Premessa
p. IX-X
Texte intégral
1Da anni si dibatte in ambito accademico della necessità di legittimare una Storia del Disegno, autonoma disciplina interrelata alla Storia dell’Architettura. Se n’è occupata con grande passione Margherita De Simone nel saggio «Rilevare Rivelare» (1984), quando sottolineava l’importanza della analisi e interpretazione delle fonti come un momento fondamentale per comprendere una architettura storica, contestuale alla fase di rilevamento. Ne ha parlato successivamente Giuseppe Pagnano, entrando nel merito di una definizione disciplinare della Storia della Rappresentazione, soprattutto negli volumi di Ikhnos, nei quali rimarcava l’importanza di una analisi grafica delle fonti d’archivio. Egli scrive «I disegni di un edificio sono utili allo storico insieme a tutta una serie d’altri elementi (documenti manoscritti d’archivio, fonti a stampa, studi antichi e moderni, rilievi di ogni tempo… vedute, …) come indispensabili strumenti d’analisi e d’interpretazione nel corso della sua indagine storica, non dimenticando che strumento principale di documentazione è la stessa fabbrica che consente di cogliere la corrispondenza ai documenti ed alle fonti e di scoprire una serie di informazioni al di fuori del monumento può fornire.» (Ikhnos, 2006, p. 7)
2In questo volume il disegno stesso diventa oggetto della ricerca. Il rilievo della Villa Adriana, già da oltre un decennio campo di sperimentazione per la ricerca da parte di Giuseppina Enrica Cinque, si confronta e si integra con fonti grafiche e letterarie d’archivio giungendo ad una simbiosi davvero efficace tra manufatti e rappresentazione.
3La metodologia messa in atto dall’autrice riguarda una compiuta analisi critica dei disegni planimetrici di Villa Adriana tra il XVII e il XVIII secolo. Tale analisi la porta a considerare le singole tavole grafiche e l’insieme dei disegni orchestrati in un complesso discorso storico-critico. Ogni rappresentazione diventa una fase del processo di ricerca figurativa o architettonica. Le esegesi delle fonti sono strumentali alla comprensione dei grafici per meglio inquadrarli nel contesto in cui sono stati pensati e realizzati. Nella descrizione dell’opera vi è un continuo rimando tra carta storica, documento d’archivio e rilievo, nella precisa intenzione di testimoniare quanto una campagna di rilevamento non è altro che la continua ricerca di conferme riscontrabili tra dati metrici e tracce storiche.
4Il volume tratta di una serie di vicende legate alla rappresentazione della villa imperiale e lo fa in modo originale e approfondito. L’autrice racconta la straordinaria avventura di un disegno perduto, quello di Pirro Ligorio. Per ciò che si pensa che questo disegno possa essere stato, per i dubbi che si creano sulla influenza apportata nei cento anni successivi alla sua stesura quando, dopo la sparizione della carta, se ne parla nei documenti pervenuti, per cenni, allusioni mai per dati diretti. Tutto ciò amplifica l’importanza della mappa, ricostruendone le storie, gettando ombre, consensi e richiami su chi ha poi rappresentato il medesimo sito (Francesco Contini e Kircher).
5Il volume narra anche in modo minuzioso del lavoro di bottega che lega un padre e un figlio (Giambattista e Francesco Piranesi) e della svolta che il disegno topografico ha avuto quando la rappresentazione, da visione di città, è diventato rilievo archeologico; si riferisce della integrazione dei grafici del figlio rispetto alle impostazioni del padre, del talento immenso del vecchio che si amalgama e confonde nelle incisioni del giovane.
6 Il volume, infine, si legge come un atto di amore immenso da parte dell’autrice nei confronti di un sito archeologico tra i più complessi della romanità. La lunga frequentazione di questi luoghi l’ha portata a disvelare dei risultati entusiasmanti che segnano un progresso nella conoscenza della Villa Adriana di grande valore scientifico. La metodologia d’indagine applicata è rigorosa e condotta in modo esemplare. La finalità manifestata porta a fare ulteriore chiarezza sul tema in oggetto, «in particolare per chi è attivo, o sta intraprendendo, studi sulla Villa imperiale tiburtina, sia in relazione alla corretta collocazione temporale di ciascuna pianta, sia in merito all’effettivo contributo desumibile da ogni autore».
7Tuttavia sono state proprio le grandi incertezze legate alle carte topografiche e alla complessità degli intrecci tra luogo e documenti a suggerire all’autrice di ripartire dai dati storici e dalla concretezza delle sperimentazioni di rilievo.
8In tal senso questo lavoro è un passo importante, che fornisce sia una preziosa panoramica dei periodi e dei contesti archeologici e storici di Villa Adriana, con un aggiornato rilievo delle architetture che la compongono.
9Questo metodo di ricerca può ascriversi alle buone pratiche che contribuiscono ad una corretta lettura dei monumenti, finalizzate alla conoscenza e alla tutela di un territorio nel suo complesso, in un’ottica di effettiva attuazione di una moderna concezione di bene culturale.
10Francesca Fatta
11Agosto 2016
Auteur
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