1) Le fiabe sulla pietra. Il medioevo onirico di Coppedè a Roma
Texte intégral
1L’opera assolutamente originale e sui generis dell’architetto, arredatore, scultore fiorentino Gino Coppedè merita senz’altro di essere ripercorsa seguendo come filo conduttore dell’analisi il suo rapporto con il medievalismo. Negli studi – certamente non numerosi – che gli sono stati dedicati il ricorso al medioevo non è stato esplorato sistematicamente, all’interno del coacervo rutilante e bulimico delle sue declinazioni espressive, dal neomanierismo al moresco, dal neogotico al neobarocco, senza prescindere dalla contemporaneità del passaggio dagli stilemi liberty a quelli art-déco. Partendo dall’analisi del così detto quartiere Coppedè a Roma, “quinta” che si presta in maniera emblematica a incarnare l’attitudine scenografica e fantastica dell’architetto fiorentino, si intende effettuare per la prima volta un saggio sul repertorio di temi e suggestioni attinti dall’immaginario medievaleggiante di Coppedè che unisce in un’unica rappresentazione il Graal, Dante, Firenze, Roma, santi, religiosi, cavalieri, fate ecc. Attraverso l’analisi di fondi archivistici, giornali dell’epoca e scritti dello stesso architetto è possibile valutare se nel quadro dello “stile Coppedè” il ricorso al medioevo sia solo un escamotage epidermico all’interno di un eclettismo disinvolto e vagamente dandistico come pure gli fu rimproverato da alcuni contemporanei (per es. D’Annunzio) o se la rivisitazione di stilemi espressivi gotici, quattrocenteschi e cinquecenteschi sia parte di una linea progettuale coerente. In ogni caso è innegabile come l’opera di Coppedè abbia lasciato un segno originale ricorrendo a un assemblaggio fantastico e onirico in cui il neomedievalismo, sospeso tra “falsificazione della memoria” e “gusto per la storia” è una cifra distintiva e armonizzante.
Auteur
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Umberto Longo
Sapienza Università di Roma
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