Dinamiche urbane pre-adrianee nel settore costiero della città di Ostia
Nuovi dati dalle insulae delle c.d. Terme Marittime e delle Terme di Porta Marina
p. 61-82
Résumés
Nell’ambito delle indagini condotte tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta alle c.d. Terme Marittime (III, VIII, 2) e alle Terme di Porta Marina (IV, X, 1) vennero eseguiti saggi di scavo sotto i livelli pavimentali.Tali scavi, rimasti sostanzialmente inediti, hanno rivelato la presenza una serie di fasi inquadrabili tra gli inizi del I secolo d.C. e l’età traianea di notevole importanza per valutare le dinamiche di superamento delle mura tardo-repubblicane e il conseguente ampliamento della città in direzione del mare. In epoca domizianeo-traianea lo sviluppo dell’insula III, VIII, 2 aveva già raggiunto l’assetto urbanistico di epoca adrianea. L’edificio termale, costruito ad una quota più elevata, sfruttò tutta una serie di opere murarie che in parte definiscono i limiti dell’isolato stesso. Le Thermae maritimae, nome antico delle Terme i Porta Marina, iniziate da Adriano e terminata da Antonino Pio, sostituirono un precedente edificio termale di epoca domizianea dotato di una monumentale natatio.
During the investigations carried out between the end of the 1960s and the mid-1970s at the so-called Terme Marittime (III, VIII, 2) and the Terme di Porta Marina (IV, X, 1), excavations were also carried out under the levels of the floor.These explorations, which have remained largely unpublished, have revealed the presence of a series of phases that can be dated between the beginning of the 1st century A.D. and the Trajan period, which are of significant impact to evaluate the dynamics of the overcoming of the late Republican walls and the consequent expansion of the city towards the sea. In the Domitian-Trajanic period, the development of insula III, VIII, 2 had already reached the urban configuration of the Hadrianic period. The thermal building, constructed in this time at a higher elevation, took advantage of a series of walls that partly define the limits of the block itself. The Thermae maritimae, the ancient name for the Baths of Porta Marina started by Hadrian and completed by Antoninus Pius, replaced an oldest thermal building equipped with a monumental natatio that can be dated to Domitian period.
Entrées d’index
Keywords : maritime baths, late-republican period wall, district out “Porta marina”, Domitian, opus reticulatum, brick stamps
Parole chiave : terme marittime, mura tardo-repubblicane, quartiere fuori Porta Marina, Domiziano, opus reticulatum, bolli doliari
Texte intégral
1Gli scavi archeologici condotti tra la fine degli anni ‘60 e la metà degli anni ‘70 alle c.d. Terme Marittime e alle Terme di Porta Marina, se si escludono alcuni contributi su singole tematiche,1 sono rimasti pressoché inediti. Nell’ambito del dottorato dello scrivente presso l’Università di Aix-Marseille in co-tutela con Sapienza Università di Roma è stato condotto uno studio sistematico dell’intera documentazione di scavo di entrambi i complessi termali.2
2I saggi eseguiti sotto i livelli pavimentali di alcuni ambienti hanno rivelato una serie di fasi inquadrabili tra l’inizio dell’epoca imperiale e l’età adrianea di notevole importanza per valutare le dinamiche urbanistiche legate all’ampliamento della città portuale in direzione del mare ed il conseguente superamento delle mura tardo-repubblicane.
3L’obiettivo dell’articolo è di fornire un contributo per la definizione delle linee di sviluppo del quartiere costiero della città alla foce del Tevere tra la fine del I secolo a.C. e l’età adrianea.
4In primo luogo, ci si interrogherà sulle più antiche fasi edilizie del quartiere litoraneo e sulle dinamiche che hanno portato al precoce superamento della cinta tardo-repubblicana.
5Per l’epoca flavia, disponendo di una documentazione più abbondante, si possono riconoscere i tratti di una vera e propria fase di espansione urbana che precedette il rinnovamento di epoca antonina. Quest’ultimo infatti investì massicciamente anche il quartiere litoraneo obliterando le strutture di epoca precedente, ma in parte seguendone gli orientamenti e la trama urbana, nonostante i rialzamenti di quota.
6Nel corso della trattazione si porrà particolare attenzione alle modalità di impianto dei cantieri di epoca antonina all’interno delle insulae III, VIII (c.d. Terme Marittime) e IV, X (Terme di Porta Marina) mettendo a fuoco i rapporti architettonici ed urbanistici con le strutture precedenti.
Il quartiere fuori Porta Marina, panoramica generale
7Il quartiere fuori Porta Marina (fig. 1) è conosciuto nelle sue linee di sviluppo grazie alle indagini condotte da Guido Calza (anni ’30-40), Giovanni Becatti3, Maria Floriani Squarciapino4 (anni ’60) e Carlo Pavolini (fine anni ’70)5. Indagini più recenti nel quartiere vennero condotte da M. Heinzelmann (prospezioni geofisiche6), da M. White (ripresa delle indagini alla Sinagoga) e dall’Università di Bologna (scavi nell’insula IV, IX).7
Fig. 1 – Quartiere fuori Porta Marina.

Elaborazione M. Turci su base Atlante 1995
8In epoca proto-augustea, l’area esterna alle mura tardo-repubblicane fuori Porta Marina ospitò i mausolei dei summi viri della colonia, come documentano il sepolcro di C. Cartilius Poplicola ed il mausoleo tardo-repubblicano.8 Va sottolineato lo stretto legame che venne a crearsi tra paesaggio marittimo, quale luogo di celebrazione degli uomini illustri della colonia, ed il tema delle guerre marittime9 che trova nel contesto della spiaggia ostiense un’ambientazione paradigmatica. I monumenti di Ostia infatti, se da un lato si affacciano, come da tradizione, lungo la viabilità extraurbana con l’apparato epigrafico rivolto verso il viandante che percorre la strada,10 presentano altresì un punto di vista privilegiato per chi, arrivando via mare, percorreva la rotta in entrata o in uscita dal porto fluviale. La tematica della vittoria navale si integra perfettamente nel clima ideologico del trionfo di Ottaviano ad Azio. Questa immagine della colonia proiettata sul mare chiude la pagina della prisca colonia maritima di Roma, dal momento che è proprio nel periodo delle guerre civili che Ostia recupera quel ruolo militare indispensabile nella difesa degli approvvigionamenti dell’Urbs, come attesta la costruzione della nuova cinta difensiva eretta nel 63 a.C. per opera di Cicerone e Clodio a pochi anni dal saccheggio da parte dei pirati cilici.11
9Già nel corso dell’epoca giulio-claudia all’esterno della Porta Marina si riscontra un primo rialzamento del piano di campagna, attestato presso il Santuario della Bona Dea.12 Oltre al complesso religioso, in questa fase venne realizzata una possente struttura costiera in opera cementizia con paramento in reticolato, interpretata da G. Becatti come diga foranea.13 Alla medesima fase si possono attribuire tutta una serie di strutture murarie in opera reticolata messe in luce a più riprese all’interno del quartiere.14 Nel periodo di passaggio tra l’epoca giulio-claudia e flavia si inquadra la realizzazione della Domus Fulminata.15
10Scrive il Becatti:
Questo quartiere prospiciente al mare si sviluppa sotto Traiano con l’impianto delle due insule adiacenti alla Domus Fulminata, (Reg. III, Ins. VII, nn. 6 e 7) che avranno varie trasformazioni, ma è soprattutto con Adriano che la zona accresce il suo carattere monumentale colla costruzione della grande piazza porticata…»16
11In epoca adrianea, infatti, il quartiere viene investito da un riassetto urbanistico di ampie proporzioni che ne ridefinirà la viabilità e l’aspetto con la costruzione di nuovi edifici a carattere pubblico come il c.d. Foro di Porta Marina17 e le Terme di Porta Marina, comportando contestualmente un rialzamento complessivo dei livelli di frequentazione.18
12Sembrerebbe che la linea di costa abbia subito uno spostamento, dal momento che le fabbriche di età adrianea dell’insula IV, IX si vennero a trovare al di là della vecchia linea di costa, materializzata dalla già menzionata diga foranea.19 Il quartiere fuori Porta Marina inoltre venne dotato di altri due nuovi impianti termali (le Terme del Sileno e le c.d. Terme Marittime) e di edifici a carattere commerciale come la c.d. Loggia di Cartilio Poplicola e la serie di tabernae sulla via di Cartilio Poplicola,20 interpretati dallo stesso Becatti come celle di un ampio horreum.21
13Più a nord, un grande progetto unitario di edilizia residenziale venne intrapreso con la costruzione delle Case a Giardino, quartiere destinato a accogliere quel ceto agiato medio-imprenditoriale che gravitava intorno alla città portuale.22
L’insula III, viii
14L’insula III, viii, a cavaliere delle mura tardo-repubblicane è occupata interamente dalle c.d. Terme Marittime. Se si esclude l’area attorno a Tor Boacciana, indagata tra la fine del ‘700 ed i primi dell’800,23 insieme al c.d. Palazzo Imperiale, costituisce una delle poche aree scavate estensivamente nel quadrante nord/occidentale di Ostia, prossime all’antica foce del Tevere.
15L’articolazione urbanistica di quest’area è nota principalmente da foto aeree ed in particolare dal rilievo fotogrammetrico SARA-NISTRI del 1985 e da una serie di indagini geofisiche condotte in anni più recenti che hanno permesso di riconoscere un bacino portuale sulla riva sinistra del Tevere ad ovest del Palazzo Imperiale.24
16La viabilità del quartiere, piuttosto irregolare, risulta orientata su due assi viari con andamento spezzato paralleli fra loro e alla riva fluviale che costituiscono il prolungamento di Via della Foce e di Via degli Aurighi. Altro elemento morfogenetico della viabilità di epoca imperiale è costituito dal tracciato delle mura tardorepubblicane tra la Porta Marina e Tor Boacciana, il cui andamento seguiva l’orientamento dell’antico litorale (fig. 2).
Fig. 2 – Area settentrionale del quadrante costiero.

1) azzurro: proseguimento del decumano fuori dal c.d. castrum; 2) verde: viabilità incentrata sugli assi di via della Foce e di via degli Aurighi; 3) viola: strade perpendicolari a 2; 4) rosso: viabilità orientata con le mura; 5) arancione: assi perpendicolari a 4; 6) giallo: tracciato delle mura (elaborazione M. Turci, base SARA-NISTRI 1985, Aerofototeca Nazionale).
17Le c.d. Terme Marittime – per lungo tempo confuse in letteratura con le thermae maritimae menzionate dall’epigrafe CIL, XIV 137,25 le attuali Terme di Porta Marina26 – si iscrivono all’interno di un isolato di dimensioni piuttosto modeste (circa 2500 m²) di forma trapezoidale, definito da tracciati minori a sud ed ovest e da un’ampia strada che lo separa dal complesso delle Case a Giardino, a nord.
18L’impianto termale venne edificato in età adrianea27 e fu ampliato in epoca severiana con la costruzione di una nuova ala termale dotata di un’ampia piscina calida e la trasformazione del vecchio settore riscaldato in apodyteria.
19L’edificio originario (fig. 3, fase 1), realizzato interamente in opera mista (specchiature in reticolato inquadrate da ammorsature e da fasce laterizie), si estende su una superficie di circa 1500 m² ed è progettato su due blocchi di fabbrica disposti lungo assi perpendicolari. Il blocco settentrionale è costituito da un’ampia sala che funge da vestibolo (21) affiancata ad est dal frigidarium (15). Quest’ultimo presenta una pianta a base pressoché quadrata con due vasche disposte sui lati nord ed est.
Fig. 3 – Insula III, VIII: fasi che precedono le Terme Marittime (M. Turci su base PA-OANT, AD, inv. n. 3596)

20Il secondo blocco, con orientamento circa est-ovest, costituisce il settore riscaldato delle terme ed è formato da sei ambienti disposti sull’asse ovest-est (12a, 12b (caldarium), 13/29, 27/28, 26, 38), delimitati a sud da un cortile di forma trapezoidale (50). I due settori comunicano attraverso un ambiente (14) che in epoca severiana verrà occupato da una vasca praticabile dalla sala del frigidarium.28
21L’ingresso principale, che introduce in un ampio vestibolo (21), si apre sulla strada settentrionale che corre tra l’impianto termale e le Case a Giardino. Un secondo ingresso, da ovest, immetteva in un lungo corridoio di disimpegno, perpendicolare al precedente, culminante presso l’angolo sud/ovest del frigidarium. Dal corridoio si poteva accedere inoltre, sia al settore riscaldato dall’ambiente 26, sia al blocco di ambienti posti nell’angolo nord/occidentale del complesso (32-36).
22Il terzo ingresso, da sud, introduceva anch’esso in un lungo corridoio. Il primo tratto (44) dava accesso, ad est, al cortile meridionale e, ad ovest, ad una piccola latrina e ad un ampio spazio di incerta destinazione. Proseguendo verso nord, per mezzo di quattro gradini si raggiungeva il secondo tratto del corridoio (40) che si raccorda al corridoio 25 e da cui si poteva accedere al tepidarium 38.
23L’indagine sul campo, combinata con lo studio d’archivio, ha permesso di ricostruire una sequenza stratigrafica delle fasi che hanno preceduto la costruzione delle terme. Nei paragrafi che seguono si prenderanno in considerazione tre settori (fig. 2): il blocco nord/occidentale addossato al lato interno delle mura tardo-repubblicane; il muro perimetrale meridionale; i saggi condotti da M. Veloccia Rinaldi sotto i mosaici degli ambienti 2, 4 e 5.
Blocco nord-occidentale
24In primo luogo, si può osservare come gli ambienti del blocco nord/occidentale che in epoca adrianea verranno destinati ad apodyteria29 – e conseguentemente l’andamento del corridoio 25 – risultino orientati sul tratto delle mura urbane che da Porta Marina si dirige alla foce del Tevere. Lo spessore anomalo dei muri del lato sud (pari a 2,80 m) infatti è dovuta alla preesistenza delle mura urbane, rivestite da cortine in opera laterizia e opera mista. Una sezione delle mura è ancora riconoscibile lungo il lato est dell’ambiente 33 (largh. mass.: 2,68 m; alt.: 1,30 m). Sulla superficie sono visibili i segni degli attrezzi da taglio con andamento «a falce» (fig. 4).
Fig. 4 – c.d. Terme Marittime, amb. 33: tratto delle Mura tardo-repubblicane

25Il vestibolo (21) ed il frigidarium (15), presentano un disassamento di 10° rispetto agli ambienti che compongono il settore nord-occidentale. Nel punto di raccordo tra l’ambiente 33 ed il vestibolo 21, al momento della costruzione dell’impianto termale, vennero aggiunti i vani 22 - 24 che fungono da cerniera tra il vecchio ed il nuovo blocco. Essi, infatti, sono coerenti con le murature in opera mista del vestibolo e si appoggiano alla parete orientale dell’ambiente 33.
26La tecnica muraria dell’intero blocco nord-occidentale in opus testaceum presenta cortine laterizie che trovano confronto con edifici inquadrabili alla fine del I secolo d.C. (Tempio del Piazzale delle Corporazioni, strutture della fase tardo-flavia del castellum aquae di Porta Romana).30
27In particolare, l’analisi stratigrafica della parete orientale dell’ambiente 33 ha permesso di definire una sequenza stratigrafica costituita da tre rialzamenti del piano di frequentazione (fig. 5), fino all’attuale pavimentazione in cementizio (cocciopesto di cui si conservano labili tracce nell’angolo nord/ovest) coerente con i livelli dell’impianto termale (ambiente 25: +2,25 m s.l.m.).
Fig. 5 – c.d. Terme Marittime, amb. 33, prospetto est: stratigrafia muraria.

Ortofoto M. Turci
28Lungo la parete est si osservano tre aperture succedutesi nel corso del tempo. Quella più settentrionale, larga 1,17 m, con piattabanda di ottima fattura in bipedali risulta tamponata da una cortina in opus testaceum con laterizi omogenei di colore rosa.31 Il piano pavimentale, in opus spicatum, coerente con quest’apertura e oggi non più visibile, venne individuato nel corso degli scavi degli anni ‘7032 (circa +0,85 m s.l.m.).
29Segue una stretta apertura che venne tagliata nella muratura di epoca flavia e che presenta due fasi di tamponatura. La più antica, rivestita da un intonaco, ha il filo della cortina arretrato rispetto al muro tagliato, come a formare una sorta di nicchia. La seconda tamponatura presenta il piano di spiccato alla stessa quota della pavimentazione della fase termale (+2,25 m s.l.m.).
30Risulta quindi evidente come quest’ultima tamponatura sia in fase con l’ultimo rialzamento della quota avvenuto con la costruzione delle terme. A questa stessa fase appartiene la terza apertura, ricavata tagliando la muratura in opera laterizia.
31L’intonaco conservato nell’angolo nord/est copre sia la prima tamponatura, sia, lungo il lato nord, la seconda tamponatura. Si tratta di un semplice intonaco a fondo rosa che presenta nella parte inferiore la traccia del punto di contatto con un livello pavimentale asportato, alla quota di -0,43 m dal piano del mosaico dell’ambiente 25 (fase termale).
32A partire da queste osservazioni, si propone di attribuire entrambe le tamponature ad una fase intermedia inquadrabile tra l’epoca tardo flavia – il cui livello di frequentazione si pone a -1,40 m dal livello termale – e quella adrianea.
33Nella parte sommitale della parete, si conserva una porzione dell’imposta della volta in conglomerato cementizio di epoca flavia rasata a filo con il muro nel corso delle fasi successive. L’asportazione della copertura originaria, connessa con le fasi di rialzamento dei piani d’uso, ha avuto luogo con ogni verosimiglianza durante la prima fase di rialzamento del livello. Lungo la parete opposta, presso l’angolo sud/occidentale, è ancora visibile una porzione dell’attacco della volta della fase originaria, costituita da un bipedale rivestito di cocciopesto e intonaco di colore rosa.
34Sintetizzando i dati fin qui esposti possiamo riconoscere due fasi che precedono l’impianto termale a cui corrispondono altrettanti rialzamenti del piano di campagna. Ad una prima fase di epoca domizianea appartiene la realizzazione dell’intero blocco nord-occidentale che ingloba un tratto delle mura tardo-repubblicane. A questa fase sono associabili pavimentazioni in opus spicatum dagli ambienti del blocco nord/occidentale e dal corridoio 25 (quota dell’ambiente 33 a +0,85 m s.l.m.). In una fase intermedia, tra questa e l’edificazione dell’impianto termale, l’ambiente venne rimaneggiato (tamponatura, taglio dell’apertura 2, intonaco rosa, rialzamento della copertura) ed il piano di campagna venne rialzato di circa 1 metro (+1,82 m s.l.m.).
35Infine, in epoca adrianea, il livello di calpestio venne parzialmente rialzato di una quarantina di centimetri, l’apertura 2 venne tamponata e venne realizzata l’apertura 3.
Muro perimetrale meridionale ed occidentale
36Il muro che delimita a sud il cortile (50) in opus mixtum si distingue nettamente dalle strutture in opera mista della fase termale. È costituito da rinforzi laterizi verticali privi di ammorsature – simili nell’aspetto esteriore a pilastri – che inquadrano specchiature in reticolato (sono presenti 14 fasce verticali laterizie e 13 specchiature in reticolato per una lunghezza totale di 38 m), impostati su una fascia di laterizi continua posta al di sopra della risega di fondazione (fig. 6).33
Fig. 6 – c.d. Terme Marittime, muro perimetrale sud, part.

37Nelle parti laterizie si fa un uso abbondante di mattoni di colore rosa acceso con altezza variabile tra i 3,5 ed i 4 cm (modulo 5 + 5 è pari a 29 cm). Questa tecnica trova un confronto puntuale nelle strutture murarie delle c.d. Casette Tipo di età traianea.34
38La pavimentazione in opus spicatum del cortile (+1,04 m s.l.m.), in fase con il muro perimetrale sud, venne mantenuta nel corso della successiva fase di epoca adrianea.
39Analogamente, il muro perimetrale occidentale precede anch’esso le murature in opus mixtum della fase termale. Quest’ultimo, in opera laterizia, è realizzato facendo ricorso a tegole fratte di colore rosso alte in media 4 cm. Il modulo 5+5 compreso tra i 31 ed i 32 cm si accosta alle murature in opera laterizia del blocco occidentale e al muro perimetrale meridionale precedentemente analizzato.
40Infine va osservato che, all’estremità orientale del cortile 50, l’ambiente 55 ingloba nella parte inferiore un tratto di muratura in opus reticulatum con ammorsature in tufelli.
Saggi sotto gli ambienti dell’ala orientale
41In epoca severiana e precisamente nell’età di Caracalla, l’edificio venne profondamente rinnovato, ampliandone l’estensione grazie alla costruzione di una nuova ala termale.
42Gli scavi eseguiti nel 1969 sotto l’ipocausto degli ambienti 2, 4 e 5 hanno messo in luce un tratto delle mura tardo-repubblicane e una serie di strutture extra-muranee che precedono l’impianto termale. La documentazione di scavo disponibile, per quanto poco esaustiva, permette di definire una sequenza temporale articolata in tre macro-fasi a cui corrispondono altrettanti rialzamenti dei piani d’uso. La lettura di alcuni bolli in situ inoltre offre alcuni riferimenti per la determinazione di una cronologia assoluta.
43L’evidenza archeologica più antica che segue la costruzione delle mura venne messa in luce all’interno dell’ambiente 4. Si tratta di una possente struttura in opera reticolata (spessore di 73 cm), con andamento est-ovest che corre parallela alle mura tardo-repubblicane, alla distanza di 2 metri e su cui insiste il praefurnium di epoca severiana (fig. 3, fase 0/2). Questa struttura, in prossimità del lato occidentale dell’ambiente, piega ad angolo retto verso sud, proseguendo per un primo tratto in direzione nord-sud e successivamente ripiega verso ovest, dove risulta tagliata dalle fondazioni di epoca severiana. Gli spigoli sono costituiti da ammorsature in tufelli di ottima fattura conservati in alzato per 5 filari. Nello spazio tra la struttura in reticolato e le mura tardo-repubblicane, lo scavo si è attestato su un battuto compatto, mentre a sud del muro in reticolato con andamento est-ovest, sotto il livello della falda acquifera, è segnalato un pavimento «in stucco» di colore biancastro (GdS 43, 1969).
44Lungo il lato ovest dell’ambiente 2a venne intercettata una seconda struttura in opera reticolata con andamento perpendicolare alle mura (cresta a +0,89 m s.l.m. fig. 3, fase 0/3); queste ultime in questo punto presentano un rifacimento del paramento sempre in opera reticolata. La struttura che presenta un’apertura tamponata nella parte meridionale si sovrappone parzialmente alla muratura in opera reticolata documentata all’interno dell’ambiente 4 e risulta in fase con un battuto in cementizio/preparazione pavimentale (?) messo in luce su tutta la superficie dell’ambiente (+0,60 m s.l.m.).
45Inoltre, a circa 1,00 m dal paramento in reticolato venne individuato, allo stesso livello del battuto già menzionato, la cresta di un muretto rivestito di cocciopesto (spessore 29 cm) con andamento parallelo alle mura. Quest’ultimo continua verso est al di sotto della vasca orientale del caldarium.35 All’estremità occidentale dello spazio tra le mura ed il muretto con rivestimento in cocciopesto venne individuato un gradino in tufo che raccorda la quota del battuto con un livello inferiore costituito da un pavimento in sesquipedali di cui sopravvivono le impronte nella malta di allettamento e alcuni mattoni in situ al di sotto del muretto ovest della piscina (fig. 8).36 Il muretto, così come il gradino di tufo, poggiano entrambi sul pavimento in mattoni a +0,48 m s.l.m.
Fig. 7 – C.d. Terme Marittime, saggio amb. 4, struttura in opera reticolata.

PaOant, AF, neg. n. R599-4
Fig. 8 – c.d. Terme Marittime, saggio amb. 2, pavimentazione in sesquipedali.

PA-OST, AF, neg. n. R634-3
46Il testo di un bollo epigrafico con palmette, prelevato dalla pavimentazione, è trascritto come segue: Artus(?) fecit. Con buona probabilità può essere identificato con CIL XV, 1280: St(ati) Marci / Neonis Atimetus fec(it) <r. p. ss.>. documentato alle Navi di Nemi, ciò che permette di fissarne la datazione all’età di Caligola (37-41 d.C.).37 Di un secondo bollo lunato frammentario sono riportate le seguenti parole: Chrsidi Rhiilomsi. Con ogni probabilità si tratta di CIL XV, 83938, datato dalla Steinby, in base alla forma, alla metà del I secolo d.C. e attribuito alle figlinae Camillianae.39
47La fase più recente venne messa in luce all’interno dell’ambiente 5. Si tratta di un muro in opus testaceum in bessali con andamento nord-sud a cui si lega perpendicolarmente una struttura analoga lungo il lato orientale (fig. 3, fase 0/4). La continuazione di quest’ultima, messa in luce, per un breve tratto, all’interno dell’ambiente 4 si sovrappone alla struttura in opera reticolata obliterandola.
48Lungo il lato est del muro nord-sud corre un fognolo che attraversa le mura tardo-repubblicane a cui si connette una canaletta con andamento curvilineo in tegole fratte ricavata all’interno di un battuto che marca il livello di frequentazione coevo alle murature in bessali (+0,90 m s.l.m.).
49Ad ovest del muro nord-sud in infine è stato documentato, a pochi centimetri dalla cresta del muro (sulla stessa quota del battuto posto ad est del muro in bessali), una preparazione pavimentale in lastre marmoree da cui proviene un frammento di mattone con bollo circolare identificabile con CIL XV, 693 e databile alla tarda età traianea.40
Conclusioni sulle fasi che precedono le c.d. Terme Marittime
50Le fasi edilizie individuate sotto le c.d. Terme Marittime documentano il precoce superamento e abbandono delle mura tardo-repubblicane. Lo scavo ha evidenziato la presenza di due fasi edilizie, entrambe in opera reticolata che si susseguirono nel tempo.
51Alla fase più antica appartiene la struttura in opera reticolata documentata all’interno dell’ambiente 4 (età augustea?); mentre alla seconda fase, inquadrabile nell’età di Caligola va attribuita la rifoderatura delle mura e le strutture individuate all’interno dell’ambiente 2, dove è attestato un livello di frequentazione alla quota di +0,60 m s.l.m.41 Inoltre, va sottolineato come il muro in reticolato individuato lungo la via che costeggia l’impianto termale documenti come già in epoca giulio-claudia le costruzioni si fossero spinte fino al limite dell’isolato III, viii.
52La ripresa dell’attività edilizia si manifesta in epoca tardo-flavia con la realizzazione in opera laterizia delle strutture individuate sotto l’ambiente 5 (piano di campagna a +0,90 m s.l.m.) e del blocco nord/occidentale che venne inglobato all’interno del complesso termale di epoca adrianea (fase 0/4). Il passaggio tra la fase giulio-claudia e quella flavia è segnata da una netta cesura che vede la rasatura delle strutture precedenti ed un rialzamento dei piani d’uso di circa mezzo metro.
53Allo stato attuale delle conoscenze non siamo in grado di precisare se le murature in bessali individuate sotto l’ambiente 5 appartengano allo stesso complesso di cui faceva parte anche il blocco nord/occidentale. La compatibilità tra le strutture murarie (tecnica costruttiva, orientamento, quote pavimentali) evidenzia in ogni caso un apprezzabile impulso edilizio nei decenni finali del I secolo d.C.
54Ad epoca traianea (fase 0/5) si data la pavimentazione in lastre di marmo sotto l’ambiente 5 (che presuppone il mantenimento delle quote precedenti) ed una fase di rimaneggiamento all’interno dell’ambiente 33 dove, al contrario, la quota pavimentale venne rialzata di una quarantina di centimetri.
55La definizione dell’isolato con la costruzione dei muri perimetrali sud ed ovest va posta anch’essa a cavallo tra la fine del I secolo e gli inizi del secolo seguente. La tecnica in opera mista del muro meridionale rimanda ad un orizzonte di epoca traianea, ma tutto lascia pensare che già in epoca tardo-flavia l’isolato avesse assunto quella fisionomia che perdurerà anche nelle epoche successive.
L’insula IV, x
56Le Terme di Porta Marina (anche note in letteratura come Terme della Marciana) occupano la maggior parte dell’insula IV, x estendendosi su una superficie di circa 4000 m². Il settore meridionale dell’isolato è occupato da un edificio (IV, x, 2) articolato attorno ad una corte centrale che si appoggia al complesso termale.42 Il blocco termale vero e proprio, composto dalla sala del frigidarium con ambienti laterali e dal settore riscaldato, fiancheggiato da un corridoio di servizio ad est, è preceduto a nord da un’ampia palestra bordata di portici su tre lati in cui sono ricavati gli ingressi principali del complesso.
57L’epigrafe dedicatoria, riconosciuta in CIL XIV, 98,43 ci informa che l’edificio venne iniziato da Adriano negli ultimi anni di regno e completato da Antonino Pio nel 139 d.C. La lunga storia del complesso pubblico – noto anche con il nome di thermae maritimae44 – si articola su oltre tre secoli di vita ed è contraddistinta da una serie di interventi imperiali attribuibili rispettivamente a Settimio Severo, Probo, Graziano-Valentiniano II-Valente e al re goto Teoderico.45
58L’edificio, oggetto di numerose esplorazioni fin dalla seconda metà del XVIII,46 venne scavato integralmente a partire dal 1971, sotto la direzione di M. Floriani Squarciapino.47 Nelle ultime fasi di scavo (biennio 1974-1975) le indagini portarono in luce una serie di strutture di particolare interesse architettonico sotto i pavimenti musivi del frigidarium e della sala con mosaico dei lottatori rimaste finora inedite.48
59La ripresa delle indagini dei contesti pre-adrianei è stata avviata dallo scrivente nel 2018 con lo studio dei materiali di scavo in collaborazione con M.L. Stoppioni e P. Tomassini; è proseguita nel 2019 con una prima fase di esplorazione e documentazione delle strutture pre-termali poste sotto la pavimentazione del frigidarium e con indagini geofisiche in collaborazione con il CEREGE (Centre de recherche et d’enseignement des géosciences de l’environnement). In questa sede si presenta una prima sintesi delle principali fasi che sono state definite sulla base dei dati ricavabili dai giornali di scavo integrati con osservazioni dirette.49
Gli scavi sotto i livelli pavimentali del frigidarium e dell’ambiente G
60Sotto il frigidarium delle Terme di Porta Marina, si possono riconoscere almeno due complessi edilizi che si susseguono nel corso del tempo a quote differenti e 4 fasi edilizie (fig. 9).
Fig. 9 – Insula IV, X: fasi che precedono le Terme di Porta Marina.

Rilievo M. Turci con integrazione di PaOant, plan. n. 4364
61Nella parte sud/occidentale del frigidarium venne scoperta una serie di strutture murarie con orientamento divergente rispetto a quelle di epoca successiva.50 La più antica, con andamento circa sud/est-nord/ovest, è in opus reticulatum e presenta un rivestimento in cocciopesto sulla fronte meridionale che si congiunge ad una pavimentazione, sempre in cocciopesto, dotata di una leggera pendenza da est verso ovest (quota mass.: +1,93 m s.l.m.; quota min.: +1,77 m s.l.m.).51 Successivamente, alla fronte settentrionale venne addossata una muratura in opus testaceum conservata per un tratto molto limitato – tagliata dalle fondazioni adrianee della vasca soprastante – a cui si lega una struttura muraria con andamento circa nord/ovest – sud/est, realizzata nella stessa tecnica costruttiva. All’interno, come si è detto, le pareti sono rivestite da uno spesso strato di cocciopesto di ottima qualità concluso inferiormente da un cordolo che raccorda l’intonaco con la pavimentazione in opus spicatum (+0,84 m s.l.m.). Si tratta di un invaso che presenta le caratteristiche di una vasca o di una cisterna. Lungo il lato orientale, dove lo scavo venne interrotto senza raggiungere il livello di frequentazione coerente con le suddette strutture, è presente un lacerto di intonaco a fondo rosso che farebbe supporre la presenza di uno spazio interno.
62La cisterna risulta tagliata a nord dalle fondazioni di una poderosa struttura muraria in opus testaceum spessa 1,00 m appartenente ad un ampio complesso architettonico che segue nel tempo e su cui si tornerà a breve.
63A nord della suddetta opera muraria vennero portati in luce i resti un piccolo ambiente mosaicato. Del vano, con orientamento divergente rispetto alle strutture precedentemente descritte e coerente con le strutture delle fasi successive, sopravvivono alcuni lacerti di muratura che permettono di stimare un’estensione est-ovest dell’ambiente pari a 3,30 m. La parete meridionale presenta la cortina meridionale in opus reticulatum e quelle settentrionale, est ed ovest in laterizio. Il tessellato, posto alla profondità di +1,79 m s.l.m., è a fondo nero e risulta inquadrato da una serie di doppie fasce bianche conservate parzialmente lungo i lati ovest e sud. Le dimensioni contenute dell’ambiente e la presenza del mosaico farebbero pensare ad un cubiculum.52 Infine, un breve tratto di muro in opera reticolata è segnalato nel rilievo di A. Pascolini lungo il lato orientale del frigidarium (fig. 9).
64Nella terza fase, che comportò un ulteriore innalzamento medio dei livelli di calpestio di circa 1,00 m, tutte le strutture fin qui menzionate vennero obliterate e tagliate dalle fondazioni di un ampio complesso realizzato interamente in opus testaceum. Gli scavi hanno messo in luce due settori pertinenti a tale complesso posti rispettivamente a nord e a sud della struttura muraria con orientamento est-ovest.
65Nella parte settentrionale è presente un ampio invaso (fondo a +0,58 m s.l.m.), alimentato da condotte e articolato, lungo il lato meridionale da due avancorpi dotati di colonne (di cui sopravvivono le sole sottobasi in travertino) e scalini di discesa (fig. 10). L’invaso, originariamente lastricato in marmo, si sviluppa in direzione nord sotto la palestra delle Terme di Porta Marina e risulta interrotto dalle fondazioni del frigidarium. Anche nell’ambiente C, lungo il lato occidentale dell’avancorpo ovest, si segnala una pavimentazione con tracce di rivestimento marmoreo.
Fig. 10 – Terme di Porta Marina: avancorpo ovest sotto amb. G (fase domizianea, PaOant GdS 46, 1975).

66Lungo il lato orientale, un’ampia scalinata rivestita in marmo bianco dava accesso ad un corridoio con andamento est-ovest da cui si dipartivano perpendicolarmente verso nord due corridoi. Un terzo corridoio, analogo ai precedenti, percorre l’avancorpo occidentale.
67Venne inoltre messo in luce un articolato sistema di deflusso e smaltimento delle acque mediante condotti in muratura coperti alla cappuccina, da uno dei quali provengono due bolli, segnalati in corso di scavo (CIL XV, 1096e; CIL XV, 1449a-e)53 che permettono di inquadrarne la costruzione nell’ultimo quarto del I secolo d.C.
68Infine, nel settore meridionale, in corrispondenza della vasca orientale del frigidarium, vennero portati in luce i resti di una terza vasca, rettangolare e di ampie dimensioni (5,50 x 4,98 m) accessibile da ovest e fiancheggiata a nord e a sud da due corridoi pavimentati in tessellato bianco.
69I dati esposti permettono di restituire l’immagine di un impianto termale di notevole ampiezza, con profusione di marmi, impreziosito da elementi scenografici come gli avancorpi del grande invaso settentrionale che, per caratteristiche architettoniche, come la presenza di colonne, trova ad Ostia un confronto piuttosto puntuale con la natatio dell’impianto domizianeo che precede le Terme di Nettuno54.55
Strutture inglobate negli annessi della palestra
70Lungo il lato orientale della palestra del complesso termale adrianeo si dispongono in sequenza tre ambienti sotto i quali corre una lunga galleria voltata, pertinenti alla fase di completamento dell’edificio termale da parte di Antonino Pio. I tre ambienti affacciano direttamente sul portico orientale: quello centrale di dimensioni maggiori ospitava in epoca tardo antica un’ampia latrina; mentre in quello meridionale venne inserita una scala per raggiungere il piano superiore dell’ambiente retrostante (BB). Quest’ultimo, che subì una serie di rimaneggiamenti tardi, in epoca antonina svolgeva la funzione di cisterna, alimentando con ogni probabilità le vasche poste sul lato orientale del frigidarium.
71In questa sede interessa la circostanza che per la realizzazione dell’ambiente BB vennero riutilizzate, lungo il lato meridionale ed occidentale, due strutture anteriori in opera reticolata, ad entrambe le quali si appoggia il muro meridionale dell’ambiente in cui si apre l’ingresso della galleria sotterranea (AA, fig. 10). Il muro meridionale dell’ambiente BB, conservato integralmente per una lunghezza di 10 m (si possono osservare alle estremità la presenza delle caratteristiche ammorsature in tufelli), raggiunge un’altezza massima di 2,90 m e presenta tre ingressi ricavati in epoca tardo antica (ignoriamo se originariamente vi fosse un’apertura su questo lato). Alla quota di +4,60 m s.l.m., con pendenza da nord verso sud, si conservano due file di tessere musive inglobate nelle murature in opera reticolata, appartenenti al pavimento del piano superiore (fig. 12). La presenza, lungo il prospetto meridionale, di una cornice in tufo alla quota di +4,20 m s.l.m. potrebbe inoltre indicare che si possa trattare di una facciata esterna.
Fig. 11 – Terme di Porta Marina, annessi alla palestra, prospetto sud amb. BB.

Ortofoto M. Turci
Fig. 12 – Terme di Porta Marina, ambiente BB, lato ovest (opera reticolata): tracce del tessellato del primo piano.

72Le caratteristiche del paramento, con ammorsature in tufelli, rimandano ad un orizzonte cronologico di età giulio-claudia (entro la prima metà del I secolo d.C.) e potrebbero appartenere alla stessa fase delle strutture in reticolato evidenziate sotto il pavimento del frigidarium.
73Un’ulteriore struttura in opera reticolata, sezionata dal cantiere di età antonina è visibile lungo il lato occidentale della galleria sotterranea. Quest’ultima, allineata con la struttura muraria settentrionale in opus mixtum dell’ambiente BB, doveva con ogni verosimiglianza fare parte della medesima fabbrica cui appartenevano anche le strutture in reticolato conservate nell’ambiente BB.
74Va infine sottolineato che il livello stradale lungo tutto il lato orientale dell’edificio termale non subì i rialzamenti attestati altrove, come ad esempio su via della Marciana (+2,74 m s.l.m.), ma venne mantenuto ad una quota di +2,00 m s.l.m. e raccordato al piano di calpestio del portico della palestra (+3,03 m s.l.m.) mediante una scalinata in laterizio.
Il cantiere adrianeo
75L’impianto termale di età antonina, se da una parte cancellò completamente il precedente impianto domizianeo sepolto da uno spesso strato di livellamento con un rialzamento complessivo dei livelli d’uso di oltre un metro, dall’altra ereditò alcuni caratteri urbanistici ed architettonici del precedente assetto: viabilità, orientamenti delle strutture, posizione del frigidarium, allineamento della vasca orientale sulla precedente vasca di epoca flavia e riutilizzazione di fabbriche preesistenti come nel caso degli annessi alla palestra.
76La fig. 13 schematizza le fasi di cantiere delle Terme di Porta Marina che possono essere articolate, dal basso verso l’alto, nella sequenza seguente:
- Spoliazione degli elementi di pregio delle terme precedenti e rasatura delle strutture fino alla nuova quota di campagna;
- Realizzazione delle fondazioni in muratura con cortina laterizia e riutilizzo parziale con funzione di fondazione di precedenti strutture murarie, come nel caso del grande muro in opera laterizia con andamento est-ovest e messa in opera del sistema fognario;
- Riporto di terreno per raggiungere il livello di calpestio;
- Gettata degli strati preparatori delle pavimentazioni.
Fig. 13 – Terme di Porta Marina, fasi di cantiere di epoca adrianea.

Elaborazione M. Turci su PaOant, sez. n. 8704)
77A queste fasi seguiva poi la messa in opera delle strutture portanti dell’edificio termale.
78L’edificio, come attesta l’epigrafe dedicatoria (CIL XIV, 98), venne completato da Antonino Pio aggiungendo una cifra supplementare – non specificata nel testo – ai due milioni di sesterzi già stanziati da Adriano.56 Il testo dell’epigrafe chiarisce che l’apparato marmoreo venne finanziato dal secondo intervento: adiecta pecunia quanta amplius desiderabatur item marmoribus ad omnem o[rnatum perfecit].
79L’analisi condotta sulle murature delle Terme di Porta Marina e l’associazione con un lotto di bolli epigrafici inquadrabili dopo il 135 e non oltre il 139 d.C.57 permette di attribuire alla fase di completamento dell’edificio il muro perimetrale dei portici della palestra (ad eccezione di un tratto lungo il lato occidentale) e gli annessi posti lungo il lato orientale. Inoltre, alla stessa fase è stato possibile attribuire una serie di «ripensamenti» quali tamponature e restringimenti di porte presenti all’interno dell’edificio termale e la tamponatura di una porta di cantiere posta lungo il muro perimetrale nord del frigidarium.
80Quest’ultimo elemento, alla luce di quanto detto, costituisce un’ulteriore spia per determinare a che stadio fossero giunte le operazioni di cantiere di epoca adrianea, confermando il quadro fin qui delineato.
Conclusioni
81Con il principato di Augusto Ostia è interessata da un intervento di riassetto urbanistico e ammodernamento attraverso programmi edilizi di carattere pubblico. Uno dei monumenti più paradigmatici in questo senso è rappresentato dal teatro dovuto ad Agrippa.58 È da attribuire alla prima età augustea la definizione dell’area centrale del foro con la chiusura al traffico, la costruzione di un edificio porticato ed il rifacimento della coppia di edifici templari che prospettano sul lato nord del decumano: il Capitolium augusteo ed un secondo tempio che, come il precedente, è stato datato alla primissima età augustea.59
82Alla monumentalizzazione della città portuale in epoca giulio-claudia, contribuirà la diffusione del marmo in architettura e la realizzazione di edifici e spazi strettamente connessi con l’ideologia imperiale, come il Tempio di Roma ed Augusto sul lato meridionale nel foro60 e, con ogni verosimiglianza, l’edificazione dei primi impianti termali a vocazione pubblica, di cui nulla sappiamo a livello archeologico, ma di cui conosciamo un’attestazione epigrafica della fine del I secolo a.C. che menziona un balneum realizzato da un liberto di C. Cartilius Poplicola.61 A questo sviluppo monumentale fa seguito un’espansione del tessuto urbano della città che porterà in breve tempo al superamento del circuito delle mura urbiche.
83Per quanto riguarda il settore costiero, in età proto-augustea riservato ai mausolei dei personaggi illustri della colonia, già dalla prima metà del I secolo d.C., il superamento delle mura tardo-repubblicane si accompagna alla realizzazione di infrastrutture legate alla definizione della linea di costa, come la diga foranea indagata da G. Becatti e alla costruzione di edifici a carattere religioso (Santuario della Bona Dea) e probabilmente residenziale.
84Gli scavi sotto i livelli pavimentali delle Terme di Porta Marina hanno restituito una vasca o una cisterna pavimentata in opus spicatum, riferibile alle fasi più antiche, che potrebbe essere legata ad un edificio privato, affacciato direttamente sul mare, inquadrabile forse nella prima metà del I secolo d.C. Data la posizione periferica, rimane aperta l’ipotesi che queste strutture potessero appartenere ad una villa suburbana che, come attestano le fonti storiche ed archeologiche, almeno dall’epoca tardo-repubblicana punteggiavano il paesaggio costiero a sud di Ostia, nella zona compresa fra Pianabella ed il Canale dei Pescatori.62
85Il quadro fin qui delineato cambia radicalmente verso la fine del I secolo d.C., probabilmente in epoca domizianea. Si deve infatti all’ultimo dei Flavi un programma di rinnovamento urbanistico, documentato archeologicamente in più punti della città, di cui fa parte anche la costruzione di nuovi impianti termali a carattere pubblico ed il rinnovamento architettonico di quelli già esistenti. Gli esempi noti archeologicamente sono costituiti dall’impianto sotto le Terme di Nettuno che in parte obliterò le Terme delle Province e dalle Terme del Nuotatore.63 Per il settore costiero, la consistenza delle strutture archeologiche di età tardo-flavia messe in luce sotto le Terme di Porta Marina permette di formulare l’ipotesi che, come nel caso delle Terme di Nettuno, si possa parlare di un precedente termale domizianeo.
86Si noti che proprio con Domiziano, venne promosso un programma urbano di riassetto complessivo che comportò un generalizzato rialzamento dei piani d’uso con la realizzazione di un’ampia rete fognaria e la costruzione del castellum aquae presso Porta Romana. Contestualmente vennero monumentalizzate le porte urbiche (Porta Romana e Porta Marina)64 e alcune aree di culto (Santuario d’Ercole: rialzamento dei piani d’uso, pavimentazione dell’area antistante il Tempio d’Ercole, ricostruzione del Tempio dell’Ara Rotonda; costruzione del Tempio del Piazzale delle Corporazioni). Anche l’intervento sul sistema di adduzione e approvvigionamento idrico di Ostia, nonché sulla rete fognaria della zona del teatro, già richiamati, farebbero pensare ad un intervento pianificato alla fine del I secolo d.C. e portato a compimento da Traiano.
87La presenza di un impianto termale domizianeo si collega perfettamente con la cronologia del castellum aquae di Porta Romana, permettendo di formulare l’ipotesi che all’età domizianea possa essere attribuito anche il ramo di acquedotto al di sopra delle mura tardo-repubblicane, proveniente dal castellum aquae di Porta Romana e diretto ai quartieri costieri65.
88I dati archeologici di età flavio-traianea messi in luce all’interno dell’insula III, viii (dove sorgeranno successivamente le c.d. Terme Marittime) mostrano uno sviluppo urbanistico coerente con il quadro fin qui delineato. Sotto i livelli di frequentazione delle terme, alle fasi di epoca giulio-claudia, caratterizzate da murature in opera reticolata, segue una fase tardo-flavia con edifici in opera laterizia che si addossano al lato interno delle mura (settore nord-ovest delle terme), ma che dovevano continuare anche sul lato esterno, come dimostrano i resti di una sala con pavimentazione in marmo messi in luce sotto i livelli pavimentali dell’ambiente 5. Inoltre, a poca distanza di tempo, al più tardi in epoca traianea, vennero realizzate le strutture perimetrali che ne definiscono l’isolato.
89Forse ancor più che a Roma, l’assassinio di Domiziano il 18 settembre del 96 d.C. e la conseguente damnatio memoriae66 dovettero minimizzare i grandi interventi urbanistici, monumentali e infrastrutturali promossi ad Ostia dall’imperatore filelleno.
Bibliographie
Archivi
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Ostia inv. n. = Numero di inventario, Parco Archeologico di Ostia Antica.
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Notes de bas de page
1 Per i mosaici si veda Squarciapino 1988 e Olevano – Rosso 2002; per la decorazione architettonica: Pensabene 2007; per la statuaria: Valeri 2001a-b.
2 Ringrazio la Prof.ssa Sophie Bouffier e la Prof.ssa Alessandra Ten che hanno sovrainteso le attività di ricerca nell’ambito del dottorato, la Direttrice del Parco Maria Rosaria Barbera e le funzionarie archeologhe Dott.ssa Paola Germoni, Dott.ssa Cinzia Morelli e Dott.ssa Claudia Tempesta per aver agevolato e sostenuto le attività di indagine e ricerca sul campo, nei depositi e negli archivi. Ci tengo inoltre a ringraziare il Prof. Fausto Zevi e la Prof.ssa Maria Letizia Caldelli per i proficui scambi di idee.
3 G. Becatti ha delineato lo sviluppo urbanistico del quartiere (si veda Becatti 1969, p. 49-52)
4 Scavo della Sinagoga (Floriani Squarciapino 2001). delle Terme di Porta Marina e delle Terme di Musiciolus (si veda bibliografia in Turci 2021).
5 Scavi lungo la via Severiana (si veda Pavolini 1981).
6 Si vedano Heinzelmann – Mols – McKinnon 2002. Per l’identificazione del complesso IV, XVII, 4, con il Foro di Aureliano/praetorium, noto da un passo della Historia Augusta, si vedano Turci – Uehara – Mathé 2020.
7 Si rimanda al contributo di M. David et al. in questo volume.
8 I sondaggi eseguiti da G. Calza e I. Gismondi sotto i livelli imperiali al fine di rintracciare la presenza di un’eventuale necropoli dettero esito negativo (Squarciapino et al. 1958).
9 Al sepolcro tardo-repubblicano è stato attribuito un rostro di nave in marmo lunense di fattura elegantissima (Van Der Meer – Stevens – Stoeger 2005, p. 92, n. 3 contra Squarciapino che l’attribuisce al Sepolcro di Cartilio Poplicola (Squarciapino et al. 1958, p. 179, 194-195, tav. XXXII, fig. 3); a coronamento del Sepolcro di Cartilio correva un fregio con la rappresentazione di una nave militare.
10 L’orientamento dei due sepolcri permette di restituire due strade extraurbane che dalla Porta Marina si dirigono verso il mare: una che rappresentava la prosecuzione del Decumano Massimo e l’atra tendente più a sud con angolo acuto (Calza et al. 1953, p. 113).
11 Zevi 1997, p. 61-112. Sul carattere militare della colonia di Ostia nel IV secolo a.C. si veda Zevi 2001, p. 11.
12 Per la datazione si veda Van Der Meer – Stevens – Stoeger 2005, p. 93.
13 La struttura opus reticulatum venne intercettata più ad ovest nord, in direzione del Tevere, all’interno di un sondaggio a circa 200 m di distanza (Becatti 1969, p. 38). Presso l’arrivo del decumano sulla costa, è caratterizzata da un secondo tratto con andamento nord-sud, interpretato da G. Becatti come un molo proteso nel mare (Becatti 1969, p. 49-50). Tavole V, VI, VII, LXXXV). Venne messa fuori uso nel corso del II secolo d.C. come indicano le strutture di epoca adrianee delle Terme del Sileno e delle Terme di Porta Marina.
14 Per le strutture in reticolato delle insulae delle Terme di Porta Marina e delle c.d. Terme Marittime si vedano i par. 2 e 3. Per quelle dell’insula IV, IX si veda il contributo di David et al. in questo stesso volume.
15 Van Der Meer – Stevens – Stoeger 2005, p. 91.
16 Becatti 1969, p. 51.
17 Da qui provengono numerosi frammenti dei Fasti Ostienses (Pavolini 2006, p. 186). Per l’interpretazione come complesso santuariale si veda Van Haeperen 2019 (https://books.openedition.org/cdf/6732).
18 Il piano di campagna del mausoleo di Cartilio si viene a trovare a -2,50 m dal piano della via di Cartilio Poplicola (Squarciapino et al. 1958, p. 171). Quest’ultima, pur rifatta nel corso del tempo, non subì sensibili rialzamenti rispetto alla quota di epoca adrianea.
19 Tale periodo coincide con i grandi lavori per l’impianto del nuovo porto a nord della foce del Tevere, che comportò un riassetto complessivo di tutto il delta tiberino, con la realizzazione oltre alle strutture prettamente portuali, anche di una serie di fosse e opere di canalizzazione (si veda Giuliani 1996, p. 31, 41-42). Gli effetti di queste trasformazioni dovettero indubbiamente riverberarsi anche sul tratto di costa immediatamente a sud della foce del Tevere.
20 Dell’edificio funerario di Cartilio Poplicola si volle serbare memoria preservandolo all’intero di un apposito ambiente accosto alla Loggia omonima.
21 Si veda in Becatti 1969, p. 51.
22 Nella recente opera monografica sull’Insula delle Ierodule si è avanzata l’ipotesi che l’intera proprietà delle Case a Giardino possa essere individuata tra le potenti corporazioni ostiensi, all’interno delle quali i differenti membri occupavano i vari settori residenziali anche in relazione alle possibilità economiche, nel caso di differenti standards di abitazioni (Falzone – Pellegrino 2014, p. 195).
23 Scavi Fagan (si veda Bignamini 2001, p. 45).
24 Si veda Goiran et al. 2014.
25 Si veda Turci 2021.
26 La confusione tra i due impianti è presente in Paschetto 1912, p. 302-307.
Una parte dell’impianto, corrispondente all’ampliamento di epoca severiana, venne messa in luce da E.Q. Visconti negli anni 1865-66. Lo scavo integrale dell’impianto venne condotto tra il 1968 ed il 1973 sotto la direzione di M.L. Veloccia Rinaldi (si veda Veloccia Rinaldi 1969-1970).
27 I bolli recuperati nel corso delle indagini di scavo e oggetto di una revisione da parte dello scrivente permettono di fissare il terminus post quem al 134 d.C. La presenza di un certo numero di bolli databili tra il 123 ed il 127 d.C. potrebbe indicare che l’edificio venne iniziato nella seconda metà degli anni ’20 del II secolo d.C. e completato in epoca tardo adrianea.
28 In seguito alle trasformazioni di età severiana, quest’ultima prese il posto della vasca che originariamente si trovava lungo il lato orientale del frigidarium (9).
29 La presenza di una panca in muratura è stata documentata lungo la parete orientale dell’ambiente 34.
30 Anche il modulo 5+5, pari a 30,5 cm, è perfettamente compatibile con il modulo individuato da I. Gismondi per l’epoca tardoflavia (Calza et al. 1953, p. 195-196).
31 Le caratteristiche costitutive e le dimensioni (alt. mattoni: 0,30-0,35 cm; modulo 5 + 5 = 27 cm) le avvicinano alle murature di età traianea o adrianea presenti all’interno dell’edificio.
32 La notizia, priva di documentazione, è riportata nel GdS 43 (1971). Un saggio all’interno dell’ambiente 25 ha evidenziato la presenza di una precedente pavimento in opus spicatum (+1,25 m s.l.m.).
33 La fascia orizzontale è costituita da 6 filari, mentre quelle verticali sono larghe 90 cm. Le specchiature in reticolato presentano una larghezza che oscilla tra i 178 e 180 cm.
Il muro perimetrale, conservato per un’altezza variabile che non oltrepassa i 48 cm dalla quota di spiccato della pavimentazione del cortile in opus spicatum, venne restaurato nella parte superiore con una ripresa della cortina in opera laterizia in epoca adrianea.
34 Come osservava I. Gismondi, ad Ostia si riscontra una chiara continuità tra il materiale utilizzato in epoca tardo-flavia e traianea. Per le casette tipo, l’autore riporta le seguenti caratteristiche che appaiono perfettamente in linea con quelle riscontrate lungo il muro perimetrale sud delle c.d. Terme Marittime: spessore mattoni 3,7-4 cm; modulo 28-30,5 cm; colore dei mattoni dal giallo-rosato al rosso mattone (Calza et al. 1953, p. 198).
Al contrario le caratteristiche delle cortine di epoca adrianea sono nettamente distinte (il modulo nell’opus mixtum della fase termale adrianea oscilla tra 24 ed i 25 cm).
35 Dallo strato posto tra il battuto e la massicciata del piano delle pilae, che si presenta omogeneo, si segnala il rinvenimento di frammenti d’anfora e ceramica sigillata, due aghi in osso, nonché un’anforetta integra capovolta (GdS 1969).
36 La quota dei laterizi del pavimento in mattoni e quella dello strato di preparazione con tracce di allettamento di sesquipedali non combaciano. Quest’ultimo risulta più basso di qualche centimetro. Nel giornale di scavo si ipotizza che si possa trattare di due pavimenti laterizi ravvicinati
37 Si veda Gatti 1950, p. 339, fig. 333/c.
38 L. Arrunti Philoxeni.
39 Steinby 1974-1975, p. 34.
Un terzo mattone dalla suddetta pavimentazione reca la sigla TL. Si segnala inoltre il rinvenimento di alcuni frammenti di intonaco di colore giallo «molto fine», alcuni con decorazione in marrone e bianco, oltre che ceramica sigillata.
40 Sul GdS 1969: registro esterno: [---]aes Nices; registro interno: m au. Sembrerebbe trattarsi di CIL XV, 693: Dol(iare) / ex prae(diis) Plot(inae) Aug(ustae) / ex of(f)icina Valeriaes Nices e datato dalla Stenby negli anni 115-120 d.C. (Steinby 1969).
41 Per la quota del piano di campagna della fase precedente (battuto e pavimento «in stucco» individuati all’interno dell’ambiente 4) non ci sono pervenute indicazioni. Dalle foto di scavo si deduce una profondità di poco inferiore rispetto al battuto individuato della fase 0/3.
42 Per la lettura stratigrafica del complesso IV, x, 2 si veda Turci 2020, p. 146-150.
43 Per la nuova attribuzione – comunemente riferita alle Terme di Nettuno – si rimanda a Turci 2021.
44 Il nome è noto da un’iscrizione su architrave dei Musei Capitolini (CIL, XIV 137) trovata da Gavin Hamilton nello scavo delle terme. Per il completamento dell’iscrizione con un frammento dagli scavi Squarciapino si rimanda all’analisi presentata nel corso del V seminario ostiense (Turci 2021). Come postilla a quanto già pubblicato in Turci 2021, aggiungo in questa sede che appare plausibile attribuire la provenienza dagli scavi Hamilton alle Terme di Porta Marina (1774-1775) di un frammento dell’iscrizione sepolcrale di Cartilio Poplicola edito da Silvio Panciera dal momento che il pezzo venne rintracciato e trascritto, da Gaetano Marini nel 1776, presso uno scalpellino del Foro Romano. Il lemma mariniano (Codice Vaticano 9122, f. 162), trascritto in Panciera 1966, p. 56-57 (AE, 1968, 82), ci informa che lo scalpellino in questione aveva la propria officina presso la Curia (chiesa di Sant’Adriano). Potrebbe in effetti essere identificato con il marmoraro Carolus Ferrarius il cui nome è ricordato dal Guasco (raccolta epigrafica datata 1775-1778) che curò l’acquisto ed il trasferimento dell’architrave CIL XIV, 137, rinvenuto ad Ostia nel 1776 (in realtà nel 1774, si veda Turci 2021), e ricollocato all’interno del Cortile di Palazzo Nuovo dei Musei Capitolini. Si tratta infatti dello stesso scalpellino presso il « Campo Vaccino » (da identificare quindi con il Foro Romano) dove G. Marini, prima dell’acquisto del Guasco, ne copiò il testo (Codice Vaticano 9104, f. 205).
45 Si rimanda a Turci 2020, p. 139-143. Per una revisione dei rivestimenti pavimentali si veda Turci 2019.
46 Per la storia degli scavi si rimanda in particolare a Turci 2021.
47 Tre saggi stratigrafici all’interno degli ambiente A, B e sulla soglia meridionale dell’ambiente C vennero eseguiti nel 1987 da P. Coltorti e M.C. Gagliardo.
48 Succinte notizie delle indagini in Mannucci 1980, p. 130. Negli anni 1979-1981 venne completato il restauro delle terme con il ricollocamento dei pavimenti asportati. In particolare il mosaico a tessere marmoree del frigidarium venne allettato su una soletta in cemento armato sospesa su pilastri in cemento per poter consentire l’accesso alle strutture pre-adrianee mediante botole protette da griglie metalliche. Di particolare importanza il rilievo planimetrico di A. Pascolini (PaOant, AD, nr. 4264).
49 Questo lavoro è confluito nella tesi dottorale dello scrivente.
50 Si può osservare come l’orientamento delle strutture sia coerente con tutta una serie di muri di epoca adrianea disposti all’interno dell’insula IV, IX e gravitanti su via della Marciana.
51 La presenza di una pavimentazione in cocciopesto venne intercettata alla quota di m +0,64 s.l.m. sul fondo del saggio di scavo eseguito nel 1987 lungo la parete meridionale dell’ambiente B. Questo dato suggerisce che la pavimentazione proseguisse in direzione di via della Marciana mantenendo la propria pendenza più verso ovest.
52 Tra i materiali di scavo provenienti da questo settore, attualmente in corso di studio, si segnala una serie di frammenti di intonaco a fondo nero con decorazioni vegetalizzanti che richiamano il III stile pompeiano (un frammento reca l’immagine di un uccello) che potrebbero rafforzare l’interpretazione proposta.
53 Al complesso in questione inoltre si possono aggiungere 17 bolli residuali (11 domizianei e 5 traianei) provenienti dallo scavo delle Terme di Porta Marina, dove con ogni verosimiglianza furono reimpiegati.
54 Con i colleghi del CEREGE è stata programmata per l’estate 2021 una campagna di prospezioni geofisiche all’interno della palestra delle Terme di Porta Marina finalizzata a definire i limiti della supposta natatio.
55 Con i colleghi del CEREGE è stata programmata per l’estate 2021 una campagna di prospezioni geofisiche all’interno della palestra delle Terme di Porta Marina finalizzata a definire i limiti della supposta natatio.
56 Imp(erator) Caesar diui Hadriani fil(ius) diui Traiani Parthici nep(os) diui N[ervae] / pronepos T(itus) Aelius Hadrianus Antoninus Aug(ustus) Pius pontif(ex) max(imus) trib(unicia) potes[t(ate) II co(n)s(ul) II] / thermas in quarum exstructionem diuos pater suus HS XX(centena milia) pollici[tus erat] / adiecta pecunia quanta amplius desiderabatur item marmoribus ad omnem o[rnatum perfecit]
57 Si rimanda a Turci 2021: per i bolli si vedano i grafici in fig. 5, mentre per le fasi di impianto (1A) e completamento (1B) si veda fig. 6.
58 Pavolini 2006, p. 68.
59 Pensabene 2007, p. 128. Si veda Zevi 2004, p. 47-68.
60 Calza et al. 1953, p. 115-116. Per il Tempio di Roma e Augusto lo studio architettonico conferma una datazione tra la fine dell’età augustea e l’età tiberiana (Pensabene 2007, p. 123-144). Si veda inoltre la recente monografia di Geremia Nucci 2013.
61 Per l’epigrafe CIL XIV, 4711, di ignota provenienza, si veda H. Bloch in Squarciapino et al. 1958, p. 213-214.
62 Per il territorio ostiense, si vedano Panariti – Carbonara 2016, p. 123-124. Per la tematica storico-archeologica sulle residenze di lusso lungo il litorale ostiense-laurentino si veda Purcell 1998, p. 11-32.
63 Si veda Medri – Di Cola 2013.
64 Si rimanda a Pensabene 2007, p. 184-198 con bibliografia. Per quanto riguarda Porta Marina, in sostituzione della porta soppressa venne realizzato un arco posto 5 m al di fuori di essa, di cui rimane la platea di fondazione (Calza et al. 1953, p. 88).
65 Un intervento inquadrabile alla fine dell’età traianea/inizio età adrianea è rappresentato dalla costruzione del c.d. Foro di Porta Marina, e con uno scarto cronologico molto limitato, del retrostante castellum aquae, connesso con il prolungamento del ramo dell’acquedotto al di sopra delle dismesse mura tardo-repubblicane. Anche in questo caso sembra cogliersi l’eco di un progetto pianificato precedentemente (si veda Bukowiecki – Dessalles – Dubouloz 2008, p. 154-164).
66 Si noti come la lastra F dei Fasti Ostienses che conteneva i fatti dall’81 al 101 d.C. venne completamente reiscritta dopo la morte dell’imperatore (Bargagli – Grosso 1997, p. 31).
Auteur
-
Marcello Turci
Università di Graz – marcello.turci[@]gmail.com
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