p. 28.

    34 Gaeta 1959, n. 1.

    35 Cessi 1963, p. 137-139.

    36 Pozza 1998, p. 23-25.

    37 Calaon – Ferri 2008; Calaon – Ferri – Bagato 2009; Rapetti 2017.

    38 Corrò – Moine – Primon 2015.

    39 Lanfranchi – Strina 1965, p. 23-30.

    40 Lanfranchi – Strina 1965, n. 1.

    41 Corrò – Moine – Primon 2015.

    42 Stahl 2000.

    43 Gasparri 1992.

    44 Brogiolo 2001.

    45 Marzemin 1912, p. 11-12.

    46 Corrò – Moine – Primon 2017.

    47 Riccioni 2017.

    48 Calaon 2006b; Fozzati – Pizzinato 2008.

    49 Calaon 2006b, p. 59-66.

    50 Bressan – Fozzati 1997.

    51 Bressan 1997.

    52 Anglani – Bressan – Toniolo 2000.

    53 Asolati – Crisafulli 1994.

    54 D'Agostino – Fozzati 1996.

    55 Asta – Conton 2014.

    56 Hodges 2015.

    St Peter of Osor (Island of Cres) and Benedictine monasticism in the Adriatic area

    X Facebook Email

    St Peter of Osor (Island of Cres) and Benedictine monasticism in the Adriatic area

    Ce livre est diffusé en accès ouvert freemium. L’accès à la lecture en ligne est disponible. L’accès aux versions PDF et ePub est réservé aux bibliothèques l’ayant acquis. Vous pouvez vous connecter à votre bibliothèque à l’adresse suivante : https://freemium.openedition.org/oebooks

    Suggérer l’acquisition à votre bibliothèque Acheter ce livre aux formats PDF et ePub

    Si vous avez des questions, vous pouvez nous écrire à access[at]openedition.org

    St Peter of Osor (Island of Cres) and Benedictine monasticism in the Adriatic area

    Vérifiez si votre bibliothèque a déjà acquis ce livre : authentifiez-vous à OpenEdition Freemium for Books.

    Vous pouvez suggérer à votre bibliothèque d’acquérir un ou plusieurs livres publiés sur OpenEdition Books. N’hésitez pas à lui indiquer nos coordonnées : access[at]openedition.org

    Vous pouvez également nous indiquer, à l’aide du formulaire suivant, les coordonnées de votre bibliothèque afin que nous la contactions pour lui suggérer l’achat de ce livre. Les champs suivis de (*) sont obligatoires.

    Veuillez, s’il vous plaît, remplir tous les champs.

    La syntaxe de l’email est incorrecte.

    Référence numérique du chapitre

    Format

    Calaon, D. (2024). Tra fiumi, lagune e delta. In S. Bully, M. Čaušević-Bully, & S. Gioanni (éds.), St Peter of Osor (Island of Cres) and Benedictine monasticism in the Adriatic area. Rome: Publications de l’École française de Rome. https://doi.org/10.4000/books.efr.53825
    Calaon, Diego. « Tra fiumi, lagune e delta ». In St Peter of Osor (Island of Cres) and Benedictine monasticism in the Adriatic area, édité par Sébastien Bully, Morana Čaušević-Bully, et Stéphane Gioanni. Rome: Publications de l’École française de Rome, 2024. doi:10.4000/books.efr.53825.
    Calaon, Diego. « Tra fiumi, lagune e delta ». St Peter of Osor (Island of Cres) and Benedictine monasticism in the Adriatic area, édité par Sébastien Bully et al., Publications de l’École française de Rome, 2024, https://doi.org/10.4000/books.efr.53825.

    Référence numérique du livre

    Format

    Bully, S., Čaušević-Bully, M., & Gioanni, S. (éds.). (2024). St Peter of Osor (Island of Cres) and Benedictine monasticism in the Adriatic area. Rome: Publications de l’École française de Rome. https://doi.org/10.4000/books.efr.53708
    Bully, Sébastien, Morana Čaušević-Bully, et Stéphane Gioanni, éd. St Peter of Osor (Island of Cres) and Benedictine Monasticism in the Adriatic Area. Rome: Publications de l’École française de Rome, 2024. doi:10.4000/books.efr.53708.
    Bully, Sébastien, et al., éditeurs. St Peter of Osor (Island of Cres) and Benedictine Monasticism in the Adriatic Area. Publications de l’École française de Rome, 2024, https://doi.org/10.4000/books.efr.53708.
    Compatible avec Zotero Zotero

    1 / 3

    Publications de l’École française de Rome

    Publications de l’École française de Rome

    • Mentions légales
    • Plan du site
    • Se connecter

    Suivez-nous

    • Flux RSS

    URL : https://publications.efrome.it

    Email : publication@efrome.it

    OpenEdition
    • Candidater à OpenEdition Books
    • Connaître le programme OpenEdition Freemium
    • Commander des livres
    • S’abonner à la lettre d’OpenEdition
    • CGU d’OpenEdition Books
    • Accessibilité : partiellement conforme
    • Données personnelles
    • Gestion des cookies
    • Système de signalement