1Cfr. Silvio Alovisio, «Prefazione», in Elisa Uffreduzzi, La danza nel cinema muto italiano, Canterano (RM), Aracne, 2017, pp. 13-20; Aldo Bernardini, «Perspectives et tendances de la recherche sur le cinéma muet italien», in Jacques Aumont, André Gaudreault, Michel Marie (dir.) Histoire du cinéma. Nouvelles approches, Paris, Publications de la Sorbonne, 1989, p. 45.
2Cfr. André Gaudreault, Cinema delle origini o della “cinematografia-attrazione”, Milano, Il Castoro, 2004.
3Cfr. Elisa Uffreduzzi, La danza nel cinema muto italiano, cit., pp. 170-171.
4Copia consultata: nitrato, 35mm: Eye Filmmuseum (Amsterdam). Desmet collection. Didascalie in tedesco. Lunghezza originale: 198m. Lunghezza della copia: 180 m. Durata: 9’ a 17 f/s. Copia colorata (imbibita).
5Cfr. Vito Di Bernardi, Ruth St. Denis, Palermo, L’Epos, 2006, pp. 27, 32, 62.
6Per esempio nei film: Come una sorella (Vincent C. Dénizot, 1912); Il Falco rosso (Film d’Arte Italiana, 1912); Tigre reale (Piero Fosco alias Giovanni Pastrone, 1916); Giuliano l’apostata (Ugo Falena, 1919) e – con piccole variazioni – anche in Salomé (Ugo Falena, 1910) e Tigris (Vincent C. Dénizot, 1913).
8Cfr. Frank Cullen, Vaudeville Old and New. An Encyclopedia of Variety Performers in America, Vol. 1, London, Routledge, 2004, pp. 290-292; 307-308.
9Produzione: Bertini Film (eidizioni Caesar Films), Roma. Copia consultata: Národní Filmový Archiv, Praga. Titolo della copia: Závist. Taneˇcnice Lelia. Lunghezza originale: 1936m. Lunghezza della copia (B/N): 1473,7m. Didascalie in ceco. Trama: il conte di Monfiore (Livio Pavanelli) ama la danzatrice Lelia di Santa Cruz (Francesca Bertini), ma la scandalosa condotta della donna lo induce ad abbandonarla, sottraendole la figlia. Molti anni dopo, Lelia scopre che la figlia non è morta come credeva e tutti pensano che la nuova moglie del conte ne sia la madre. Infine l’amore sconfiggerà insidie e malelingue.
10Cfr. Enrica Morini, Storia della moda. XVIII–XX secolo, Milano, Skira, 2000, p. 135.
11Cfr. Genevieve Stebbins, Delsarte System of Dramatic Expression, New York, Edgar S. Werner, 1886.
12Liberato il corpo dalle costrizioni del corsetto, delle scarpe da punta e dalla grammatica del balletto, il movimento della danza doveva nascere dall’armonia tra corpo e anima. Cfr. Isadora Duncan, The Art of the Dance, New York, Theater Arts, 1928. Cfr. anche Louis Séchan, La Danse grecque antique, Paris, E. De Boccard, 1930; Erin Brannigan, Dancefilm: Choreography and the Moving Image, Oxford, Oxford University Press, 2011, pp. 19-38 e Patrizia Veroli, «Una pioniera del modernismo» in Isadora Duncan, L’arte della danza, a cura di E. B. Nomellini e P. Veroli, Palermo, L’Epos, 2007, pp. 11-55.
13Questa conclusione “en tournant” è ricorrente nel cinema muto italiano, spesso associata a coreografie orientaliste: è questo il caso della danza di Salomé nel film omonimo di Ugo Falena (1910), ma anche della seconda scena di danza de L’invidia.
14Cfr. Georges Didi-Huberman, L’immagine insepolta. Aby Warburg, la memoria dei fantasmi e la storia dell’arte, tr. it. Torino, Bollati Boringhieri, 2006.
15Cfr. Roberto Calasso, La follia che viene dalle Ninfe, Milano, Adelphi, 2005, pp. 11-44.
16Émile Jaques-Dalcroze comincia a pubblicare le sue idee nel 1897. è dunque plausibile la circolazione della sua teoria in Europa nel 1916, quando Effetti di luce viene filmato e distribuito, benché la prima edizione del suo testo Le rythme, la musique et l’éducation risalga al 1919.
17Cfr. Émile Jaques-Dalcroze, «La Rythmique et la plastique animée» (1919), in Le Rythme, la musique et l’éducation, Paris-Librairie Fischbacher-Rouart, Lerolle-Lausanne, Jobin, 1920, pp. 160-179.
18Produzione: Novissima Film. Copia consultata: Cinémathèque Française. Didascalie in francese. Nitrato, 35mm, colore (viraggio). Lunghezza originale: 1446m; Lunghezza della copia: 741 m.
19Il film Vita futurista (Arnaldo Ginna, 1916) conteneva la sequenza della Danza dello splendore geometrico, tuttavia soltanto alcuni fotogrammi sono sopravvissuti fino ai nostri giorni.
20Cfr. Filippo Tommaso Marinetti, La Danse futuriste, «L’Italia futurista», II, 21, 8 luglio 1917, pp. 1-2. Cfr. anche Elisa Uffreduzzi, «Dance and Futurism in Italian Silent Cinema», in Rossella Catanese (ed.), Futurist Cinema. Studies on Italian Avant-garde Film, Amsterdam, Amsterdam University Press, 2017, pp. 89-101.
21Cfr. Ileana Leonidoff, Il mimodramma, «Il Mondo», 15, 1918, p. 10, ora in Laura Piccolo, Ileana Leonidoff. Lo schermo e la danza, Roma, Aracne, 2009, pp. 35-37.
22Produzione: Film d’Arte Italiana, Pathé. Lunghezza originale: 715 m. Lunghezza della copia consultata (Cineteca del Comune di Bologna): 715m. Durata: 35’ a 18 f/s, 35mm, B/N.
23Cfr. Gaston de Pawlowski, «Théâtres en plein air», «Comoedia Illustré», vol. I, 16, 15 agosto 1909, pp. 441-447; Henri Heugel, Nouvelles Diverses, «Le Ménestrel», LXXVI, 11, 12 marzo 1910, p. 87; S. Brys, «Une Vedette. Mlle Napierkowska veut rénover la danse», «La Rampe», 26 ottobre 1916, II, 41, p. 9.
24Produzione: Le Film d’Art, (Pathé No. 3003). Copia consultata: Cineteca di Bologna, 35mm. Lunghezza: 120m. Durata: 6’30’’ a 16 f/s. Colorazione à pochoir. Senza didascalie. Restauro digitale compiuto nel 2010 dal laboratorio L’Immagine Ritrovata (Bologna).
25Produzione: Pathé Frères, Série d’Art. Copia consultata: archivi Gaumont-Pathé, copia colorata (160 m, di cui 142 m in colore). Il film è classificato nel catalogo Pathé come “Ballet pantomime”, film n. 3991.
26Cfr. V. Robert, «Les Tableaux animés de la production Pathé», «Cinéma&Cie», XIII, 21, autunno 2013, pp. 15-24. Cfr. anche Id., «Performing Paintings: Projected Images as Living Pictures», in Kaveh Askari et al. (eds.), Performing New Media 1890-1915, London, John Libbey, 2014.
27Produzione: S.C.A.G.L. (Pathé No. 4290). Lunghezza originale: 265 m. Copia consultata: (Cineteca del comune di Bologna) 35 mm. Lunghezza della copia: 240 m. Durata: 13’ a 16 f/s, B/N. La prima scena di danza del film mostra delle danze greche, mentre la seconda mostra Napierkowska mentre esegue una danza “a pose”, ma ambientazione e costume richiamano piuttosto quelli delle danze zigane: un altro cavallo di battaglia di Stacia Napierkowska.
28Cfr. Elisa Uffreduzzi, Dance and Futurism in Italian Silent Cinema, cit., pp. 98-99.
29Cfr. «L’Unità Cattolica», LII, 10, 14 gennaio 1914, p. 1. Ora in Elisa Uffreduzzi, La danza nel cinema muto italiano, cit., pp. 257-298.
30Denis Lotti, Emilio Ghione. L’ultimo apache, Bologna, Edizioni Cineteca di Bologna, 2008, p. 150.
31Recentemente esso è stato identificato da Laurent Guido come un estratto del film L’Empreinte ou la main rouge (Paul-Henry Burguet, 1908). Cfr. Laurent Guido, «“Quel théâtre groupera jamais tant d’étoiles?”. Musique, danse et intégration narrative dans les attractions gestuelles du Film d’Art», «1895. Revue d’histoire du cinéma», 56, 2008, pp. 148–172 (Disponibile online all’indirizzo: http://1895.revues.org/4068).
32Per gli Stati Uniti occorre invece considerare il precedente Bowery Waltz (Edison Manufacturing Company, 1897).
33Regia: Alberto degli Abbati, produzione: Film Artistica “Gloria” 1913. Lyda, una giovane aviatrice, si innamora del giovane Mario Alberti, giornalista. Cesarina convince Mario a lasciare Lyda, che infine accetta l’amore del principe di Sèvre. Qualche tempo dopo Lyda incontra Mario in un teatro di Venezia e fugge con lui a Parigi. Tuttavia Mario si ammala e la coppia cade in miseria. Disperata, Lyda trova aiuto nella generosità degli apaches per i quali danza in una taverna, ma al ritorno a casa Mario è già morto. In seguito anche Lyda muore. Cfr «La Vita Cinematografica», 7 gennaio 1914.
34Regia di Nino Oxilia, produzione Celio Film, 1914. Trama: La principessa Elena di Montvallon si accorge che il marito la tradisce. Il principe chiede il divorzio, che gli viene accordato a condizione che la custodia della figlia Diana sia affidata alla madre. Elena accepta di recitare in una pantomima a casa del marchese di Bengirage, dove conosce il mimo Jacques Wilson, un personaggio infimo. Il principe ottiene allora dal tribunale la restituzione della figlia. Elena finsice per rifugiarsi tra le braccia di Wilson, che la trascina sulle scene di un café-chantant. In un gesto disperato, la donna si trafigge il petto mentre danza “Il tango della morte”. Fortunatamente la ferita non è grave e il principe – pentito – la riporta a casa. Cfr. «La Vita Cinematografica», 30 luglio 1914.
35Titolo italiano: L’abisso. Produzione: Hjalmar Davidsen. Copia visionata: restauro digitale del Danish Film Institute Archive & Cinematheque, 2004, lunghezza copia: 750 m. Didascalie in danese. Durata: 35’ a 16 f/s.
36Cfr. Elisa Uffreduzzi, «Tango, tangueras e seguidoras. ‘Passi falsi’ nel cinema muto italiano», in Lucia Cardone, Chiara Tognolotti, (a cura di), Imperfezioni. Studi sulle donne nel cinema e nei media, Pisa, ETS, 2016, pp. 201-210.
37Regia: Alfredo De Antoni, produzione: Caesar-film, Roma.
38Cfr. Vittorio Martinelli, Il cinema muto italiano – I film della grande guerra. 1917, numero monografico di «Bianco e Nero», L, 3-4, 1989, 1991, pp. 169-171.
39Cfr. Rick Altman, Film/genere, tr. it. Milano, Vita e Pensiero, 2004.
40Produzione Film d’Arte Italiana, 1912. Si tratta di una trasposizione cinematografica delle vicende di Bianca Cappello.